giovedì 8 ottobre 2015

Expo, in extremis



Cominciamo bene...

È una costante della mia vita fare le cose quasi allo scadere del tempo massimo.
Sono una che tende a pensare troppo, valuto tutte le opzioni, mi sembra che non sia mai il momento giusto, che aspettando otterrò il risultato migliore.

Spesso mi è andata bene ma nel caso di Expo posso affermare con sicurezza che andarci in maggio sarebbe stata la scelta vincente.


Evidentemente moltissime persone si sono rese conto che alla fine del mese chiude e che visitare un’esposizione universale è un evento da non perdere.

Sono partita abbastanza avvantaggiata: biglietti gratis, comodo passaggio in auto fino a Rho. 
Mio marito era impegnato tutta la settimana nella fiera EMO (Fiera mondiale delle macchine utensili) che si tiene a fianco Expo e quindi mi ha accompagnata ben volentieri un paio di giorni. 

Lunedì alle 9,00 ero alla porta Fiorenza e devo dire che in dieci minuti sono entrata (si vede che hanno anticipato l’orario di apertura).
Da lì si deve percorrere tutta una passerella coperta che porta al lato ovest, di fronte al Padiglione Zero.
A Porta Triulza la folla era già oceanica e fiumane di persone si riversavano verso il Decumano.

Ho deciso che la mia strategia per il primo giorno sarebbe stata quella di evitare accuratamente i luoghi più intasati e rimandare al giorno dopo eventuali visite mirate una volta che avessi capito come funzionava il tutto.

Algeria, Marocco, Qatar e Iran

Questo mi ha portato a zigzagare per tutto il giorno, visitando gli stand apparentemente con meno appeal ma non per questo meno interessanti.
I cluster del caffè, del cioccolato, del riso, in mezzo a profumi meravigliosi e a persone così diverse da noi.

Polonia, Food truck olandesi con sullo sfondo Giappone, Francia, Cina

Era ancora presto e sono riuscita a visitare il Bahrain e il Vietnam ma le scolaresche arrivavano a fiotti e orde di studenti correvano da ogni parte in cerca di timbri per il passaporto che si comprava all’ingresso, unico loro interesse e chissenefrega di nutrire il pianeta e compagnia bella.

Appena possibile mi sedevo e osservavo questa umanità impazzita, disposta a fare cinque o sei ore di coda per visitare i padiglioni del Giappone o del Kazahstan.  


Sono faticosamente arrivata all’albero della vita, scavalcando un serpentone di persone che tentava di entrare a Palazzo Italia e mi sono rintanata nel cluster Bio mediterraneo, ho mangiato tunisino e ho visto lo spettacolo di musica e getti d’acqua sul Lake Arena.

Poi ho tentato nuovamente di visitare qualche padiglione ma le code erano ovunque. 
Allora ho preso la navetta gratuita che fa il giro di tutta l’isola, scendendo a caso e guardando, sempre da fuori, le varie architetture, le piante, i laghetti.

Ci vuole una bella fantasia...

La stanchezza cominciava a farsi sentire, ma ero in buona compagnia. 
Gente stesa ovunque, spiaggiati lungo nei giardinetti, buttati sui gradini vicino gli stagni.
L’Expo non è per tutti i fisici! 
Il brusio continuo, gli altoparlanti, musiche che si accavallano, tutto contribuisce a stordire la mente, laddove le gambe ti hanno già abbandonato da un pezzo.

500 kg di cioccolato per il plastico polacco e carica batterie cioccolatosi

L’ultima ora l’ho passata seduta su un cubotto di finto cioccolato fondente dove si potevano ricaricare i cellulari, così fino alle 18 quando ho ritrovato mio marito (cadavere quasi quanto me) all’uscita. Un’ora secca di auto per attraversare Milano e poi come due zombie abbiamo cenato e alle 21 abbiamo spento la luce.

Martedì mattina ero carica e piena di piani infallibili…
Mi sono fiondata al Padiglione della Malesia che apriva in anticipo e poi di corsa verso il Regno Unito e di nuovo indietro verso la Thailandia che apriva alle 10,30.
Nessuna coda, ero quasi ottimista.   
Mi sono sparata Argentina, Polonia, Austria, Repubblica Ceca, Irlanda e Moldova senza problemi.

Giochi di luce e materiali dalla Cina al Montenegro

Ma ormai erano arrivati tutti e si sono ripresentati gli stessi problemi del giorno prima.
Allora mi sono spostata ai cluster delle Isole e delle zone aride.

Anch'io ho il mio souvenir dell'Expo!

Ho visitato un deserto stand dell’Enel e il padiglione del Brasile, dato che ho scoperto che la coda era solo per camminare sulla rete, mentre nel padiglione vero e proprio non ci andava nessuno.

Brasile
Ho mangiato laotiano, piccantissimo.
Ho di nuovo preso la navetta, tanto per riposarmi, rivisto lo spettacolo dell’Albero della vita, entrata nell’atrio di Palazzo Italia per fare qualche foto, vagolato di qua e di là senza meta, sempre sconvolta dalla marea di gente in coda davanti al Giappone, al Qatar, alla Cina, Corea, dove i cartelli indicavano ore di attesa per poter entrare. 

Palazzo Italia con la sua brava coda di persone

Qualcosa non ha funzionato in questo Expo.
Per una volta non credo che la colpa sia completamente degli italiani. 
Infatti tutto il sito mi è piaciuto moltissimo.
Le infrastrutture, il personale, la pulizia, i viali e le piazze, i ponti e i laghi, le piante. 

Tutto fatto bene. Un grande dispiegamento di forze dell’ordine a garantire la sicurezza, uno spettacolo di architetture diverse, di profumi, colori.

Mah...
L’errore è stato nella progettazione dei padiglioni, dei percorsi interni, nella durata dei vari filmati esplicativi.
Ogni cosa ha contribuito a creare intasamento. 
Quasi nessuno stand era progettato per far scorrere la gente. Molti prevedono l’ingresso di un tot di persone alla volta per fruire dei vari momenti esplicativi.
Assurdo. 

Se si erano stimati 20 milioni di visitatori come pensavano di mostrare loro l’interno dei padiglioni?

Probabilmente mi sfugge qualcosa. 
Forse l’importante era far muovere la gente, farli spendere in cibo e souvenir, mentre il vero messaggio di ogni paese era riservato a ristretti gruppi di visitatori che entrano in altri orari o dalle porte riservate ai vip (ce n’è una in ogni padiglione).

Forse per ogni paese era solo un pretesto per promuovere il turismo e l’esportazione di prodotti tipici.

Infatti le cose più pertinenti che ho visto, tipo i prototipi delle “jelly farm” oppure i modellini delle pale eoliche da famiglia o lo sfruttamento delle biomasse erano in stand deserti, troppo noiosi per attirare visitatori.

Insomma il bilancio per me è abbastanza positivo, una grande esperienza antropologica e tante cose interessanti, curiose e strane.

Ma sono curiosa di sentire il bilancio vero, quello che cominceremo a conoscere tra un mesetto.
.

.

7 commenti:

  1. Io sono andata in Expo a Giugno, un giorno feriale e non ho trovato code.
    Anche io mi sono posta le tue stesse domande in realtà, mi sembra che ci sia qualcosa che non funzioni. Nel mio caso specifico, ho notato anche qualcos'altro che non funzionava (ne avevo parlato anche nel blog), ovvero la scarsa attenzione nei confronti di chi ha allergie molto gravi.... cosa che in un posto dove il cibo è il tema principale è un pò curioso!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È vero, una persona con le tue tante allergie rischia grosso! Il primo giorno però ho mangiato tunisino e c'era l'elenco degli ingredienti proprio per gli allergici (non so quanto affidabile). Ho visto più interesse a promuovere cibo vegan... sai com'è, la moda del momento!

      Elimina
  2. Io ci sono stata a Luglio,le file non erano pazzesche come adesso,ma già due ore per vedere il Giappone non avevamo voglia di farcele :/
    Trovi qui le mie impressioni ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho letto il tuo post: condivido le tue impressioni. Peccato che non sia riuscita a vedere il padiglione kazako, ma era inaffrontabile.

      Elimina
    2. Fra le varie cose che mi danno un fastidio possente,il fatto che adesso che siamo alla fine,per avvicinare i numeri dei visitatori alle esagerate previsioni fatte primma dell'apertura,i biglietti li stanno praticamente regalando ovunque.Mentre noi in due abbiamo cacciato 68 sazi eurilli XD

      Elimina
    3. Io i bglietti gratis li avevo da maggio.... quindi sono stata ancora più torda!

      Elimina
  3. troppa, troppa gente. un incubo!

    RispondiElimina