Ragazza col turbante, sarebbe il suo vero nome.
Ma questo magnifico quadro dipinto da Jan Vermeer nel 1665 è
al centro di un famoso romanzo di Tracy Chevalier così intitolato, che lo ha
fatto conoscere anche ai non addetti ai lavori.
Il successivo film con Scarlett Johansson ha definitivamente
consacrato l’opera.
Come ho accennato nel post
#bloggerinbo2014, ho visitato la mostra
dedicata a questo capolavoro e non solo ad esso.
Infatti, a causa di una circostanza particolare e cioè il
restauro del museo Mauritshuis de L’Aia, molte opere della Golden Age olandese lì
esposte sono in tournè mondiale.
In Europa solo Bologna ha il privilegio di poterle mostrare
presso Palazzo Fava fino al 25 maggio 2014.
Quindi non solo Vermeer, ma anche e soprattutto Rembrandt.
Cosa dirvi?
Cosa dirvi?
Solita fastidiosa prassi per la visita, fatta di attese,
guardaroba dove depositare ogni borsa ma non i cappotti, tanta gente.
Vale anche per questa mostra quello di cui mi sono lamentata nel post La massa bruta, il dubbio che sorge spontaneo sul reale interesse di tutti i visitatori in quello che stanno facendo, aggiunto alla maleducazione ovunque dilagante e alla mancanza di buon senso.
Vale anche per questa mostra quello di cui mi sono lamentata nel post La massa bruta, il dubbio che sorge spontaneo sul reale interesse di tutti i visitatori in quello che stanno facendo, aggiunto alla maleducazione ovunque dilagante e alla mancanza di buon senso.
Le stanze sono piccole e buie, i visitatori stazionano a pochi centimetri dai quadri impedendo la visione agli altri, indossano l’audio guida e non si schiodano finchè non hanno ascoltato tutto.
Alcuni, novelli critici d’arte, discutono anche, sempre
davanti al quadro, incuranti della folla.
I capolavori sono lì ed io li vedo grazie al fatto che per fortuna sono alta.
I capolavori sono lì ed io li vedo grazie al fatto che per fortuna sono alta.
Ci sono quadri che avevo ammirato solo sui libri o visto nelle belle trasmissioni di Philppe Daverio, sono lì ma è impossibile goderne appieno, così come ho raccontato quando sono stata al Musee d’Orsay (Una vacanza in coda).
Troppo brusio, troppa calca.
La Ragazza con l’orecchino di perla ha per fortuna una stanza tutta per sé, come la Gioconda al Louvre.
E’ piccola e risplende di luce propria.
Riesco a commuovermi, nonostante tutto.
É uno di quei dipinti che hanno qualcosa in più, qualcosa che rompe gli schemi.
Riesco a commuovermi, nonostante tutto.
É uno di quei dipinti che hanno qualcosa in più, qualcosa che rompe gli schemi.
Nella Gioconda è il sorriso enigmatico e nella Ragazza col
turbante sono forse le labbra socchiuse, mai dipinte così prima di allora.
Un misto di innocenza e sensualità che non appartiene certo
alla pittura seicentesca, che scavalca i
secoli e ci arriva dritto al cuore.
Cara Griet, se così ti chiamavi, chissà se avresti mai immaginato tutto questo clamore intorno al tuo ritratto e se mai avresti pensato di lasciare un segno così profondo nella storia dell’arte.
Cara Griet, se così ti chiamavi, chissà se avresti mai immaginato tutto questo clamore intorno al tuo ritratto e se mai avresti pensato di lasciare un segno così profondo nella storia dell’arte.
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Io sono appena tornata da Roma e condivido il tuo fastidio per le masse informi e decerebrate. In più ci metto un altro carico: l'incuria e il menefreghismo di chi invece dovrebbe coccolarsi i suoi preziosi tesori!
RispondiEliminaD'altra parte per chi non ha la possibilità di viaggiare tanto queste mostre-evento sono una fortuna... piuttosto che non vederla mai almeno un momento posso godere di questa meraviglia e spero di farlo prestissimo.
RispondiEliminaGran bel post cara Annlisa, che oltre alle giuste critiche che purtroppo riempiono i posti pubblici dove il rispetto dovrebbe essere la prima cosa da mettere in pratica., mi è piaciuta la tua emozione nel vedere un quadro di così alta intensità, dove la luce persino pare avvolgerti come il quadro stesso!
RispondiEliminaGrazie mia cara!.