L’altro giorno, mentre viaggiavamo in autostrada verso Padova, io e mio marito non so come, siamo arrivati a discorrere del cibo alla moda.
Nel senso che abbiamo iniziato a ripercorrere la nostra vita
in relazione a quello che una volta non c’era o non si usava o si usava e ora non va più.

Mi ricordo che solo verso Natale dal fruttivendolo (nota,
non al supermercato, che ce n’erano due
in tutta Verona…) si trovava l’uva oppure l’ananas per fare la fruttiera delle
feste.
Ma anche mangiare pesce di mare era una cosa un po’ eccezionale.
Si andava al ristorante oppure si comprava nell’unica
pescheria che era in Piazza Erbe, ma la circostanza doveva essere proprio
speciale.
Infatti, diciamo da
metà anni ’70 in poi, la moda era di andare a Dolo a mangiarlo.
Giravano un paio di nomi di locali che erano il “must” per
le cene ed era molto “in” fare un sacco di chilometri per buttar via un sacco
di soldi.
Ad un certo punto sono cominciati ad apparire anche a Verona
trattorie dove si andava apposta per mangiare quel particolare primo piatto,
così innovativo, tipo le pennette alla
cubana o il risotto con le fragole.
Tra amici il primo che si cucinava sempre era tortellini
panna, prosciutto e piselli o anche lasagnette panna e funghi, così alla brutto muso: si
schiacciava la confezione di panna nella pentola con un po’ di piselli o di
funghi in scatola e si scaldava due minuti.
Solo i nostri giovani fegati hanno evitato la catastrofe…
Il dolce entrato prepotentemente nelle nostre case era il
Tiramisù, altra bomba di colesterolo, oppure il salame di cioccolato, comparsa
trionfale anche per la panna cotta e i profiteroles.
Quando si voleva fare i fighi si arrivava da chi ci aveva
invitato a cena con una meringata all’ananas, ultimo grido in fatto di dessert.

Si beveva Batida al cocco ed andava molto anche il Bellini, perché
forse significava che avevamo dimestichezza con l’Harry’s Bar.

In regalo arrivava pure la scatola di latta dei Quality
Street, toffee così carini da vedere.
Mia madre e le mie zie si pavoneggiavano descrivendo
magnifici carpacci di manzo che avevano preparato per questo o quel pranzo,
grazie anche alla comparsa dell’erba primadonna: la rucola.
Prima ‘sta foglia amara era praticamente sconosciuta dalle
nostre parti. Dopo è stata l’invasione.
Sulla pizza, nei sughi, nelle insalate e a fianco o sotto qualsiasi cibo uno avesse nel piatto.
C’è stata la moda delle fondute: in nessuna lista di nozze
doveva mancare il set per farla.
Ma anche la friggitrice e la Pastamatic
andavano molto.
Insomma, intanto eravamo arrivati a Padova, con un certo
appetito e soprattutto con un certo rimpianto, non tanto per il cibo, quanto
per la gioventù passata.
Penso che una delle prossime domeniche allestirò un pranzo
in puro stile anni ‘70/’80, dove panna e rucola scorreranno a fiumi, per il
divertimento di nostra figlia.
Farò anche scorta di Maalox, altra cosa che è diventata di
moda in quegli anni…
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