lunedì 16 marzo 2015

La foto della domenica - Marzo/3* 2015 - Sirmione

Perchè ogni paesino sul Lago di Garda è un gioiello.
Non ci sono eccezioni.

Da Verona noi però di solito girovaghiamo per la riva orientale, più comoda, così piena di ricordi e punti di riferimento...

Sabato mattina invece, complice un impegno con alcuni amici fotografi, dovevamo andare verso Desenzano e, siccome eravamo in anticipo, ci siamo fermati a Sirmione.

Abbiamo stabilito che mio marito non ci andava da 50 anni ed io da più di 25!

L'ultima volta era una caldissima sera di luglio... avevo fatto il bagno in questa spiaggetta


e girato intorno al castello.




Questa volta invece abbiamo iniziato a passeggiare lungo la penisola dove sorge il centro e siamo arrivati fino alle Grotte di Catullo.

Ho scoperto che non si tratta di grotte, bensì di una enorme Domus Romana, crollata in gran parte, che i primi visitatori avevano battezzato così dato che era semi sepolta dai detriti e dai rovi.


É solo dall'inizio del 1800 che è stata avviata una campagna di scavi seria che ha portato alla luce un enorme villona a pianta rettangolare, 167x105 metri, appartenuta forse al poeta Valerio Catullo che soggiornò in queste zone e decantò Sirmione nei suoi scritti.




L'area è vasta e coperta di oliveti. La vista spettacolare.


Lungo i percorsi alcune tabelle mostrano come dovevano apparire i vari locali e si può visitare anche un museo dove sono esposti reperti trovati in questa zona, dal periodo delle palafitte fino a quello medioevale.



Insomma un'altra bella gita a pochi chilometri da casa.


La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta.


mercoledì 11 marzo 2015

#unviaggiovintage 3 - Una crociera inaspettata


L'itinerario della crociera
Terzo e ultimo (prometto) post sui miei viaggi vintage.

Monica del blog Alla ricerca di Shambala ha veramente colpito nel segno con questo sua magnifica idea!

Come avevo accennato nel primo post della serie (#unviaggiovintage – 70giorni/10.000 chilometri) io ed i miei genitori eravamo già stati in Turchia tre anni prima.



Ci eravamo arrivati con le classiche tappe: Verona-Zagabria-Belgrado-Sofia-Edirne-Istanbul.

Eravamo poi passati nella parte orientale visitando Bursa, Pamukkale, Efeso.

Ci trovavamo a Kusadasi da qualche giorno per “fare un po’ di mare”.
Infatti io ero una bambina linfatica e il dottore diceva sempre che lo iodio mi avrebbe fatto bene.

Così ogni tanto i miei si sacrificavano (hanno sempre odiato la vita da spiaggia) e ci fermavamo strettamente per motivi di salute…

Questo aveva fatto sì che in campeggio conoscessimo una famiglia di milanesi, i Rampoldi (cioè, dopo 40 anni mi ricordo ancora il nome!) che ci coinvolsero in un’avventura mai più ripetuta e rimasta indelebile nella mia memoria: tornare in Italia su una nave da crociera!


Avevano scoperto che nel giro di qualche giorno avrebbe fatto sosta a Kusadasi l’Odysseus, una nave cipriota che da lì avrebbe proseguito per Rodi, Mykonos, Delos, Atene e attraverso il canale di Corinto sarebbe poi arrivata nello Jonio e poi su per l’Adriatico fino ad Ancona dove saremmo sbarcati.

C’erano alcune questioni da risolvere: la possibilità di caricare auto e soprattutto roulotte, capire se c’erano delle cabine disponibili, il prezzo.


I dettagli non li ricordo bene, ma so che i Rampoldi prestarono a mio padre 50.000 lire dato che eravamo veramente al limite col budget e mia madre andò via di testa perché in crociera sono tutti eleganti e noi avevamo solo vestiti da campeggio.

Si comprò un paio di sandali dorati e uno scialle, ma non era per niente contenta …

Assistemmo con grande trepidazione al carico delle roulotte tramite corde e argani sulla prua della nave, mentre le auto trovarono posto nella stiva.


Quasi tutti i passeggeri erano tedeschi e il nostro imbarco costituì sicuramente un fuori programma molto gradito, tanto che alla fine, issate faticosamente le roulotte, partì un applauso da tutto il pubblico.

Vedere le foto di quella nave adesso, che siamo abituati a certi mostri della Costa o della Royal Carribean, fa veramente tenerezza.

Ma a me sembrava bellissima.

Aveva anche la piscina e la palestra.
C’erano due sale ristorante ed i camerieri in giacca e guanti bianchi.



Io ero la più giovane passeggera e una sera fummo invitati al tavolo del Capitano e ad un certo punto si spensero le luci ed entrarono tutti i camerieri in fila portando dei dolci fiammeggianti.
Una cosa mitica!

Dopo la prima notte di viaggio mi svegliai presto e dall’oblò a fianco la mia cuccetta vidi il porto di Rodi, con i mulini a vento.






Ci diedero il cestino da viaggio e per tutto il giorno visitammo l’isola. Lindos e la valle delle farfalle, fino alle spiagge meravigliose dove ci fu anche il tempo per fare un bagno.





Col cestino del pranzo al sacco...


Si battevano le mani per far volare le farfalle



Poi si riprese la navigazione e, credo il giorno successivo, visitammo Mykonos e Delos.






Arrivammo ad Atene di sera ma noi non sbarcammo, perché l’avevamo già visitata e per 4 ore non valeva la pena.

La piscina della nave
Crocieristi anni '70

Quello che ricordo bene è stato il passaggio per il canale di Corinto, in piena notte, con la nave che andava pianissimo e le pareti rocciose vicinissime al parapetto tanto che sembrava di poterle toccare.

Poi ci fu un giorno intero di navigazione e iniziò il dramma: attraversamento del canale d’Otranto con una tremenda burrasca.
Tutti stavano male. Non solo i miei genitori ma proprio tutti. Equipaggio compreso.
Ci trovammo a cena io, un vecchiotto di Roma e un cameriere dal colorito verdastro.

Ricordo che percorrevo i corridoi sballottata a destra e sinistra e facevo la spola tra la nostra cabina e il ponte dove c’erano le roulotte per controllare che non finissero in mare.

In qualche modo arrivò anche il mattino e la calma.

Verso il pomeriggio arrivammo ad Ancona e così noi e i Rampoldi ci salutammo.

So che la prima cosa che fece mio padre il giorno dopo fu mandargli le 50.000 lire.

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lunedì 9 marzo 2015

Il video della settimana - 11/2015 - Star trek: Enterprise



Ogni tanto ho scritto di sigle televisive.

Ci sono musiche e immagini che riescono a introdurti “spiritualmente” nella storia che andrai a vedere e che ti rimangono appiccicate per sempre.

Twin Peaks, Una mamma per amica, Happy days, Fame, Friends….

Le ascolti e il pensiero va lì, dove hai lasciato i personaggi che avevi imparato a conoscere così bene ed è come ricordare qualcosa di reale, come se anche tu avessi fatto parte di quella storia.




Da qualche settimana Rai4 ripropone la serie Star Trek: Enterprise, la quinta ambientata nell’universo Star Trek e, lo dico per chi non mastica questo argomento, si tratta di un prequel.

Infatti racconta avvenimenti accaduti circa 150 anni prima di quelli narrati nello Star Trek degli anni ’60, quello con il capitano Kirk e Spock tanto per intenderci.

I puristi non me ne vogliano, ma è la serie che preferisco.

L’umanità ha da poco scoperto la mitica “velocità curvatura” e a bordo della nave spaziale Entrerprise si avventura in galassie lontane per conoscere nuovi mondi e i loro abitanti.

Il capitano Archer è un uomo empatico, con un grande senso del dovere e dell’onore, appassionato di pallanuoto e accompagnato in questa avventura dal suo beagle Porthos, un cagnolino meraviglioso.

Il sub-comandante T’Pol è il personaggio preferito da mio marito.
Infatti si tratta di una vulcaniana con un fisico da capogiro, fasciato da una tutina aderentissima.
In quanto vulcaniana non mostra emozioni e vive secondo una logica stringente che mi fa spesso desiderare di prenderla a sberle e scuoterla violentemente. Ma ogni tanto, vista la sua coabitazione forzata con gli umani, dà prova di qualche sentimento e la sua espressione cambia leggermente.

Poi c’è Hoshi, l'ufficiale alle comunicazioni, che riesce ad imparare qualsiasi lingua in pochi minuti, cosa per la quale io provo grande invidia.

L’altro alieno dell’equipaggio è il dottor Phlox, un denobulano, sempre ottimista e sorridente. Cura qualsiasi malattia usando animali alieni e sostanze abbastanza schifose con risultati sorprendentemente positivi.

C’è l’ufficiale scientifico Trip e l’addetto agli armamenti Reed, che spesso battibeccano ma insieme riescono sempre a risolvere qualsiasi problema.

Una bella squadra cha avevo lasciato una decina di anni fa (la serie è finita nel 2005) e che sono stata proprio contenta di ritrovare.

Tornando alla sigla: un piccolo capolavoro.

La canzone è cantata da un tenore inglese, tale Russel Watson e si intitola Where my heart will take me.

E’ stata usata come sveglia su due Space Shuttle, così tanto per raccontarvi un piccolo aneddoto.

Le immagini che l’accompagnano raccontano alcuni punti salienti della storia delle esplorazioni, prima in mare e poi in aria fino allo spazio. Disegni di Leonardo, velieri, i fratelli Wright, Amelia Earhart, missioni Apollo, l’impronta sul suolo lunare, la stazione spaziale, il primo shuttle fino alla prima astronave Enterprise Nx-01.

Racconta la voglia dell’uomo di superare i propri confini.

Secondo questa storia mancano poche decine di anni alla creazione del motore a curvatura proprio da parte del padre del capitano Archer…

" It's been a long road getting from there to here.
It's been a long time but my time is finally near.
And I'll see my dream come alive at last.
I'll touch the sky.
And they're not gonna hold me down no more... No,
they're not gonna change my mind.
Cause I got faith of the heart.
I'm going where my heart will take me.
I got faith to believe. I can do anything.
I got straight of the soul.
And no-one's gonna bend or break me.
I can reach any star.
I got faith, I got faith, faith of the heart"



domenica 8 marzo 2015

La foto della domenica Marzo/2*2015 - Lessinia

Ogni tanto cedo alle lusinghe di Groupon.
Provo un parrucchiere nuovo o un'estetista.
Compro magari uno spazzolino elettrico ma non mi ero mai azzardata a provare le offerte dei ristoranti.




Invece qualche mese fa un menù tipico trentino aveva fatto breccia nel mio scetticismo e così l'avevo acquistato.

All'inizio della settimana ci siamo decisi a prenotare e così ieri siamo stati a pranzo ad Ala di Trento sui monti Lessini.

E' andato tutto benissimo: bello il posto, buono il cibo, stupenda la giornata.









Leggermente appesantiti dai canederli e dalla carne salà e un po' ottenebrati dal Teroldego, ci siamo spinti fino al Passo delle Fittanze.

Lì l'aria era veramente tagliente e abbiamo riacquistato un minimo di lucidità.

E' stato bello vedere ancora la neve ma intuire l'arrivo dell'imminente primavera.







Abbiamo passeggiato e scattato foto.





C'era chi era senza fiato per l'altitudine e chi per i troppi baci...


  


Prossimo acquisto cena srilankese o tigelle e gnocco fritto a volontà?




La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta.

sabato 7 marzo 2015

Istantaneamente femminile



Vi ho raccontato spesso delle mostre fotografiche che visito.

Gli autori degli scatti sono quasi sempre uomini.
Quasi.

Quale modo migliore per celebrare questo fine settimana dedicato alla festa della donna se non quello di condividere con voi le belle emozioni che mi ha dato la mostra "a a a"  presso lo spazio Bookique a Trento?

Conosco personalmente la polaroider Lucia Semprebon, una signora molto dolce e garbata che ha il merito di rendere dolci e garbate tutte le modelle che fotografa.




Ragazze cazzute, tatuate, solitamente con lo sguardo torbido e il piercing a spaglio, davanti al suo obiettivo rivelano la loro pura e semplice femminilità in modo disarmante.


Credo che Lucia sia una persona di grande empatia e che riesca a creare un ambiente molto sereno intorno a sè.  Si intuisce una grande complicità sul set, quel tipo di complicità che ci può essere solo “tra donne”.



Aver scelto la tecnica istantanea e quindi l’uso di vecchie Polaroid aggiunge ulteriore romanticismo alla foto.
Non è una scelta facile, anzi.   




Un polaroider oggi è giocoforza costretto ad usare apparecchi vecchi di 15, 20, 30 e anche 50 anni. Restaurati ma decisamente obsoleti sotto molti punti di vista.

Soprattutto ha a disposizione pellicole che niente hanno a che vedere con quelle che per esempio usavano Helmut Newton o Andy Wahrol.

Impossible Project che da qualche anno ha ripreso a produrle non può più usare i componenti chimici di allora, troppo inquinanti, e quindi è una continua sperimentazione.

Bisogna tener conto di tanti fattori, usare alcune cautele e spesso anche pregare aiuta.

Insomma è un piccolo azzardo.
Però Lucia in questo caso vince. Alla grande.


P.S.

La mostra  si trasferisce all’Impossible Store di Maranello dal 14 al 28 marzo.


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lunedì 2 marzo 2015

Il video della settimana - 10/2015 - Radiohead



Non so se credo ai segni del destino, ma Creep, la canzone dei Radiohead che condivido questa settimana, è stata praticamente una scelta obbligata.




Durante la prima puntata di The voice of Italy una sconosciuta siciliana ne ha fatto una versione che mi ha colpito profondamente e lasciata con l'occhio lucido e un brividino lungo la schiena.




Poi alla televisione e alla radio hanno continuato a promuovere l'uscita imminente dell'ultimo film di Sergio Castellitto: Nessuno si salva da solo, dove la musica in sottofondo è proprio quella di Creep.


Una canzone uscita nel 1992, che io credo di non aver mai sentito prima.
Infatti i Radiohead sono un gruppo "alternative rock" che ho sempre scansato, non so bene perchè.

Invece in questi giorni sto cercando di mettermi al pari ed è un vero piacere.
In Inghilterra Creep non era piaciuto molto ed era stato giudicato dai critici troppo deprimente.
Per fortuna nel resto del mondo le cose sono andate diversamente e da allora il gruppo ha venduto più di 30 milioni di dischi.

Bravi bravi. E per niente deprimenti.
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#unviaggiovintage 2 - Il mio primo viaggio all'estero

Ci ho preso gusto.
La bella iniziativa di Monica del blog Alla ricerca di Shambala ha scatenato il web e i post si susseguono incessanti, uno più bello e interessante dell'altro.

Io me li sto leggendo con piacere e nello stesso tempo con una punta di mestizia, dato che vengono considerati "vintage" anche viaggi che risalgono a nemmeno 10 anni fa...

Con il mio contributo odierno invece vi trasporto indietro di mezzo secolo.

Non avevamo ancora la roulotte, mio padre non faceva diapositive ma solo negativi in bianco e nero, che sviluppava e poi stampava nella sua camera oscura.
Ai tempi aveva una Rolleiflex che vorrei tanto non avesse venduto!

Aveva appena comperato una Fiat 1300 e una tendina avveniristica tipo igloo, gonfiabile.

I miei vaghissimi ricordi mi vedono dormire in mezzo a loro, che avevano una brandina ciascuno, mentre io stavo su un materassino telato blu.
Ricordo che allungavo in alto la manina per stringere quella di mia madre e mio padre, da friulano duro qual era, dopo un po' se ne usciva con un "basta con queste smancerie!".

Eccoci qui nel camping di Porec in Istria, allora facente parte della Jugoslavia.



Avevamo fatto amicizia con altri italiani, tra i quali una famiglia di Bolzano, con un bambino mio coetaneo. Sparivo spesso per giocare con lui e quando mia madre chiedeva agli altri se mi avevano visto, loro rispondevano che ero in giro col figlio del "dinamitardo".  (In quegli anni i tirolesi volevano affrancarsi dall'Italia e vennero fatti saltare molti tralicci e ci furono diversi morti).
Io ovviamente non capivo...

Le altre foto che ho recuperato sono state scattate al Limski Kanal o canale di Leme, lungo 11,5 chilometri, che ho visitato anche pochi anni fa e ho trovato sempre bellissimo.


Una chicca per i più giovani: nel 1958 qui era stato girato il film "I Vichinghi", con Kirk Douglas e Tony Curtis.
Il canale ricorda un Fiordo Norvegese e quindi vennero costruiti qui tutti i vari set.
Quello che vedete è il villaggio vichingo che è stato sfruttato dagli jugoslavi a scopi turistici fino a quando non è crollato, penso negli anni '70.




La cosa che ricordo bene della Ex Jugoslavia di allora erano le scarpe delle cameriere dei ristoranti, di tela con i lacci, ma aperte sulla punta e sul tallone.
Si pagava con i Dinari e si beveva la JugoCola.
La foto di Tito era ovunque.

Preistoria.
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