Io non sono entusiasta di tutta questa atmosfera
natalizia.
Si può dire o “fa brutto”?
Mi piace trascorrere 15 giorni con marito e figlia in ferie, ma è
il corollario addobbi-pranzi-cene-doni che mi pesa sempre di più.
Mi stufo.
Mi annoio.
Non ho voglia.
Una forzatura.
Bisogna decorare, bisogna inventarsi i menù, bisogna pensare
a qualche regalo, bisogna stamparsi la faccia delle feste e ricordarsi di fare
gli auguri a tutti quelli che si incontrano.
E’ tutto monotematico, alla tv, nei negozi, per strada e nei
blog.
Tutti post uguali, tutte foto uguali, tutti discorsi uguali.
Avendo i soldi mi piacerebbe partire oggi e tornare il 6
gennaio.
Esattamente come si legge nel romanzo Fuga dal Natale di
John Grisham dove i protagonisti si erano organizzati proprio in questo modo,
salvo poi restare invischiati nel solito meccanismo e far buon viso a cattivo
gioco.
I Natali trascorsi sono troppi evidentemente, e mai
rispondenti allo stereotipo classico.
Solo mia madre invitata, una delle persone più antipatiche
che io abbia mai conosciuto.
Non si può dire?
Io lo dico: mia madre è una rompicoglioni
che dopo cinque minuti insieme vorresti spararti o spararle.
Fate voi. Sgradevole in ogni sua manifestazione, perfino
quando ti fa un regalo.
Pensa te che bella tavolata di Natale che mi si
prospetta. Uguale così da sempre…
Gli altri parenti se ne guardano bene dall’invitarci perché gli
toccherebbe anche lei e non vogliono rovinarsi l’appetito.
Non posso
biasimarli.
Ma tant’è. Oggi sto studiando i ricettari e meditando il da
farsi.
Superato il Natale in fondo la strada è tutta in
discesa.
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