lunedì 9 giugno 2014

Il video della settimana - 24/2014 - Duran Duran

Oggi è un giorno particolare per me.

Molti dei miei lettori che sono anche amici su Facebook sanno che in questa data mi sono accadute due cose importanti:
1) sono nata e
2) molti anni dopo ho conosciuto il mio futuro marito.


Ma il blog esiste da quattro anni ormai e di questi due argomenti ho scritto in lungo e in largo (qui, qui, qui....) così oggi non vi tedierò più di tanto ma coglierò l'occasione per condividere con voi una canzone che durante l'estate "galeotta" del 1993 andava molto: Ordinary world dei Duran Duran.

Ecco io non sono mai stata una di quelle che impazzivano per Simon LeBon.
Troppo leccato, troppo paffuto, non so.
Se mai preferivo John Taylor...

In ogni caso molte delle loro canzoni hanno fatto da colonna sonora alla mia gioventù e questa in particolare trovo sia bellissima.

Il video in realtà contrasta con il testo, dato che mentre vediamo un bel matrimonio in un orto botanico, Simon ci parla di un suo amico che è morto e del mondo mediocre in cui vive senza speranza di poterlo più incontrare.

Ma tante volte sarebbe meglio non capire i testi e godersi soltanto il suono di musica e voci, soprattutto in questo caso dove la chitarra ha un assolo meraviglioso (Warren Cuccurullo ne è l'autore).

A proposito di bei pezzi, ne condivido un altro, di una decina di anni prima: Save a prayer.




Eh, bei tempi quelli dei Duran Duran e degli Spandau Ballet... com'ero giovane! Uffa..
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giovedì 5 giugno 2014

#sensomieiviaggi - Ultimo spettacolo


Eccomi qui a pubblicare per ultima il mio post sul tema che ho proposto questo mese per “I sensi dei miei viaggi”.

Il bello è che quando ho deciso il tema non mi sono minimamente preoccupata di pensare alle mie foto, salvo poi rendermi conto che avevo poco o niente da condividere.

Succede infatti - e una volta succedeva ancora più spesso - che trovandosi in mezzo a qualche evento spettacolare ci si limiti a viverlo senza pensare di fotografarlo.

Per esempio sono stata a Monaco di Baviera durante l’Oktoberfest ma non ho nemmeno una foto!

Mi sono trovata coinvolta nella parata annuale dei portoricani davanti al Metropolitan Museum di New York e ho fotografato la sua facciata e solo per sbaglio si vede un po’ di folla in basso…

Così ho racimolato tre foto con grande fatica e non sono per niente soddisfatta!

Intanto resto in Italia, addirittura solo in Veneto, dove per la prima foto faccio un brevissimo viaggio: da casa mia in centro a Verona (8 km)!


 

Una sera di maggio di due anni fa io e mio marito stavamo andando a teatro ad un concerto di Stefano Bollani.
Eravamo in anticipo e così abbiamo fatto due passi. 

C’era un gran movimento e si è scoperto che stavano arrivando le auto che correvano la Mille Miglia, partita poche ore prima da Brescia!
Siamo riusciti a vedere la sfilata delle Ferrari davanti Castelvecchio e poi, dopo il concerto, abbiamo visto passare da Piazza Brà le ultime auto d’epoca.



La seconda foto è stata scattata poche settimane fa, durante una delle nostre consuete puntate verso i vari mercatini dell’antiquariato in zona.

La terza domenica del mese ce n’è uno a Soave, un delizioso paesino circondato da mura e dominato dal suo Castello Scaligero.

Era in corso una parata risorgimentale, animata da 30 rievocatori del “Plotone storico Ippolito Nievo”.
Molto carino davvero.



L’ultima foto invece non è capitata per caso.  Anzi.

Potrebbe configurarsi anche un crossover con "Le disavventure dei miei viaggi" di qualche tempo fa.

Orbene, mio marito è iscritto ad un’associazione manageriale che oltre fornire assistenza professionale, gestire rimborsi sanitari e fondo pensione, organizza anche gite, vacanze, tornei di golf ed altre amenità per i soci. 

Noi non partecipiamo mai.  Anzi aborriamo proprio.

Però quattro anni fa arriva la proposta di una "gita esclusiva"  in occasione della famosa Festa del Redentore a Venezia che ha il suo momento clou nello spettacolo pirotecnico.

Si trattava di partire col pullman da Verona e arrivare a Fusina dove avremmo degustato un aperitivo per poi imbarcarci su una motonave che ci avrebbe portati al bacino di San Marco e ritorno. 

A bordo era prevista la cena e l’intrattenimento musicale fino a mezzanotte, quando sarebbero iniziati i fuochi.

Nonostante il prezzo non proprio economico decidiamo che ne vale la pena.  

L’incubo è iniziato a Fusina, dove decine di pullman provenienti da ogni dove hanno scaricato centinaia di persone in "gita esclusiva" e tutti si sono fiondati sotto due gazebo dove servivano Bellini tiepido, affannandosi come non ci fosse un domani.

Noi abbiamo dribblato e subito raggiunto la nostra motonave accaparrandoci il primo tavolo a prua sulla terrazza in modo da godere di un po' di venticello ristoratore.

Vi ricordo che era il terzo sabato di luglio ed il sole era ancora alto. 

Abbiamo cenato gomito gomito con degli sconosciuti mangiando solo cibo rovente, con gli altoparlanti a due metri che sparavano musica da ballo e una specie di DJ, tipo Bob Sinclair dei poveri, ci ha blaterato sopra tutto il tempo.

Raggiunta la meta, alla nostra motonave si sono affiancate decine di altre imbarcazioni, ognuna con la sua musica a palla e su tutte, alla nostra immediata destra, una chiatta con due cessi chimici alle estremità e mille persone in mezzo, tipo rave party galleggiante.

Il rollio era notevole e più si avvicinava l’ora dei fuochi, più persone salivano sul terrazzo dal piano di sotto, formando una massa sudaticcia che spintonava da ogni parte.

Bisognava tenere la macchina fotografica in alto per non inquadrare le teste e tra le onde e gli urti le foto sono venute "dimmerda".

Allucinante.  

I fuochi erano stupendi però. 

Se mai vi venisse in mente di andare a vederli cercatevi un bel posticino sulla terra ferma, procuratevi un cavalletto e molto Autan.

Risparmierete denaro, non rischierete una crisi isterica e le vostre foto saranno bellissime.



Se vorrete indicarmi nei commenti quale foto preferite, la inserirò nel post riassuntivo che sarà pubblicato il prossimo 10 giugno.
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martedì 3 giugno 2014

Il video della settimana - 23/2014 - Marco Mengoni

Eccolo qui il ragazzo prodigio della canzone italiana. Non me l'ero dimenticato!
In famiglia io e mia figlia dobbiamo subire il continuo biasimo di mio marito, che lo detesta, ma la nostra ammirazione per questo talentuoso ragazzo non cala, anzi.

Fin dalla sua apparizione a X Factor del 2009 avevamo capito che era una spanna sopra gli altri.

Voce, presenza scenica, teatralità. Non manca niente.

Dischi multiplatino, premi e onorificenze in Italia e all'estero.
Dalla e Mina che lo hanno lodato pubblicamente.

Sta per uscire la versione in spagnolo del suo meraviglioso #PRONTOACORRERE dove "La valle dei re" è il quinto estratto, che condivido oggi con voi.

Ancora una volta il regista è Gaetano Morbioli, che fa viaggiare Marco per le Torricelle di Verona e fermarsi in Lungadige San Giorgio, sullo sfondo il Castel San Pietro.
Un altro omaggio alla mia città...

Scritta da Cesare Cremonini questa bella canzone parla di qualcuno che è stato tradito ma torna, pronto a vendicarsi e sicuro di essere un re tra quelli che lo amano.
Forse un sottile richiamo a chi lo voleva finito dopo il primo disco...

Vi lascio anche il video di "Non passerai" che invece è stato girato a Parigi e, cosa che dovrebbe piacere a mio marito, mostra il nostro bravo cantante usare una Polaroid per tutto il tempo e tappezzare poi la sua cucina con le foto di tutti quelli che ha incontrato per strada che lo hanno aiutato a ritornare sereno dopo la tristezza e la solitudine iniziali.





domenica 1 giugno 2014

Il conforto della scrittura




Che bella invenzione la scrittura!

Poter fissare sulla carta (vera o virtuale) i nostri pensieri, le nostre inquietudini e le nostre gioie.
Poter leggere quelle degli altri.

Io, nel mio piccolo, ne so qualcosa e sapere di poter trasferire nel blog le mie emozioni, i miei ricordi e tutto quello che non riesco a dire a parole mi è di grande conforto.

Ci sono persone però che sono molto più brave di me e trasformano il loro vissuto - passato e presente -  e i sentimenti che ne derivano, in poesia.




Venerdì pomeriggio siamo stati invitati alla presentazione del nuovo libro di poesie di Nedda Lonardi Sterzi, la mia deliziosa vicina di casa, già citata nel post dedicato al suo cagnone Urian.

Intanto la cornice dell’avvenimento era di quelle pregiate: la Biblioteca Capitolare di Verona. 


Risale al V secolo e al suo interno contiene manoscritti, incunaboli, pergamene e 72.000 volumi preziosissimi.
Vi hanno studiato tra gli altri Dante Alighieri e Francesco Petrarca.



Sedersi nella sala grande, circondati da volumi antichissimi, sapere che Papa Giovanni Paolo II l’ha visitata con grande ammirazione, ha reso l’atmosfera ancora più magica.



Nedda scrive sia in italiano che in veronese e ci parla di cose apparentemente semplici, di ricordi, di nostalgia, di amore per i suoi cari e per la natura.
In poche righe ti fa sbirciare nel suo cuore che è grande e un po’ timido.

Nella bella presentazione che le ha scritto Mons. Alberto Piazzi, per 28 anni curatore della Biblioteca, si legge che “la poesia è partecipazione vera e sentita anche nelle piccole e umili cose” che è esattamente quello che penso anch’io.


Sarà che conosco un po’ la storia di Nedda o che osserviamo la stessa natura dalle nostre finestre, ma in alcune sue poesie mi ci sono proprio trovata, come avvolta da pensieri che avevo avuto ma non ero stata capace di esternare.

Ci si è chiesti, all’inizio della presentazione, se la poesia ha ancora un senso di questi tempi. 
Se c’è spazio per qualcosa che non sia materiale, pratico, utile nel senso stretto del termine.

La conclusione per me e per i presenti era ovvia.  

Sì, lo spazio, anzi il baratro che spesso si apre nel nostro animo in questa società così competitiva, talvolta superficiale e insensibile, va proprio riempito di arte, di belle parole, di suoni melodiosi, di profumi, insomma di quella bellezza intangibile che è fondamentale per distinguerci dai calcolatori elettronici e non farci inaridire del tutto.


IL PICCOLO PETTIROSSO

Un batuffolo di piume
il piccolo pettirosso,
uno svolazzo nella mia casa.

Avrei voluto trattenerlo,
stringerlo a lungo tra le mani;
non ho rubato un attimo
alla sua tensione al volo.

Un colpo d’ali, un frullo.
Improvvisa inversione di ruoli:
per lui il libero azzurro cielo,
per me una gabbia dorata.

Poesia tratta da “Nel respiro del tempo” di Nedda Lonardi Sterzi – Gabrielli Editori


giovedì 29 maggio 2014

Un luogo (doppiamente) magico della mia città - Corte Sgarzarie



Uno dei due ingressi alla corte

Faccio parte di un nuovo gruppo Facebook che si chiama Blogger in Veneto e l’argomento scelto per il primo Blogstorming è stato questo: scrivere un post che racconti di un bel luogo poco conosciuto delle nostre città.

Io sono di Verona e ho scritto spesso post che la raccontano, descrivendo le sue strade e i suoi monumenti.   

Amo passeggiare per il centro e rifugiarmi nei luoghi meno battuti dal turismo di massa che purtroppo o per fortuna (degli operatori turistici) invade costantemente la città.

Ecco, Corte Sgarzarie è uno di questi posticini tranquilli e bellissimi.





Lasciata alle spalle Piazza Erbe, giriamo verso i Portoni Borsari e dopo pochi metri, sulla destra troviamo un arco romanico. 
Lo attraversiamo e ci troviamo in una corte con un grande loggia al centro.




La lapide sopra l’arco ricorda che «Qui furono i lanifici ond'ebbe tanto lustro e potenza il Veronese Comune dal secolo terzo al quattordicesimo dell'era volgare».

La loggia è un edificio scaligero, usato per il mercato delle lane. 



E' una lunga tettoia a due piani, sostenuta da colonne di marmo rosso, aperta sotto, chiusa e divisa in stanze, nella parte alta. 

Nel medioevo la lavorazione della lana era l'attività principale dei veronesi.
Alberto I della Scala diede grande impulso a questa attività  e restaurò gli edifici dell'area circostante la corte dove concentrò le botteghe dei garzatori, i lavoranti della lana: erano nate le Sgarzarie, la zona artigianale e commerciale della lana, motore economico della città.



Se vi spingete fino al vicino Ponte della Vittoria potrete vedere una colonna con in cima l’agnello, simbolo della corporazione.



Negli  opifici attorno alla corte si grattava il pelo col garzo (un cardo selvatico con squame uncinate).
Probabilmente la Loggia (più volte in seguito rimaneggiata) fece parte del complesso chiamato «Fondaco del segnoro», sorto attorno alla corte, dove non c'erano solo i laboratori dei garzatori, ma venivano svolte tutte le funzioni amministrative e di controllo della qualità dei panni, che dovevano essere conformi alle norme previste dagli Statuti dell'Arte della lana.


Durante la manifestazione "Tocatì" qui sotto si svolgono i tornei degli antichi giochi da tavolo

L'edificio è stato recentemente restaurato e nei locali al piano superiore hanno trovato sede alcune associazioni. 

Ma, ecco la sorpresa.




Se invece di salire al piano di sopra, scendete, farete un salto temporale di 2000 anni…

Come saprete Verona è una città romana (la seconda del mondo dopo Roma) ed il suo sottosuolo è costellato di reperti e quindi ogni volta che si scava si trova qualcosa.

Sotto Corte Sgarzarie è stato scoperto e da pochi mesi inaugurato un bellissimo scavo:  Il Criptoportico Capitolino.



Si tratta del  lato sinistro del  portico coperto che su tre lati circondava il Capitolium, il principale tempio cittadino dedicato alle tre divinità Giove, Minerva, Giunone.
Questo tempio dominava il foro (l’attuale Piazza Erbe) e resistette fino al IV secolo. 



Avvento del Cristianesimo, arrivo di Teodorico, crolli vari e uso dei materiali per costruire dell’altro, fecero a poco a poco sparire tutte le costruzioni della zona.
Nella zona visitabile si possono vedere i vari strati dei crolli delle volte. 


 
Per ora è aperto grazie a Archeonaute Onlus il mercoledì pomeriggio e la domenica mattina con entrata gratuita.



Se volete fare una strada diversa per lasciare Corte Sgarzarie, potete avventurarvi per uno stretto passaggio coperto ed andare a scoprire altre meraviglie ...



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#Verona #CorteSgarzarie #TurismoVerona #VacanzeVerona


mercoledì 28 maggio 2014

Ma come siamo irritabili!

La mattina presto ascolto spesso RTL 102.5 o meglio, la guardo sul canale 36.
Ogni giorno c'è un tema sui cui discutere che attraversa tutti i loro programmi fino a sera, con possibilità di inviare messaggi e di parlarne anche in diretta.

Ci sono sempre spunti interessanti, spesso molto divertenti.

Oggi bisognava raccontare cosa ci infastidisce dei comportamenti degli altri.

Non c'era una cosa di quelle elencate che non condividessi.

Ma allora sorgono spontanee varie domande: intanto, se tutti siamo d'accordo, chi è che "predica bene e razzola male"?

Ma soprattutto: perchè siamo così fastidiosi?

E' innegabile che nei rari momenti di felicità difficilmente ci facciamo toccare da piccoli contrattempi, piccole maleducazioni o altro.

Vuol dire che siamo quasi sempre scontenti e quindi molto sensibili a tutto quello che ci accade intorno.

Noto poi tutta una serie di idiosincrasie che nascono dal sovraffollamento.
Siamo in troppi: ci diamo su i nervi.

Odiamo quelli che in spiagge o cinema deserti ci si siedono comunque vicino, chi spinge, chi salta la coda, chi puzza, chi parla forte al cellulare.

E poi abbiamo sempre fretta: non sopportiamo aspettare, quelli che al verde ritardano un attimo a partire, quelli che si fermano per salutare qualcuno, quelli che stazionano in mezzo ai marciapiedi o alle corsie del supermercato...

Poi siamo tutti figli di Monsignor della Casa: guai a chi si scaccola, chi sputa, chi rutta... chi lascia i bagni pubblici sporchi.

Qualcuno ha raccontato fatti particolari molto divertenti: tipo un infermiere che non sopporta quelli che gli portano il campione delle urine nei più vari contenitori, dalla bottiglietta del Crodino al barattolo dei piselli...e spandono pure!

A me, oltre a tutte le situazioni citate, è venuto subito in mente un  fatto accadutomi anni fa a Gardaland: ero in fila in una di quelle tremende serpentine umane dove un cartello in alto indica il tempo di attesa prima di poter salire sulla giostra.

Sicuramente si trattava di più di un'ora.

Caldo torrido, mia figlia che rognava e che un po' stava in piedi e un po' in braccio, e due adolescenti in calore esattamente davanti a noi!

Non hanno mai smesso di ciuccionarsi (baciarsi è riduttivo...), toccarsi e strusciarsi.

Ma, dico io, ci saranno posti migliori di essere in coda per andare su Colorado Boat, per limonare?!?!
Tra di noi non più di 30 centimetri.
Con altre persone lì intorno ci guardavamo, scuotendo la testa e sbuffando.

E a voi cosa dà fastidio?
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lunedì 26 maggio 2014

Il video della settimana - 22/2014 - Hooverphonic

Mad about you (del 2000) è una di quei pezzi sentiti milioni di volte come sottofondo di pubblicità o programmi vari,  che ascoltiamo magari senza sapere mai chi li ha scritti e interpretati.

Una lacuna che va colmata: si tratta degli Hooverphonic, un trio belga attivo fin dal 1996, che fa alternative rock e dream pop.

La voce di questa meravigliosa canzone è quella della cantante Geike Arnaert, presente nel gruppo dal 1998 al 2008.
Dal 2010 è stata sostituita dall'altrettanto brava Noemie Wolfs.


Il video è molto particolare.
La protagonista infatti è impazzita d'amore per una pianta che ricorda quella della Piccola Bottega degli Orrori, e vive con essa in completa simbiosi isolandosi dal mondo esterno.

Un'altra canzone che mi piace molto è Anger never dies del 2011, eseguita dalla nuova cantante.

Trovo questi pezzi molto d'astmosfera, "lussuosi" e raffinati.