Oggi devo andare.

Chissà perché questa cosa delle riunioni scolastiche mi è sempre parsa
una di quelle occasioni che non bisogna mancare, pena sensi di colpa e problemi
irrimediabili proprio perché non c’ero io ad evitarli.
Ognuno ha i suoi demoni ed evidentemente questo è il mio.
Ho fatto sempre la rappresentante di classe fino all'anno scorso quando ho detto "basta".
Arrivavo e mi sentivo in dovere, essendo
praticamente l’unica che non lavora.
Non lavora.
Sì, perché chi fa la casalinga
non lavora.
Ma vabbè, ci sta che ho più tempo e meno vincoli di orario.
Così vado. Siamo
sempre la metà scarsa di quelli che dovremmo essere e chi parla è sempre la
metà della metà.
Nel corso degli anni ho avuto modo di incontrare tutta la
casistica:
* La mamma in carriera (avvocato, medico, dirigente di qualche
tipo) che arriva in ritardo, chiede se ci sono problemi ma non ascolta la
risposta, si fa dire chi si candida come rappresentante - l’avete già fatto?
Sì? Bene! - vota e se ne va dicendo che le scade il parchimetro.
* La mamma rassegnata che ha bisogno di conforto: - ma i vostri
vi parlano? - ma il disordine nella sua camera? - ma sempre quattro in
matematica? -
* La mamma focalizzata sul problema soldi: - come 40 euro
annuali l’ora in più di biologia? - ma perché 19 euro il pullman per la gita? - ma
i camici non deve fornirli la scuola? -
* La mamma “è tutta colpa dei professori ”:
e giù petizioni con raccolte di firme per
cambiare questo o quello, per far restare quell’altro, descrivendo paradisiache
sezioni con premi nobel sulla cattedra e foschi scenari di test di ammissione
all’università dove i nostri figli non riusciranno mai a passare per colpa
della pochezza degli insegnanti che hanno avuto.
* La mamma nostalgica che avendo già figli più grandi che
hanno frequentato la stessa scuola continua a fare paragoni e a citare nomi di
professori che non ci sono più, sospirando come me quando penso agli anni ’80.
* La mamma che sogna pizzate e gite domenicali
tra tutti, studenti e genitori, così ci
conosciamo meglio e facciamo “gruppo”.
Io sono tra quelle che annuisce e sorride comprensiva,
pensando il più delle volte che sono fortunata, per tanti motivi.

Vado anche perché adoro l’edificio: un guscio antico
con un cuore modernissimo.
I lunghi corridoi dal pavimento brillante, le grandi
aule con le lavagne elettroniche, la doppia scalinata, le vetrate, le travi a vista del soffitto dell’ultimo piano dove c’è la biblioteca ed il museo degli
strumenti scientifici e poi lui: il grande pendolo di Foucault che oscilla nell’atrio.
Un moto d’orgoglio davanti il murale dipinto da mia figlia e
poi sono pronta ad iniziare.
Chi si candiderà oggi pomeriggio?
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