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giovedì 27 agosto 2015

Guasti difficili da riparare



Dicono che dopo il funerale si inizia ad elaborare il lutto. 

Elaboro elaboro, ma il pensiero va sempre lì, alla mia amica Simonetta che se ne è andata in meno di tre mesi, senza che ci fosse mai un barlume di speranza.   
Solo una tremenda attesa della fine.

Giornate lunghe e caldissime, un senso di incredulità e impotenza a fare compagnia a tutti noi che agli inizi di giugno siamo stati catapultati in questo girone infernale.

Il male incurabile esiste. Una verità che si rifiuta anche quando si è di fronte all’evidenza.

Alcuni di noi sono così sfortunati che all’ospedale i medici non possono fare altro che cercare di alleviare il dolore.

Simonetta era una mia compagna di classe delle superiori. 

Non ci vedevamo spesso, ma tramite la nostra comune amica Elena avevamo costanti notizie e scambi di saluti.

Lei era quella che in gita suonava la chitarra.
Anche se negli anni successivi ci eravamo incontrate diverse volte per me lei resterà sempre quella della V  F, con l’Eskimo e le Clarks, le unghie mangiate fino alla radice ed i denti piccoli e bianchissimi.

Foto "rubata" dalla sua pagina Facebook...è così che la ricordo

Anche se l’ho vista all’ospedale, con la mascherina per l’ossigeno e la flebo di morfina, lei sarà sempre quella con i maglioni larghi e la sigaretta in bocca, timida e polemica allo stesso tempo.

Morire la settimana di Ferragosto.
Un contrasto stridente tra il bombardamento di immagini felici, di vacanze, abbronzature, grigliate e serate di festa e la visione di lei sul marmo dell’obitorio.

Se muori la settimana di Ferragosto ti fanno il funerale la settimana dopo. 
Perché il carrozzone delle ferie va avanti imperterrito. 

Ed è stata una continua contraddizione.
Ritrovarsi con le vecchie compagne, essere felici di vederle e nello stesso tempo scoppiare a piangere.
Riabbracciare dopo decenni il professore di italiano e singhiozzare senza vergogna.
E salutarsi dicendoci che dobbiamo organizzare un incontro, che non deve più passare così tanto tempo e sapere che un po’ di tristezza aleggerà sicuramente tra di noi, che niente sarà mai più come prima.

Insomma la mia estate è andata così.  

Scrivere sul blog sembrava perfino offensivo.  Di cosa parlare? 

Un senso di colpa mi pervadeva e mi pervade tuttora solo perché io sono sana.

Ho passato una settimana al mare sospesa tra felicità di esserci finalmente tornata dopo anni e l’apprensione per quello che si stava consumando a casa.

E nonostante tutto speravo sempre. 
I dottori si sbagliano. Quante volte l’abbiamo sentito. Ognuno di noi conosce sicuramente il caso di qualcuno dato per spacciato e che dopo anni sta ancora bene. 

Ci si aggrappa a qualsiasi cosa. Esistono anche i miracoli. Guarigioni inspiegabili. Terapie alternative. Qualsiasi cosa.

Invece no.

Adesso tiriamo tutti avanti.  La vita continua.
Il luogo comune impera.
Amen.
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martedì 12 agosto 2014

All'ombra del nocciolo



Oggi ho finito di leggere questo romanzo. 
Il caso vuole che proprio il 12 agosto di 70 anni fa accadesse un fatto tremendo che è esattamente il fulcro della storia raccontata in questo libro: la strage nazista di S.Anna di Stazzema.

Massimiliano di Nicolantonio, l’autore, è una di quelle persone che ho conosciuto navigando in rete. 

Assieme alla moglie cura un blog molto divertente, I viaggi di Maya, che racconta le vicissitudini di due genitori con un paio di figli piccoli alquanto vivaci.

Fatto sta che commentando qualche suo post ed avendo alcune conoscenze virtuali in comune, è stato così gentile da chiedermi l’amicizia su Facebook.

Non ci scrive molto, ma quando lo fa è sempre interessante leggerlo. 


Mese dopo mese tra le varie notiziole sui figli, sul frutteto che ha impiantato o sui problemi in ufficio, apparivano anche segnali strani, accenni su qualcosa che stava scrivendo, su alcune ricerche che stava svolgendo.

Anche acquisti particolari, tipo una fonovaligia e alcuni vecchi dischi a 78 giri, che poi ho scoperto avere il loro posticino in tutta questa faccenda.

Il tutto ha portato alla bella notizia che aveva finito di scrivere un romanzo e che sarebbe stato pronto per la stampa nel giro di poco tempo.

Infatti dall’inizio di luglio “All’ombra del nocciolo” è disponibile in libreria ed anche in e-book.  

Una bella soddisfazione per lui ed un omaggio a suo nonno – protagonista della storia – veramente prezioso.

Prezioso per noi e per le generazioni future, perché certi avvenimenti non devono essere dimenticati e quando si ha l’opportunità come Max (mi permetto di usare il suo diminutivo vista l’inconsueta lunghezza del suo nome e cognome…) di sentirli raccontare dai diretti interessati è quasi un dovere trasmetterli e farli conoscere a tutti.

La storia inizia in Sardegna nel 1942, ma il nostro protagonista dovrà raggiungere gli zii a Forte dei Marmi e da lì alcuni mesi dopo l’armistizio, tutti saranno costretti a sfollare verso Sant’Anna di Stazzema per sfuggire ai nazisti.

Ma la furia nazista purtroppo si abbatterà sulla povera gente che si era rifugiata tra i monti impossibilitata ad eseguire l’ordine dei tedeschi di raggiungere Parma senza mezzi di trasporto e 560 tra donne, uomini e bambini saranno barbaramente uccisi.

Scopriamo così che questo eccidio non è stata una punizione per aver aiutato i partigiani, ma solo un atto terroristico per far capire cosa capitava a chi non eseguiva gli ordini delle SS.

Il romanzo comunque ha un respiro molto più ampio: racconta di fatti quotidiani, di persone, di come era vivere nella paura costante, nell’incertezza del futuro, sempre affamati, sradicati e vulnerabili.

Ci descrive fatti che per nostra fortuna non appartengono più all’Italia, ma che purtroppo appartengono a milioni di altre persone nel mondo dove guerra e fame la fanno ancora da padrone.

Max ha scritto molto bene, è stato accurato e sensibile, senza cadere nella facile retorica alla quale spesso siamo stati abituati quando di tratta di fascisti e partigiani.

Invidio Max, sia per la sua bravura di scrittore che per la possibilità che ha avuto di farsi raccontare questa storia direttamente dal nonno.

Mio padre era militare in Sardegna proprio nel 1942 e tutto quello che so è che pativa la fame e delle donne vestite di nero gli hanno regalato del formaggio di capra che lui descriveva come il più buono che avesse mai mangiato.

Della sua prigionia in Corsica, del suo arrivo a Salerno e della sua lenta risalita fino a Verona so pochissimo, alcuni accenni alla distruzione di  Montecassino e poi basta.

Non ne parlava volentieri e ora è troppo tardi per fare domande.

Ringrazio quindi Max per avermi fatto conoscere un po’ meglio l’ambiente e molte delle sensazioni che anche mio padre probabilmente ha vissuto e provato.
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venerdì 4 luglio 2014

Nata il 4 luglio

La mia migliore amica, la Elena, quella che adesso si chiamerebbe BFF e ne avrebbe ben donde visto che ci siamo conosciute 40 anni fa.

Oggi sono andata a trovarla per farle gli auguri ed inevitabilmente i discorsi sono finiti lì, su quanto tempo è passato e poi l'arrivo di sua madre ha dato la mazzata finale.

Sua madre era una vera bellezza, piccolina con due enormi occhi verdi e un modo di fare così simpatico e soprattutto così diverso da quello della mia.

La prima volta che l'ho vista ero coperta di fango perchè in piedi sul portapacchi della Graziella guidata dalla Elena ero malamente caduta dentro all'unica pozzanghera di una caldissima estate veronese.

Mi ha accolta, ripulita e mi ha offerto una delle mille gazose che ho bevuto nel corso degli anni a casa sua.
Un altro must dei lunghi pomeriggi passati tra studio e chiacchiere era la pausa "Pocket Coffee" o "cucchiaiata di Nutella", a seconda di quante pagine di diritto dovevamo imparare a memoria...

Io nei ricordi della mamma della Elena sono rimasta la ragazzina di allora, allampanata e con i lunghi capelli con la riga in mezzo. Tanto che pur avendoli tagliati nel lontano 1982 lei mi chiede sempre "ma quand'è che ti sei tagliata i capelli così corti?".  Se non lo facesse mi preoccuperei.

Londra 1980
Con la Elena abbiamo condiviso tutto, ma veramente tutto.
Esperienze memorabili, momenti bui, confidenze, tante confidenze.
Gli esami, vivere a Londra, cercare lavoro, innamorarsi, soffrire, tradire ed essere traditi, cercare casa e arredarla, la carbonara e il frullato di anguria, una multa di 2000 lire perchè eravamo in due sul suo Ciao. Bastarda vigilessa, quanto l'abbiamo odiata!

Siamo state l'una la testimone di nozze dell'altra, abbiamo tenuto in braccio i nostri figli neonati, abbiamo pianto i nostri padri portati via da lunghe e dolorose malattie.

Due figlie uniche sorelle.

Durante gli anni ci siamo fatalmente allontanate, ma è stata solo una questione logistica.
Basta che ci ritroviamo e siamo sempre e solo noi, non servono tante parole.

E' sempre come allora, come quando lei saliva alla fermata di Piazza Vittorio Veneto e si andava a scuola chiacchierando di tutto e di niente, incastrate in fondo al bus con i vetri appannati.

Solo che allora i problemi ce li risolvevano i nostri genitori e noi sognavamo di fare le hostess...

La realtà è molto più dura adesso, soprattutto per lei.
Io le auguro veramente il meglio. Buon compleanno amica mia!


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domenica 11 maggio 2014

La foto della domenica - 11/05/2014 - Seborga



Sono appena tornata da una breve vacanza in Camargue, ma ve la racconterò in un post dedicato non appena avrò fatto chiarezza tra le oltre mille foto che abbiamo scattato con  due Polaroid, tre macchine digitali e tre cellulari (follia pura...).

Intanto vi mostro alcune immagini del Principato di Seborga che abbiamo visitato il giorno prima di arrivare in Francia.

E' un piccolo borgo abbarbicato sulle colline sopra Imperia e per uno strano caso burocratico la sua annessione al Regno d'Italia non è mai stata ufficializzata.


Era un antico feudo dei conti di Ventimiglia, passato poi ai monaci benedettini, al Sacro Romano Impero, poi nel 1700 al Regno di Sardegna senza che vendita venisse registrata e quindi manca anche dagli atti di unificazione dell'Italia nel 1861.



Ovviamente fa comunque parte dell'Italia, i cittadini pagano le tasse e usano l'euro, però esiste un Principe (Marcello I) e viene battuta una moneta, il Luigino, che vale cinque euro e si può usare nei negozi del paese.




E' un luogo molto pittoresco, con strette viuzze, scalinate e sottoportici.
Le case di sasso hanno spesso affreschi ed insegne medioevali, c'è un museo degli strumenti musicali, la vecchia prigione, la Zecca e la barocca chiesa di San Martino.



Il panorama verso il mare è molto bello e sembra che l'aria faccia bene anche alla vastissima comunità gattesca.




Decidere di visitare questo borgo ha fatto sì che facessimo una tappa intermedia (abbiamo dormito a Sanremo) e questo ci ha dato modo di passare a trovare una blogger che vive a pochi chilometri da lì, in un luogo altrettanto bello e panoramico, sempre sopra a Imperia.

Si tratta di Nella del blog "Rock Music Space" che è stata l'ennesima conferma di come le amicizie virtuali si trasformino spesso in ottime amicizie reali.
Una donna splendida, con una vita e un passato affascinanti e particolari.

Da lei si possono trovare cimeli di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Patty Smith, passando per i Talking Heads ed i Rolling Stones.

Saremmo stati ad ascoltare i suoi aneddoti per ore ma il tempo era veramente poco e purtroppo tante curiosità sono rimaste senza risposta...ma chissà che ci si possa incontrare ancora per poter condividere altri bei momenti. Grazie Nella!


La foto della domenica è un'idea di "Bim Bum Beta"


venerdì 11 aprile 2014

#NeVadoFiero

Seconda catena tra blogger nel giro di pochi giorni!

Vengo chiamata in causa da Monica di Viaggi & Baci, che, bontà sua, crede io sia in qualche modo una persona speciale e quindi meritevole di questo passaggio di testimone.

L’iniziativa partita l’8 marzo di quest’anno sul blog Diqua & Dilà ha subito ottenuto un grande successo in rete e alla fine è approdata qui da me, povera blogger periferica senza arte ne parte.

Bisogna indicare almeno tre cose delle quali andiamo fiere, anche cose piccole, tipo che non occorre avere inventato il vaccino contro il cancro.

Io ci provo:

1) L’arte di arrangiarsi

Ecco, io ne sono maestra.
Dall’ago al trapano a percussione, dalla chiave a pappagallo alla forbice da potare.

Odio dover contare sugli altri, perfino su mio marito, che adoro e che non si esime, ma cerco sempre di farcela da sola.

Svito, incollo, smonto, progetto, riparo.
Se c’è un manuale di istruzione vuol dire che posso farlo. E anche se non c’è io tento.



Non ho mai avuto aiuti da parenti, donne di servizio o baby sitter.

Ho cercato e trovato lavori da sola, ho comprato casa prima dei trent’anni, ho viaggiato oltreoceano, sempre da sola.

So potare e legare centinaia di vigne - anche al nono mese di gravidanza, so riparare una tapparella, so cucire un vestito, una tenda o un copridivano, so hackerare il mio cellulare, so allestire un pranzo da gourmet, so cambiare le lampadine dell’auto, so fare gli origami geometrici, sostituisco prese e spine, metto lo Svitol nei cardini…una volta ho montato anche le catene da neve.

Ogni tanto mi manca la voglia, ma quello è un altro discorso…


2) La mia felice famiglia allargata

Banale ma vero: vado fiera della famiglia che mi sono costruita. 
Non è stato semplice ma dopo più di vent’anni posso dire di aver fatto un buon lavoro.

Ho conosciuto un uomo separato con due bambini piccoli, in grossa crisi per quanto riguardava il lavoro e la sua vita in generale.
Gli ho dato la voglia di ricominciare, l’ho appoggiato e sostenuto nei suoi sogni che sono diventati i miei, ho accolto i suoi figli e sono riuscita a farmi amare e rispettare da loro, insieme abbiamo avuto una figlia meravigliosa, l’ho seguito in tutti i suoi trasferimenti e sono sempre stata il suo punto fermo.


L’ho convinto a farsi visitare e curare anche se non voleva e gli ho letteralmente salvato la vita.
Non ho mai dubitato sulla felice conclusione della sua operazione a cuore aperto, anche durante le interminabili ore fuori la sala rianimazione sotto lo sguardo preoccupato dei suoi figli.

Sono stata paziente e tenace, sono stata comprensiva e generosa, sono stata amorevole.

Sì, di questo vado fiera.


3) Essere una blogger

A dispetto del mio apparente disinteresse per i riscontri al mio blog, sono veramente felice per ogni visita che ricevo e ancora oggi la cosa mi riempie di meraviglia e orgoglio.

Scrivo cose che le persone leggono!

Ho dei lettori affezionati. 
Per una persona timida come me, riuscire a raccontarmi e ricevere anche dei commenti sa di miracolo.


L’ho scritto anche recentemente: alla mia età trovare nuovi amici, avere contatti esterni alla famiglia o alle consuete cerchie è veramente difficile.

Invece da quattro anni a questa parte la mia vita è piena di nuovi incontri e di nuove esperienze.
Avere il blog mi impone di tenermi informata, di leggere di più, di approfondire di più.
Avere il blog mi ha aiutato a sciogliere diversi nodi del mio passato, mi ha fatto tirar fuori vari sassolini dalle scarpe, mi ha arricchito in mille modi.

E’ la mia  valvola di sfogo e la mia finestra sul mondo.
Forse più che fiera sono grata…ma va bene lo stesso!


Adesso dovrei citare i blog ai quali passare il testimone… ma non mi piace impormi. 

Solo se ne hanno voglia vorrei coinvolgere ero Lucy Van Pelt, Tulimami, Vivere a piedi nudi, Atelier Buffo e La Bussola e il diario.

Io so che avete un sacco di cose di cui andare fiere, ma forse qualcuno non sa quanto siete speciali!
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venerdì 21 marzo 2014

Mille mondi




Ho scritto ancora di quando in fondo io sia grata a Internet e quindi alle varie reti social per tutte le possibilità che offrono.

Soprattutto a qualcuno come me.
Una persona che in fondo non ha un tipo di vita che permette grandi contatti esterni.

A  questo aggiungi una naturale riservatezza/timidezza ed ecco che mi ritroverei a scambiare idee con quattro persone in croce.

Dovrei approfittare di quelle volte che magari in treno o nella sala d’aspetto di qualche medico, vieni a conoscenza di aneddoti e pezzi di vita di estranei in modo del tutto fortuito.


Invece la rete raccoglie le storie, le confidenze, le più varie esperienze di milioni di persone e capita di imbattersi in pezzi di vita straordinaria, in fatti e pensieri che ci toccano nel profondo.

Il passa parola virtuale è portentoso e ci fa entrare per un attimo nei racconti di persone che difficilmente avremmo potuto incontrare dal “vero”.

Ieri, per esempio, ho viaggiato dal Marocco agli Stati Uniti, ho scoperto che esistono cosmetici carissimi che stuoli di donne sognano di poter comprare un giorno, ho ammirato i vestiti da sposa adatti ai matrimoni in stile anni ’20, ho letto post dedicati a padri che mi hanno fatto ricordare il mio con nostalgia e sono sprofondata nella vita di un blogger che si congedava dal mondo.

Sì, un perfetto sconosciuto che nel suo ultimo post, senza nessuna autocommiserazione, anzi con una certa ironia, raccontava il suo pensiero sulla vita e sull’amore, lasciando intendere che sta perdendo la sua battaglia contro il cancro.

Così sono andata a ritroso e ho letto altri post e mi è sembrato di conoscerlo.

Avrei voluto stringergli la mano perché i suoi pensieri erano così vicini ai miei in tanti modi. 
Avrei voluto potergli dire di quanto gli sono grata per quello che ha condiviso.
Che ci fa bene confrontarci e riconoscerci anche senza sapere che faccia abbiamo, se siamo o meno coetanei e dove viviamo.

Ma ha bloccato i commenti e un po’ lo capisco anche in questo.
E’ stato triste ma bello ugualmente.  

Posso aprire ogni giorno una finestra in queste vite amare, divertenti, operose o anche superficiali e quasi irritanti e in qualche modo sono più ricca e più carica.

Grazie rete!
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lunedì 3 marzo 2014

#Bloggerinbo2014 - La foto della domenica - 02/03/2014


Sempre in ritardo, stanca ma felice, sono qui a raccontarvi a grandissime linee il mio weekend, trascorso a Bologna in compagnia di una quindicina di blogger e relative famiglie.


Forse qualche mio lettore affezionato ricorderà che l'anno scorso proprio in questo periodo avevo partecipato ad un raduno di blogger fino a quel momento conosciute solo virtualmente, aderendo a "Incontriamoci a Marostica".

L'esperienza era stata così positiva sotto tutti i punti di vista, che per tutti i mesi a seguire ognuna di noi ha sperato di poterla ripetere.

Milly del blog Bimbi e Viaggi ha preso il coraggio a piene mani e si è buttata in quest'avventura, fatta di continui cambiamenti di data e di adesioni, visto che le nostre vite ormai sono sempre più caotiche e frenetiche e trovare due giorni buoni per tutte sembrava impossibile.

Incastrando nei propri impegni lavorativi e famigliari molte ricerche, telefonate, mail, giri e quant'altro, è riuscita alla fine a proporci un weekend "family friendly" dedicato all'arte, alla simbologia ma anche al buon cibo, alle chiacchiere e al confronto tra di noi.

Purtroppo alcune partecipanti dell'anno scorso non sono potute venire (e si staranno mangiando le mani!) ma se ne sono aggiunte altre di nuove, che hanno fatto sì che questo cerchio virtuale di conoscenze diventi una realtà sempre più ampia fatta di abbracci, sorrisi e amicizia tangibile.

Sabato Milly ha fatto in modo che potessimo visitare la mostra dedicata a "La ragazza con l'orecchino di perla" senza bisogno della prenotazione (seguirà post dedicato...)  e nel pomeriggio ci ha fornito due simpatiche e preparatissime guide che hanno coinvolto grandi e piccoli nella ricerca dei simboli religiosi nascosti nei tesori d'arte di Bologna, e ci hanno raccontato la storia di questa bella città, dei suoi chilometri di portici, delle sue cento torri ridotte "solo" a venti, dei suoi mitici tortellini e del suo Santo Patrono.

La sera ci siamo traferiti a Zola Predosa, dove nel resort "Ca' la Ghironda" era organizzata la cena e dove alcuni di noi (purtroppo non tutti hanno potuto) sono rimasti a dormire per proseguire la nostra full immersion nell'arte.

Infatti questo luogo è un centro museale esteso su 12 ettari, nel quale il suo creatore Francesco Martani ha riunito la passione per le opere d'arte e per la botanica, dove è possibile soggiornare, frequentare atelier di pittura, organizzare matrimoni e convention o semplicemente passeggiare per condividere anche per poco tempo il suo sogno e la sua visione della vita, fatta di pace e contemplazione, di amore per ogni tipo di espressione artistica, classica o contemporanea che sia.

Purtroppo la pioggia non ci ha dato tregua ed il giro all'aperto è stato per forza di cose breve.

Ma all'interno i quadri, molti di autori famosissimi, sono numerosi e magnifici e siamo stati accompagnati nella scoperta di tutte le meraviglie di questo posto da Roberto, una delle guide più appassionate che io abbia mai incontrato.

L'idea è sicuramente quella di tornare in una giornata più clemente, quando anche le piante saranno nel pieno della loro bellezza a fare da contraltare alle oltre 200 sculture sparse per il parco.

A Milly va ancora il mio ringraziamento e a tutte le partecipanti e alle loro famiglie il mio abbraccio, purtroppo adesso di nuovo solo virtuale!

La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta
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martedì 4 febbraio 2014

Buon compleanno Facebook!




Facendo un bilancio dei miei anni di permanenza su Facebook, direi che alla fine è più che positivo.

Ci ho messo un po’ ad ingranare.


Superato il malinteso iniziale, sviscerato in uno dei miei primi post: "Facebook e l'operazione nostalgia" ho capito che avevo sbagliato approccio: Facebook non serve a ritrovare vecchi amici, o almeno non solo, ma è una piazza virtuale ottima per trovarne di nuovi.

Quelli adatti al te che sei ora, non al bambino di 40 anni fa o al giovane impiegato degli anni ottanta. 

Al te con le esperienze che hai maturato fino adesso, con i tuoi gusti attuali, le tue idiosincrasie e le tue nuove passioni.

Usare Facebook come facevo io all’inizio, come un vecchio pozzo in cui pescare tutti gli incontri del passato, spesso non porta grandi risultati.
Se va bene rimpianti e malinconia e se va male delusioni finanche orrore e ribrezzo.

Superata la fase del rastrellamento ossessivo del passato, che pure ogni tanto ritorna, è la possibilità di fare nuove conoscenze e di restare in contatto che va coltivata e che dà le maggiori soddisfazioni.

Come dice una vecchia battuta, dopo i quaranta è più facile essere uccisi da un terrorista che farsi nuovi amici, ma Facebook ha sfatato questa triste sentenza.

Frequentando le pagine dedicate agli argomenti preferiti o i gruppi virtuali nati intorno a qualche evento si è sicuri di interagire con persone con le quali abbiamo molto più di qualcosa in comune.

Qualche commento, qualche "mi piace", qualche scambio di battute, la condivisione di un'immagine che ti tocca nel profondo e capisci che quella persona  ti somiglia. 

Si può dire “a pelle” parlando di virtuale? 

Eppure è così: sento grande affinità con persone che non ho mai incontrato dal vivo.  

Trovo conforto e soddisfazione a scambiare con loro qualche frase o anche solo vedere cosa hanno pubblicato quel giorno.
Mi fanno stare bene. 
Più di qualche persona reale che ti chiede come va e con la testa è già da un'altra parte.

Mi si dirà: è tutto finto, se incontrassi davvero i tuoi contatti virtuali resteresti delusa.

E invece ne ho incontrati molti e non è mai andata così.   
Dal virtuale al reale il passo è breve e sicuro.

Non abbiamo 15 anni, non inventiamo falsi profili, siamo smaliziati e crudelmente sinceri ormai.
Siamo quelli che siamo, prendere o lasciare, e infatti ci prendiamo benissimo.

La scrematura è a monte e si può star sicuri che incontreremo esattamente quella persona che la pensa così, come traspariva dai suoi “stati” e dalle sue foto, che la pensa come piace a noi o anche in modo diverso ma stimolante e degno di rispetto.

A me in fondo non importa dei motivi meschini che hanno spinto Zuckerberg ad inventare la sua creatura o degli inevitabili problemi che ha creato in molte persone, dell’uso sbagliato che ne può essere stato fatto…io guardo all’uso che ne possiamo fare io e le persone che annovero tra gli amici.

Io e Facebook abbiamo raggiunto un discreto equilibrio: non ci passo le ore, l’ho domato e posso dire che sì, gli voglio bene!
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