venerdì 7 dicembre 2012

Treegonometry



Non posso esimermi.

Oggi su Corriere.it il consueto articolo su uno studio pseudoscientifico pubblicato da un’università inglese.

A discolpa del giornale e anche dell’università in questione, quella di Sheffield, c’è che si tratta di una ricerca commissionata da una catena di negozi agli studenti di matematica per trovare la formula per l’Albero di Natale perfetto.

Dunque in base all’altezza dell’albero viene stabilito il corretto numero di decorazioni, metri di festoni e di lucine, lunghezza del puntale perché “la vista possa godere del massimo appagamento” (cito).

Credo che abbia senso in generale, ma è impossibile applicarlo nella vita reale. 
O almeno nella vita delle famiglie normali.

I single hanno speranza. 
Infatti quando abitavo da sola ero, per così dire, padrona del mio destino e di quello dell’albero. 
Tutto era stato acquistato in un solo colpo. Abete e decorazioni. 
Tutto era armonico e asetticamente perfetto. 
Come il resto dell’appartamento.   
I cuscini disposti ad arte, i fiori in gradazione, i bicchieri a scalare, i vestiti nell’armadio e nei cassetti ordinatissimi.

L’albero aveva solo decorazioni oro e rosso. 
Si sposava perfettamente con le ghirlande e con il centrotavola. 
Sembrava la show room di qualche negozio di arredamento addobbato per le feste.

Poi è iniziata la vita vera, quella dove due single si incontrano, magari con l’aggiunta di qualche figlio in età scolare.

Ed ecco apparire tutta una serie di schifezze di pasta di sale, di cartoncino, di polistirolo, angeli fatti con un maccherone e una farfallina Barilla dipinti d’oro, nettapipe con pigne a simulare qualche specie di gnomo, pon pon e ghirlande di carta stagnola multicolore.   
Lucine a forma di ghiacciolo, festoni verde bottiglia e argento.

Tutti che fanno a pugni tra di loro in un’accozzaglia luccicante degna dei cesti “tutto a 1 euro” di Hao-Mai.

Ma ogni cosa ha un significato ed è un ricordo e si finisce in questo gorgo dove ogni anno si aggiungono oggetti della pesca di beneficenza della scuola, del mercatino di Santa Lucia, esperimenti con la pasta di pane, con il riso soffiato, con stoffe tirolesi e acquisti umorali da Ikea o da Auchan.

Perché da soli sono tutti bellissimi. E’ insieme che gridano vendetta.

Non si butta via niente perché sembra quasi che porti male e che sia una bestemmia.   
Allora si appendono, magari dal lato dell’albero verso il muro, così non si offende nessuno, nemmeno l’oggetto incriminato.

Il risultato è passabile perché lo guardiamo con “gli occhi dell’amore” e non con quello dell’interior designer.

Per un albero alto 1,80 il puntale dovrebbe essere di 18 centimetri: il mio è di 35… 

Non ci siamo, non si siamo. Ma in fondo non sono mai stata brava in matematica!
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6 commenti:

  1. Ahahah Annalisa, come hai ragione! Io nel presepe ho un Kombat Dragon, cioè un drago di plastica snodabile e mostruosamente brutto... vuoi mettere?

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    1. Per anni nel nostro presepe giravano i Pokemon...

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  2. mi hai fatto davvero sorridere.. certo che c'è una riga di ricerche inutili ;) Evviva gli alberi home made e casinari!

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  3. Ahia.. mamma mia esco da questo post con le orecchie basse basse rasoterra... e adesso non avrò più il coraggio di guardare le mie decorazioni fatte col rotolo di carta igienica. E non ho nemmeno figli a cui dare la colpa...! :/

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  4. ahahah! la perfetta descrizione delle dinamiche familiari intorno all'albero di natale... mi ci sono proprio ritrovata!

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  5. Annalisa mia..io ho risolto il problema...:non lo faccio..
    Ciao adorabile!

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