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lunedì 8 giugno 2015

La foto della domenica - Giugno/1*2015 - Isola del Garda

Una domenica "sudata" ma piena di bellezza quella di ieri.

Vi ho raccontato spesso del Lago di Garda, meta comoda e sempre piacevole per noi che abitiamo a Verona, ma nonostante anni e anni di gite ieri ho visitato un posto che non conoscevo, bellissimo e pieno di storia: l'Isola del Garda, nella zona bresciana, comune di San Felice del Benaco. (Informazioni dettagliate qui)


Motivo scatenante è stato l'invito all'inaugurazione della mostra fotografica "Confettura dal Lago di Garda" di Pierluigi Cottarelli che qui esporrà fino al 18 ottobre 2015.


L'isola è lunga poco più di un chilometro e larga nel punto più ampio 160 metri.
É coperta di vegetazione lussureggiante, frutto di secoli di passione per il giardinaggio dei vari proprietari che si sono succeduti, i quali hanno portato terra fertile tra gli scogli, costruito mura di sostegno e creato i giardini all'inglese e all'italiana che oggi possiamo ammirare.

La villa in stile neogotico veneziano sorge sui resti di un antico monastero dove pregò anche San Francesco e perfino Dante ha soggiornato in questo luogo citandolo nella sua Divina Commedia.


Gli attuali proprietari, i sette fratelli Borghese Cavazza, aprono la propria dimora da Aprile a Ottobre.
Si arriva da diversi porti del lago, con un tragitto che va dai 15 ai 30 minuti a seconda del punto di partenza.
Si tengono concerti e si possono organizzare eventi, matrimoni e quant'altro.


Piccole costruzioni adibite a varie attività circondano la villa principale, ponticelli, sentieri, balconate...

Alberi e fiori meravigliosi, agavi e limoni: insomma tutto il necessario per diventare verdi d'invidia di chi può abitare qui sempre.








Alcune stanze si possono visitare, quella della musica e dei giochi, quella dei ricordi di viaggio, una camera da letto e la terrazza col bel soffitto affrescato.

La vista da ogni finestra è spettacolare.







Ma come dicevo il motivo di questa bella escursione era anche e soprattutto quello di ammirare le opere di Pierluigi Cottarelli che sono frutto di un progetto di arte concettuale che unisce fotografia e scultura per rappresentare il Lago di Garda.

Partendo dall'idea che il lago appartiene a tre province, distinte ma unite dall'acqua, Pierluigi ha creato una struttura in acciaio dove le punte da un lato si uniscono e dall'altro puntano in direzioni differenti.
Ha portato questa scultura in 24 diversi alberghi del Lago, l'ha fotografata in bianco e nero con pellicola Polaroid 665 ponendola sempre su un tavolino all'ora della colazione.
Ha poi scansionato le foto, le ha stampate in formato 4x5in. mettendo ognuna in un barattolo di vetro con tanto di coperchio con etichetta e nastrino.
Una confettura, appunto, che contiene i vari elementi che creano la bellezza del Lago di Garda.


La foto 25 è stata invece scattata sull'Isola del Garda dalla terrazza, a rappresentare proprio il centro di tutta l'opera e un punto immaginario di partenza o di arrivo per conoscere tutto il lago.


I vasetti sono esposti nelle stanze di un'antica casa contadina, dove un video ci fa conoscere meglio il pensiero dell'artista.

Ingrandimenti delle foto sono esposti vicino alle grotte, in un'altra location particolare.


Ancora una volta la vecchia Polaroid si presta a progetti d'arte speciali.
Le foto sono scarne, essenziali, non manipolate.

Basta un tavolino su una terrazza e sullo sfondo il lago per far venire voglia di andare a far colazione in uno di questi luoghi.

Le foto trasmettono calma e bellezza.

Bravo a Pierluigi e grazie per avermi fatto conoscere un'altra perla del Lago di Garda!
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La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta

lunedì 25 maggio 2015

Il video della settimana - 22/2015 - #Placebo live@Verona


Dopo qualche giorno riesco finalmente a raccontarvi del concerto dei Placebo al quale ho assistito mercoledì scorso.

Spero di riuscire a trasmettere la gioia e il benessere che mi hanno regalato in due ore che difficilmente dimenticherò.

Già tempo fa vi avevo parlato di questo gruppo inglese e del mio amore relativamente recente per le loro canzoni.
Tutto questo grazie a mia figlia che mi costringe ad ampliare sempre lo sguardo e a non fossilizzarmi sui miei ricordi e sugli artisti “sicuri” della mia giovinezza.

Ho imparato ad amare la voce nasale di Brian Molko, i suoi testi, le sue atmosfere.
Resta sempre un tipo un po’ ostico ma l’altra sera sembrava perfino di buon umore.

Alla fine del secondo pezzo ci ha salutati, due paroline in italiano ed eravamo tutti come creta nelle sue mani.
Ha detto che nel rock non ci sono regole tranne una: non si può ascoltarlo seduti e ci siamo alzati come soldatini, senza sederci più per il resto della serata.

Ed è stato un crescendo di pezzi vecchi e nuovi, uno migliore dell’altro, dove lui e il bassista Stefan Olsdal hanno suonato benissimo, dando vita a duetti e assoli pazzeschi.

Abbiamo cantato e ballato e ad ogni pezzo che riconoscevo mi giravo verso mia figlia scuotendola come a dire: “ma li senti? È quella che ascoltiamo sempre in auto e la stanno suonando qui, per noi, adesso”.
Non mi pareva vero di essere a pochi metri da loro, di poter vedere come un piccolo gruppo di persone possa stregare e coinvolgerne altre 15.000.

Tutto è andato per il meglio, dal tempo che dopo la pioggia mattutina ci ha regalato una serata stellata, dall’organizzazione dell’Arena che ha permesso accesso e uscite senza alcun intoppo a tutto il settore luci e suoni che hanno reso il concerto perfetto.

Ho ancora il magone pensando al Live disastroso dei Linkin Park l’anno scorso al galoppatoio di San Siro a Milano. Non si vedeva nulla. Non si sentiva nulla. Code per entrare, ore sotto il sole, code per uscire. Grande frustrazione.

Spero che la prossima volta scelgano anche loro l’Arena di Verona. Uno “special place” come ha detto ammirato Brian Molko.

Vi lascio anche il mio filmato di Special K, poca cosa, ma c'è una carrellata sul pubblico che forse rende l'idea della bellissima atmosfera della serata.

lunedì 11 maggio 2015

Il video della settimana - 20/2015 - KC and the Sunshine Band


Giuro che fino ad oggi non sapevo che faccia avessero ma bastava sentire il nome per sapere che musica stava per iniziare: pura disco "riempipista".


Quando la festa languiva, quando nessuno aveva il coraggio di buttarsi in mezzo a ballare, quando qualcosa ti tratteneva al bar o nella zona divanetti ecco che la prima nota di "I'm your boogie man" o "That's the way I like it" operava il miracolo: non si poteva fare a meno di iniziare a dimenarsi come dei tarantolati.

KC and the Sunshine Band sono stati "la" discomusic tra il 1975 e il 1985.
Hanno venduto 75 milioni di dischi e poi la moda è passata e non sono riusciti a riciclarsi se non in qualche tour revival.

Shake your Booty era un'altro dei loro pezzi classici da discoteca.

Poi arrivava il momento del fatidico "quarto d'ora dei lenti", utile per darsi una rinfrescata, per riuscire finalmente a parlare con qualcuno al quale avevamo annuito tutta la sera senza capire nulla o per ballare davvero un lento.

E il lento da paura qual era? Please don't go. L'unica ballata che hanno scritto ... però che pezzo!

Il quarto d'ora dei lenti era alle 23,00 e poi ce n'era un altro verso mezzanotte e mezza circa.
Il problema era che magari si era state addocchiate da qualcuno che non piaceva per niente e allora il momento dei lenti era uno spauracchio da evitare in tutti i modi.

Come? Io e la mia amica Elena avevamo la nostra ancora di salvezza: un nostro ex compagno di classe abituale frequentatore del Berfi's al quale ci rivolgevamo per salvarci al momento giusto. 
Lui e qualche suo amico ci facevano ballare in modo da far credere che fossimo impegnate e così evitavamo i seccatori.
Perchè lo faceva? Intanto era buono come il pane e poi era in debito con noi: gli avevamo passato tanti di quei compiti che non c'erano abbastanza lenti per fare pari!

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lunedì 27 aprile 2015

Il video della settimana - 18/2015 - My Sharona

Potrei aver scritto The Knack, che sono il gruppo statunitense che ha scritto e portato al successo questa canzone del 1979, ma a parte questo pezzo chi li ha più sentiti???

Quindi parlo di questo grande successo mondiale, con più di 6 milioni di copie vendute, innumerevoli cover, con uno dei riff più noti e copiati di sempre.

Sharona aveva 16 anni ed il cantante degli Knack 27.
Lui si innamorò a prima vista e la corteggiò diversi mesi prima che lei capitolasse dopo aver ascoltato la canzone che lui le aveva dedicato in sala di incisione .

L'amore durò quattro anni ma la fama della canzone resta eterna. 
Citata, ripresa in più occasioni, rifatta come parodia, presente nella colonna sonora di film e telefilm, è un classico del power pop/new wave.

State attenti che se mi capita di sentirla mi comporto proprio come le protagoniste del film "Giovani, carini e disoccupati"...




lunedì 13 aprile 2015

Il video della settimana - 16/2015 - Glen Hansard & Markéta Irglova


Chi sono direte?
Infatti non sono notissimi, anzi.

Io li ho scoperti solo la settimana scorsa quando incuriosita da un commento di un'amica su Facebook mi sono sintonizzata sul canale 50 di Feltrinelli per vedere il film "Once" del 2006.




Un film irlandese dal bassissimo budget, girato a mano libera, senza trucco e senza inganno, che ha vinto comunque un paio di premi importanti e soprattutto l'Oscar per la miglior canzone con Falling Slowly.

Un ragazzo e una ragazza, la storia di un'amicizia che poteva essere amore, la storia soprattutto della costruzione di un album di canzoni indie-rock piacevolissime.

Glen Hansard era già noto per essere la voce e la chitarra del gruppo The Frames, mentre la pianista e cantante ceca Marketa Irglova collaborava con Hasgard già dall'anno prima del film, solo diciassettenne, e con lui formava il duo folk The Swell Season.

In questo film-gioiellino lui è un busker che per vivere aggiusta aspirapolveri e lei è una ragazza madre che vende le rose per strada e fa la domestica a ore.
Lei lo sente suonare, si complimenta e da cosa nasce cosa, provano Falling Slowly in un negozio di strumenti musicali (come capita solo nei film ne esce subito una versione perfetta...), si raccontano i propri sogni: per lui riuscire a pubblicare un album con le sue canzoni e per lei avere un pianoforte da poter suonare a casa propria.

Alla fine, con molti sacrifici e un po' di fortuna ognuno ottiene ciò che desiderava ma resta il dubbio che i desideri nel frattempo fossero un po' cambiati...

Condivido anche una scena della registrazione dell'album, uno dei momenti più godibili del film.





domenica 12 aprile 2015

La foto della domenica - Aprile/2*2015 - #MIAfair



Stanca e frastornata.

Un po’ di sindrome di Stendhal?
Forse sì, o forse è sempre e ancora l’età che avanza…

Ieri siamo stati al MIAfair di Milano, la fiera internazionale d'arte dedicata alla fotografia e all'immagine in movimento.

Avevamo visitato anche l’edizione dello scorso anno (ne avevo parlato qui) ma questa volta a spingerci ad andare era, oltre la nostra passione per la fotografia, l’eccezionale presenza di un’opera di nostra figlia Silvia.



Un suo mosaico di 12 Polaroid a formare una finestra attraverso la quale in un paesaggio capovolto volano dei fenicotteri dipinti ad acquarello. Un uomo di spalle (il suo ragazzo, formato a sua volta da tre lift off di Polaroid) li osserva dall’interno di questa casa volante.

Le grandi finestre della casa volante (more on DeviantArt)

Non so da dove le vengano certe idee (i film di Miyazaki? Pizza tonno e cipolla? Incubi da esami di maturità imminenti?) fatto sta che la normalità non abita la sua mente.

Nello stand Nital/Impossible Project erano esposti dieci dei mosaici di Polaroid che hanno partecipato al recente contest indetto dal sito Polaroiders e Silvia, pur non avendo vinto (onore a Roberto Landello e al suo bellissimo lavoro "Cenere") ha avuto una menzione d’onore e quindi l’invito a esporre.



Poi abbiamo trascorso ore tra i vari Stand, parlando a volte con i galleristi, altre direttamente con gli autori se erano presenti.

Un po' di stand...

“Tanta roba” per dirla in modo grossolano ma calzante.

Dalle foto icona di Gian Paolo Barbieri e Giovanni Gastel, che evocano riviste patinate di qualche decennio fa, alle sperimentazioni più ardite, dove la foto è solo una parte dell’opera.

Fotografi che sono anche performer.
Pittori che sono anche fotografi.
Una contaminazione di stili, di materiali, di messaggi.

Così, passeggiando con mio marito commentavamo questo e quello, lui molto più tradizionalista e nostalgico di me ma in definitiva d’accordo su alcuni punti cardine, tipo: “che almeno qualcosa sia a fuoco, che diamine!”.

Poi tornando a casa, collassata sul Frecciabianca delle 17,35 ho ripensato a tutto quello che avevo visto e ragionato sul mio metro di giudizio e su quello che in generale è la fotografia al giorno d'oggi.

Una specie di girone infernale che raccoglie chiunque: dagli instagramers ai famosi professionisti, dove quasi tutto è già stato fatto.
Dove guardando un’immagine spesso il primo pensiero è: “l’ho già vista”, “somiglia a”, “è lo stile di”, “mi ricorda”.

Per emergere, per lasciare un segno qualunque bisogna lavorare tantissimo, mentre un tempo i fotografi erano pochi e quelli famosi ancora meno.

Era il meraviglioso momento della “prima volta”.

Forse questo è uno dei pochi casi dove essere pionieri è più semplice che arrivare a cose fatte.

Quanta fatica per ottenere un risultato che non venga fagocitato dall’oceano di immagini che ogni giorno ci bombardano da ogni mezzo di comunicazione!

Un ricordo di quando ero piccola è mio padre che legge una rivista intitolata “Progresso fotografico”.

I punti di riferimento erano quelli e poco altro.
Adesso le mostre e i festival si susseguono in ogni città.
I contest sono migliaia, per tutti i gusti.
Poi forum, gruppi Facebook, igers e polaroiders, quelli che solo la reflex, quelli che solo lomo, in un flusso continuo.

Siamo tutti fotografi e siamo tutti critici fotografici.

Quei magnifici bianco e nero africani mi ricordavano le foto degli indigeni di Irving Penn.

Quei bambini messicani somigliavano a certi scatti di Tina Modotti.

Questo sembra di Helmut Newton, quello pare di Berengo Gardin.

Però in mezzo a tanto disquisire e confrontare qualcosa mi ha colpito in modo puro e diretto.

I Palazzi di Parole di Nicolò Quirico, i ritratti del cinese Eric Guo, i bianchi e nero di Marshall Vernet, gli interni di Sylvie Romieu, le installazioni di Tania Bressesco e Lazlo Passi Norberto.

Grande tecnica, perizia, sensibilità, inventiva, eleganza.

Insomma, MIAfair val sempre una visita.
C’è tempo fino a domani sera!

La foto della domenica è un'idea di Bim Bum Beta
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lunedì 30 marzo 2015

Il video della settimana - 14/2015 - ABBA


Non ne ho accquistato uno degli oltre 370 milioni di dischi venduti da questo gruppo svedese ma puoi star certo che appena sento una loro canzone la canticchio senza nemmeno rendermene conto.


Agnetha, Benny, Björn e Anni-Frid ecco come nasce il loro nome e con la canzone che condivido, SOS, abbiamo il primo doppio acronimo palindromo della storia della musica!




Non si sono mai ufficialmente sciolti ma dopo aver divorziato hanno preso strade diverse, i due uomini in realtà hanno collaborato ancora ma dietro le quinte e sono apparsi sporadicamente tutti insieme in occasione delle uscite dei loro fortunati Greatest Hits o per occasioni benefiche.

Il loro periodo d'oro è stato quello degli anni '70, con la vittoria all'Eurofestival che li ha portati al successo in tutto il mondo, soprattutto in Australia e Nuova Zelanda ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Il trionfo del musical  "Mamma mia" prima a Broadway e poi al cinema (nel 2008) li ha portati nuovamente ai vertici della popolarità.

Io riguardo sistematicamente il film. Faccio outing.
Sto lì, mi crogiolo nel paesaggio idilliaco di questa isoletta greca, non vado a sindacare sull'assurdità di tutta la storia, da Meryl Streep in salopette a Colin Firth gay passando per James Bond/Pierce Brosnan che si sgola e fa il romanticone.
Mi va bene tutto.  Canto dall'inizio alla fine come una scema.

La ciliegina sulla torta sono i titoli di coda, con i protagonisti vestiti con tremende zeppe e tute aderenti con pantaloni a zampa e strass, che con grande divertimento e autoironia cantano Waterloo.
Un mito.





lunedì 23 marzo 2015

La foto della domenica Marzo/4*2015 - La città invisibile

Sabato pomeriggio siamo stati ad un evento dell'artista veronese Luigi Scattolin.

Conosciamo Luigi da quando abbiamo scoperto, quasi per caso, il suo libro "Verona Sketchbook", una raccolta di disegni della Verona "turistica".

Vi sono rappresentati con minuziosa precisione gli angoli più suggestivi della nostra città, usando china ed acquerelli.

Le tavole erano perfette, forse troppo per il mio gusto.

Le tavole del "Verona Sketchbook"

Invece i suoi nuovi lavori fanno parte della raccolta "La città invisibile", dove l'artista si lascia un po' andare ed esce dal sè stesso "disegnatore tecnico senz'anima" e rappresenta palazzi cittadini meno conosciuti, quelli che vediamo distrattamente girando in macchina tra la periferia ed il centro e a volte li distorce o lascia incomplete alcune parti, mettendo anche del colore in alcuni punti e lasciando totalmente bianchi altri.

Inserisce addirittura con un pizzico di ironia qualche riferimento personale, una locandina con la propria faccia o il suo nome su un cartello stradale.


Decisamente più interessanti ai miei occhi delle pur pregevoli tavole precedenti.

Il Centro Palladio, dove ho lavorato per cinque anni, la Camera di Commercio, la ex concessionaria della Volkswagen... le scuole medie dove non sono riuscita ad iscrivermi tanti anni fa.


Alla Galleria Massella, dove sono esposte in questo periodo le sue opere, ha realizzato davanti ai nostri occhi parte di una di queste tavole.

Vedere un artista in azione è sempre emozionante.

D'ora in poi guarderò ancora con più attenzione la mia città, che non finisce mai di affascinarmi.



La foto della domenica è un'idea di Bim Bum Beta



sabato 7 marzo 2015

Istantaneamente femminile



Vi ho raccontato spesso delle mostre fotografiche che visito.

Gli autori degli scatti sono quasi sempre uomini.
Quasi.

Quale modo migliore per celebrare questo fine settimana dedicato alla festa della donna se non quello di condividere con voi le belle emozioni che mi ha dato la mostra "a a a"  presso lo spazio Bookique a Trento?

Conosco personalmente la polaroider Lucia Semprebon, una signora molto dolce e garbata che ha il merito di rendere dolci e garbate tutte le modelle che fotografa.




Ragazze cazzute, tatuate, solitamente con lo sguardo torbido e il piercing a spaglio, davanti al suo obiettivo rivelano la loro pura e semplice femminilità in modo disarmante.


Credo che Lucia sia una persona di grande empatia e che riesca a creare un ambiente molto sereno intorno a sè.  Si intuisce una grande complicità sul set, quel tipo di complicità che ci può essere solo “tra donne”.



Aver scelto la tecnica istantanea e quindi l’uso di vecchie Polaroid aggiunge ulteriore romanticismo alla foto.
Non è una scelta facile, anzi.   




Un polaroider oggi è giocoforza costretto ad usare apparecchi vecchi di 15, 20, 30 e anche 50 anni. Restaurati ma decisamente obsoleti sotto molti punti di vista.

Soprattutto ha a disposizione pellicole che niente hanno a che vedere con quelle che per esempio usavano Helmut Newton o Andy Wahrol.

Impossible Project che da qualche anno ha ripreso a produrle non può più usare i componenti chimici di allora, troppo inquinanti, e quindi è una continua sperimentazione.

Bisogna tener conto di tanti fattori, usare alcune cautele e spesso anche pregare aiuta.

Insomma è un piccolo azzardo.
Però Lucia in questo caso vince. Alla grande.


P.S.

La mostra  si trasferisce all’Impossible Store di Maranello dal 14 al 28 marzo.


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lunedì 2 marzo 2015

Il video della settimana - 10/2015 - Radiohead



Non so se credo ai segni del destino, ma Creep, la canzone dei Radiohead che condivido questa settimana, è stata praticamente una scelta obbligata.




Durante la prima puntata di The voice of Italy una sconosciuta siciliana ne ha fatto una versione che mi ha colpito profondamente e lasciata con l'occhio lucido e un brividino lungo la schiena.




Poi alla televisione e alla radio hanno continuato a promuovere l'uscita imminente dell'ultimo film di Sergio Castellitto: Nessuno si salva da solo, dove la musica in sottofondo è proprio quella di Creep.


Una canzone uscita nel 1992, che io credo di non aver mai sentito prima.
Infatti i Radiohead sono un gruppo "alternative rock" che ho sempre scansato, non so bene perchè.

Invece in questi giorni sto cercando di mettermi al pari ed è un vero piacere.
In Inghilterra Creep non era piaciuto molto ed era stato giudicato dai critici troppo deprimente.
Per fortuna nel resto del mondo le cose sono andate diversamente e da allora il gruppo ha venduto più di 30 milioni di dischi.

Bravi bravi. E per niente deprimenti.
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lunedì 16 febbraio 2015

Il video della settimana - 8/2015 - Federico Paciotti


Sanremo è finito e devo dire che se mi ha fatto conoscere il talento di Federico Paciotti, vale la pena aver sopportato tutto il resto, vincitori compresi.

Perchè se proprio dobbiamo registrare un ritorno al "bel canto", alle voci impostate, alla tradizione lirica italiana, allora ben venga questo meraviglioso chitarrista/tenore!



Qualcosa che non irriti la vista e l'udito come i tre de Il Volo, che sembrano i nipoti sfigati di Claudio Villa, buoni solo per qualche matrimonio italo-americano e per farci restare ancora una volta ancorati allo stereotipo mafia/pizza/mandolino agli occhi di qualsiasi straniero li ascolti.

Federico Paciotti invece è pure figo.
Occhio chiaro bistrato, look studiatissimo, nessuna mano che gesticola come a recitare la poesiola sulla sedia ma un pugno nello stomaco per chi lo ascolta per la prima volta e non si aspetta niente del genere.

Ma certo che l'avevamo già visto. A 14 anni aveva vinto Sanremo Giovani col gruppo dei Gazosa. Caterina Caselli aveva avuto buon fiuto allora e oggi si riconferma.

Nel frattempo il ragazzo ha studiato lirica all'Accademia di Santa Cecilia e ha collaborato con il maestro Rolando Nicolosi, leggenda vivente dell'opera.

Ha aperto la serata sanremese dedicata alle cover, quella che ho apprezzato di più.

Io non so dove collocarlo, non so se un intero disco di hard rock misto romanze famose non sia troppo da ascoltare tutto in una volta ma quello che so è che mi ha fatto venire la pelle d'oca e l'occhio lucido, altro che Christian Grey!



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martedì 10 febbraio 2015

Il video della settimana - 7/2015 - Elisa


Oggi inizia il Festival di Sanremo e così ho pensato di condividere il video di Elisa, quando ha partecipato nel 2001 con la canzone Luce (tramonti a Nord Est).

Questa è una delle poche canzoni vincitrici che mi sia piaciuta.

Infatti di solito quelle che preferisco si piazzano fuori dal podio se non addirittura ultime.


In ogni caso Elisa è una cantautrice che apprezzo molto.
Canta bene dal vivo, scrive testi piacevoli, è simpatica.

Di solito predilige i testi in inglese ed è così che ha iniziato, ma per fortuna ci ha allietato anche con delle altre stupende canzoni nella nostra lingua.
La media resta comunque bassa: 19 su oltre 100 testi pubblicati.

Questa la amo particolarmente: Eppure sentire (un senso di te), disco d'oro e miglior video del 2007.




martedì 3 febbraio 2015

Il video della settimana - 6/2015 - Maroon 5


Non si può continuare ad ignorarli.

Ormai sono in giro da più di 15 anni e alla fine ci si ritrova sempre a canticchiare la loro ultima canzone.

Adam Levine e i suoi sono pop, che più pop non si può.


Il frontman ha il suo bel perchè anche quando non canta, ma quando lo fa raggiunge un falsetto difficile da uguagliare.

Nei video cerca sempre di mostrare il suo bel torace e ci riesce sistematicamente.
In quello che condivido questa settimana, Payphone del 2012, si tiene una squallida canottiera ma il bicipite tatuato è comunque in bella vista...

La storia è un filo illogica ma va bene così: lui è un impiegato di banca che durante una rapina (da parte degli altri membri del gruppo) fa l'eroe, ruba una pistola e porta in salvo una collega gnocca.

Viene scambiato per uno dei rapinatori e invece di fermarsi e spiegare la situazione, molla la tipa e scappa su una spider, provocando danni ovunque e arrivando tutto sporco e ferito nella cabina telefonica del titolo.
Boh.

In ogni caso si muove bene davanti la cinepresa e se ne sono accorti pure a Hollywood.
Infatti ha iniziato a fare anche l'attore.

L'ho visto la settimana scorsa in un film molto carino: Tutto può cambiare - Begin again, con Keira Knightley e Mark Ruffalo.
Fa la parte di un cantante (ma va?!?) un po' stronzo ma pronto a pentirsi...

Canta questa dolce canzone per farsi perdonare dalla bella Keira:




martedì 13 gennaio 2015

Il video della settimana - 3/2015 - Ed Sheeran

Un bel video romantico questa settimana: Thinking out loud di Ed Sheeran.
Questo cantautore inglese è diventato popolare pochi anni fa con Lego House.
Niente orpelli, solo lui, la sua musica, la sua chitarra e la sua voce.
Semplice e piacevole.

Ha i capelli rossi.
Io-ho-sempre-avuto-un-debole-per-gli-uomini-con-i-capelli-rossi-ma-non-ditelo-a-mio-marito...
Il mio primo amore "adulto" è stato proprio per un crudele ragazzo pel di carota che non mi ha mai filato nemmeno di striscio.
Bello e impossibile.

Ma tornando al nostro Ed in questo video si è proprio superato: è dimagrito e ha preso lezioni di danza per cinque ore al giorno per un mese.
Il testo della canzone è quanto di più dolce e sentimentale si possa desiderare in vista del prossimo San Valentino: una dichiarazione d'amore che è una promessa per la vita, pensata ad alta voce.

Condivido anche il video di Lego House perchè il protagonista, che interpreta uno stalker dello stesso Sheeran è Rupert Grint, il mitico Ron Weasley di Harry Potter.
Neanche a dirlo che la famiglia Weasley era la mia preferita...








venerdì 9 gennaio 2015

L'effimero nelle foto - Irving Penn





Ho visitato la mostra “Resonance” a Palazzo Grassi  lo scorso 20 dicembre, in occasione del mio weekend romantico a Venezia.


Vi dico subito che purtroppo per chi non l’ha visitata, ormai è finita.


Irving Penn è stato uno dei grandi fotografi del ‘900, morto nel 2009, ha lavorato fino all’ultimo, soprattutto per la rivista Vogue per la quale ha realizzato più di 150 copertine.







Ma Penn è stato molto più di questo.

Un grande ritrattista. 


Non è stato detto quali macchine usasse (grave lacuna della mostra) ma le usava con una perizia che ho riscontrato raramente perfino in altri grandi fotografi dei quali ho visitato le mostre negli ultimi tempi.

Forse grazie alle stampe al platino o semplicemente all’uso sapiente delle luci, le sue foto sembrano dei bassorilievi.



Era un fotografo da studio. 
Ne aveva uno mobile che si portava in giro per il mondo e dove ritraeva personaggi più disparati, tribù primitive comprese.



C’è la serie sulle persone che svolgono lavori destinati a sparire, dallo spazzacamino al giornalaio, dal palombaro alla lavandaia.


C’è la serie dei teschi di animali.


Ci sono i ritratti dei personaggi più famosi del secolo, da Kennedy a Dalì, da Capote a Hitchcock.


Un po’ di Still life, però che meraviglia: mozziconi, formaggio, tulipani. 
Così vividi che pare di poterne sentire la consistenza...

Il filo conduttore è l’effimero. 

Gioventù e bellezza, fama, professionalità, mode, tradizioni, vita: tutto passa.

Ma se a fermare l’attimo è Irving Penn l’effimero è per sempre.
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