Nonno Alfredo e nonna Elisa incinta di mio padre |
Racconterò
di mio nonno paterno.
Lo
faccio soprattutto per me, così, tanto per fissare sulla carta qualcosa che
altrimenti andrebbe perso per sempre come quasi tutti i ricordi delle persone
comuni che sono morte da tanto tempo.
Era
un ragazzo del ’99 che significa uno di quelli che poi hanno combattuto la
Prima Guerra Mondiale.
Nel suo caso era anche Cavaliere di Vittorio Veneto e
aveva la sua brava medaglia incorniciata appesa nel salotto buono.
Nato a Lucera in provincia di Foggia, figlio e nipote di farmacisti, era un
impiegato statale, precisamente dell’Ufficio delle Imposte. Penso fosse il
posto ideale per lui…
Questo
fatto che io ho un 25% di sangue terrone ha sempre provocato battutine e
commenti a volte anche spiacevoli, dato che vivo a Verona che è una delle città
più “integraliste” in questo senso.
Il
bello è che anch’io le faccio sugli altri perché quando si cresce in un posto
così è difficile esimersi…
Ma,
tanto per puntualizzare, qui pugliese è meglio che campano, per esempio, o
siciliano… In ogni caso terrone resta.
E
come ci arriva un terrone qui al nord?
Mi mancano tutti i dettagli.
Non so se
per una richiesta in seguito al fatto di aver combattuto in Friuli o per un
caso, fatto sta che il nonno viene trasferito a San Daniele del Friuli all’inizio
degli anni ’20.
Lì
conosce mia nonna, una ragazza ambiziosa (così si racconta) che punta all’impiegato
con il posto sicuro e si fa mettere incinta.
Sì,
perché un lavoro statale all’epoca permetteva di vivere agiatamente, con tanto
di cameriera fissa e lei proveniva da una famiglia di contadini.
Sì
sposano in gran fretta e nel novembre del 1923 nasce mio padre.
Poi
nascono altri due bambini, l’ultimo a Vittorio Veneto, dove nel frattempo si
erano spostati e poi il definitivo trasferimento a Verona.
Il
nonno era molto piccolo di statura, moro con due grandi occhi azzurri.
Raccontava,
come fosse una certezza assoluta, che questo era dovuto ai suoi antenati
normanni.
Era
una persona che definire parsimoniosa è un complimento.
Dopo la prematura morte di mia nonna si
risposò con una collega che fece del risparmio la loro missione di vita.
Io
lo ricordo già anziano che partiva con la sua Vespa per andare a fare la spesa
in tre o quattro posti diversi per cercare i prezzi migliori.
Indossava
delle camicie con il colletto staccabile che metteva solo la domenica, giorno
in cui si faceva anche la barba.
Infatti
quando ci vedevamo tra settimana i suoi baci erano sempre “rasposi” sulle mie
guance.
Mia
nonna, o meglio la mia “nonnigna”, invece indossava sempre delle maglie
lavorate a ferri unendo la lana di altre maglie disfatte. Mai vista con
qualcosa che non fosse color “melange”.
Insomma
il nonno in questo modo comprò tre appartamenti e passava il suo tempo di
pensionato a tenere la contabilità e a tormentare gli inquilini se ritardavano
di un giorno il pagamento dell’affitto.
Per
dire, mio padre, quando io ero piccola, gli chiese un prestito perché avevamo
cambiato casa e voleva comprare alcuni mobili nuovi, e lui gli fece 5 cambiali
tanto per non rischiare…
Abitavamo
vicini, noi in via Quarto e loro in via Marsala (quartiere garibaldino la
Valdonega…) ed io venivo lasciata qualche volta a casa loro se mia madre aveva
degli impegni.
Ricordo
il salotto con due poltrone ancora con il cellophane e un ficus di plastica in
mezzo.
Buffet
e controbuffet con delle ante verdine e un tavolo dove non ha mai pranzato nessuno.
Si
stava in cucina, dove c’era sempre una pentola con il brodo a raffreddare su un
sottopentola di alluminio.
La
nonna mi insegnava a lavorare ad uncinetto, a fare presine e centrini.
Unico
divertimento una Matriosca che mio zio aveva portato da un suo viaggio di
lavoro in Russia.
Il
nonno non aveva mai perso il suo accento terrone ma voleva parlare in dialetto
con risultati spesso esilaranti.
Mitico
il suo “massa tanto” dove “massa” in veronese vuol già dire “troppo” e quindi
la parola “tanto” è in più.
La
sua mancia per il mio compleanno e per Natale è sempre stata di 2000 lire.
L’inflazione
in questo caso non è mai esistita.
Quando
è morto aveva 87 anni ed era andato in moto fino a poche settimane prima.
C’erano
i miei con lui e mia madre mi raccontò che fu la prima e ultima volta che vide
piangere mio padre.
Tutto
qui, niente di epico, ma stamattina mi andava di ricordarlo.
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Sai molte più cose di tuo nonno che io dei miei, che non ho mai conosciuto. Bello leggere la sua storia e soprattutto la sua personalità, non ti facevo 25% pugliese! :)
RispondiEliminaEh già... avessi almeno preso i suoi occhi azzurri!
RispondiEliminaMi credi che in alcune frasi ho rivisto i miei nonni???
RispondiEliminaQuei salotti buoni, gli appartamenti in affitto ... ma com'è che sono tutta l'opposto?!?
Ho pure una chicca x te ... ci vediamo su fb!
Anch'io ho sangue terrone!25% campana(nonna),25% pugliese(nonno) :D Adesso mi è rimasta solo la nonna,le voglio bene più di chiunque al mondo <3
RispondiEliminaIo ho ricordi meravigliosi dei miei nonni materni..
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