In trasferta a Padova per un giro di “parentado” tra suoceri, figliastri e
cognati abbiamo trovato il tempo per andare a visitare il “Vintage Festival” presso
l’ex Tribunale.
La location è un trionfo di antico e moderno, tra archi, marmi, putrelle e
vetri.
Nella cosiddetta Agorà c’erano diversi banchi pieni di quasi tutto quello
che io ho ancora nell’armadio o al limite in cantina.
E già qui sale un filo di fastidio per l’evidente anzianità della sottoscritta
o, piuttosto, per l’esagerata nobilitazione di vestiti e oggetti che io
considero solo demodè.
Ma transeat.
Nelle varie balconate e gallerie che si diramano dalla piazza centrale erano
presenti esposizioni di quadri e foto, mentre in molti locali si tenevano “workshop”
e “lab”.
Workshop e Lab: due parole abusate che tanto per cambiare iniziano a
infastidirmi sempre di più.
Ma andiamo avanti, verso l'unica cosa che mi sia veramente piaciuta: le scultura di Koji Yoshida e Dario Tironi.
Due artisti che assemblano tutti i materiali di scarto tecnologico trasformandoli in coloratissime statue.
Le interpretazioni possono essere molteplici: la vita sulla terra è minacciata dai milioni di rifiuti che rischiano di sommergerci. Oggetti ancora funzionanti ma obsoleti.
Noi stessi siamo formati non più di carne e ossa ma esistiamo per le cose che ci appartengono: i telefonini ed i vari gadget informatici.
Insomma siamo uomini tecnologici o uomini spazzatura?
La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta
domenica 16 settembre 2012
venerdì 14 settembre 2012
Pechino Express
Ieri sera dopo aver rivisto la mia consueta puntata di Una mamma per amica, irrinunciabile replica che mi fa sempre bene al cuore, sono finita su Rai due dove stava per iniziare Pechino Express.
Trattasi di reality in differita, dove varie coppie male assortite e più o meno famose devono percorrere 10.000 chilometri dall’India alla Cina, con a disposizione solo un euro a testa al giorno.
Non ho più staccato gli occhi dallo schermo fino alle 23.30 quando è finita la puntata.
Le immagini erano bellissime ed il montaggio non ha lasciato momenti di stanca.
Nonostante la presenza del principe Emanuele Filiberto che fa da inviato speciale, il programma mi pare azzeccato e molto divertente.
Si segue il peregrinare di queste persone completamente avulse dalla realtà indiana, costrette a fare l’autostop, carichi come muli con 45 gradi di temperatura, senza denaro, che non sanno la lingua e parlano un inglese che solo gli italiani riescono ad inventarsi.
Ci sono Patty e Silvano di Camera Cafè, simpatici, con un look da barboni che consola e le due veline uscenti, carine e dolci, che parlano un inglese da prima elementare: “Space for sleep?” “Help we, please!” .
C’è quel mascherone da fontana di Simona Izzo con il figlio di Venditti, burino quanto basta e che la odia.
C’è Costantino della Gherardesca, di Chiambrettiana memoria, molto alla mano questa volta, assieme al nipote quasi coetaneo. Gli unici che parlano inglese perfettamente.
Il cuoco esaltato Simone Rugiati con una pseudo fidanzata modella, che sicuramente lascerà entro poche puntate.
Gli sciatori, i ballerini, una coppia di mezza età sovrappeso e due fratelli vecchietti.
Insomma lo spettacolo non è mancato.
Gli indiani si sono rivelati un popolo povero ma molto generoso.
Gli hanno ospitati, gli hanno dato passaggi gratis, sono stati sempre amichevoli.
Mi ha colpito la confusione perenne che c’è per strada, dove circolano tutti i mezzi di trasporto che la fantasia può immaginare ed il degrado e la sporcizia presenti ovunque.
Immagino le paccate di Enterogermina che dovranno spararsi i nostri concorrenti…
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giovedì 13 settembre 2012
Uomini in vetrina
Oggi c’è questa bella notizia (Corriere.it) che può anche essere un incentivo, se ce ne
fosse bisogno, per andare a Parigi.E’ stato aperto un Temporary Shop dove si possono visionare uomini seminudi in scatole trasparenti ed eventualmente contattarli per un successivo incontro.
Temporary perché poi l’aria finisce o perché vanno esauriti subito?
Qui bisogna indagare. Leggo che alcuni suonano, altri parlano, altri ballano.
“Sa voltà el globo” (il mondo si è capovolto) avrebbe detto mio nonno.
In ogni caso è vero.
Altri negozi di questo tipo saranno aperti in varie località europee ed in fondo si può capire: trovare un uomo decente e disponibile è sempre più difficile, pare.
Forse si tratta di una trovata pubblicitaria per lanciare qualcosa d’altro, tipo i virgultoni che si trovano nei negozi Abercrombie con i quali farsi fotografare, fintamente disinvolte.
Mah… sarà che sono fuori dal giro da molto tempo, ma questa storia dell’uomo oggetto non mi diverte più di tanto.
Già è acceso da tempo il dibattito sulle donne oggetto ed adesso invece di diminuire, il problema raddoppia.
Non mi piace l’idea della donna che si comporta da “uomo” della peggiore specie, da quello che valuta il possibile partner come un pezzo di bestiame al mercato.
Ma dove sono quei bei rituali del corteggiamento classico, gli sguardi, i primi discorsi, i fiori, i gesti gentili.
Qua siamo proprio terra terra. Imbarazzante.
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martedì 11 settembre 2012
Sogni inquietanti
Questa mattina all’alba io e mio marito ci siamo svegliati quasi contemporaneamente, eravamo turbati ed il motivo erano i sogni che avevamo fatto.
Il mio sogno.
Stavo pulendo il bagno (tanto per cambiare…) e arriva a casa mio marito, che è Tom Cruise, di ritorno da una delle sue missioni impossibili.
E’ a torso nudo (ovvio) e specchiandosi si guarda la schiena ferita, preoccupato.
Io esclamo: “no, ancora cicatrici!”.
La sera mia madre (che cavolo ci fa nel mio sogno???) organizza una festa di bentornato seminando fettine di salmone affumicato come le briciole di Pollicino lungo un percorso costellato di sculture di burro.

Il suo sogno.
Sta percorrendo il cammino di Santiago con Laetitia Casta.
Sono stanchi, sporchi e vestiti da pellegrini medioevali.
Non hanno alcun tipo di intimità, anzi, e parlano pure pochissimo.
Conclusioni.
Le mie: “Cosa diavolo abbiamo mangiato ieri sera?”
Le sue: “Io e te scopiamo troppo poco!”
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lunedì 10 settembre 2012
Paralimpiadi: una bella lezione
Sono finite ieri sera con una splendida cerimonia come splendidi sono stati tutti i dodici giorni di gare.
Sarò sincera, all’inizio mi sono imposta di guardarle.
Non ho vergogna ad ammettere che preferisco girare lo sguardo dall’altra parte di fronte alla disabilità.
Mi sento in imbarazzo, a disagio, in colpa e così via…
Penso a me, alla mia famiglia, a quanto siamo fortunati, a quanto diamo per scontate le nostre abilità, a come viviamo tranquilli senza soffermarci mai più di un attimo sul problema handicap.
Ma ho acceso la televisione sul Rai Sport 1 e ho seguito moltissime gare.
Dopo i primi momenti di commozione mista a brividi, ho cercato di guardare oltre il problema e apprezzare il gesto atletico e godermi la competizione. Punto.
Mi sono messa nei panni degli atleti.
Ho pensato che ne avranno fin sopra i capelli di sguardi pietosi, di mani pronte a sorreggerli, di “corsie preferenziali” che in un certo senso li ghettizzano.
Se sono andati alle Olimpiadi è perché vogliono essere guardati e apprezzati per quello che sanno fare e non per quello che potrebbero eventualmente fare se fossero normodotati.
Si divertivano veramente.
Come e forse di più dei campioni ammirati un mese fa.
Si percepiva la voglia di essere sostenuti in quanto rappresentanti sportivi del loro paese, senza badare ad altro.
Ognuno aveva storie diverse alle spalle.
Alcune incredibili di incidenti o di malattie, altri erano semplicemente nati così, con qualche dimenticanza genetica.
Era bello vedere come erano stati accorpati nelle varie categorie, cercando di uniformare la loro capacità sportiva “residua”.
Le più tremende come impatto visivo sono state le gare di nuoto.
La mente si rifiuta di accettare che un tronco con quattro moncherini possa nuotare, ma i fatti dimostrano che è possibile e che si può battere chi magari ha ancora le braccia o le gambe.
Ho scoperto il Sitting Volley, con un Lucky Luchetta telecronista scatenato, ed il calcio per i ciechi, dove la palla ha all’interno dei sonagli ed il pubblico deve stare in silenzio religioso.
Le gare di Handbike con il magnifico Alex Zanardi e le avvincenti partite di pallacanestro in carrozzina.
Mi è piaciuto il pubblico, sempre presente in massa e festoso.
Mi sono piaciuti i commenti urlati di Lorenzo Roata, mio conterraneo, e le interviste agli atleti sempre così disponibili e poco “mondani”, dispensatori di messaggi e auspici meravigliosi.
Mi sono divertita e, senza retorica, arricchita molto.
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domenica 9 settembre 2012
La foto della domenica - 09/09/2012
Oggi, seconda domenica del mese, obbligo di un giro a Villafranca Veronese dove si tiene il consueto mercatino dell'antiquariato.
E' soprattutto una scusa per fare una passeggiata ed andare a bere il caffè da Fantoni.
Questo bar fa parte di quei locali storici pieni di fascino che io amo molto.
Fu fondato nel 1842 da Giovanni Fantoni, che fu anche il creatore della ricetta e della forma delle celebri sfogliatine di Villafranca.
A Giovanni succedette il nipote, il cavalier
Marcello Fantoni, che aveva ereditato dal nonno l'arte pasticcera
quando ancora la città del Quadrato era austriaca.
Marcello, con la sua grande fantasia, era riuscito in quegli anni a far filtrare la storia attraverso i dolci peccati di gola.
Infatti, mentre attorno a Villafranca ruotava il Risorgimento, Fantoni sfornava la "Torta della pace" ed i " Biscotti Umberto", in onore del principe che si batté sul Quadrato.
Per Gabriele D'Annunzio e i suoi legionari distillò "l'Acqua di Fiume", un liquore così apprezzato dal poeta che lo elogiò in una lettera al cavalier Marcello esposta in bella vista.
La foto della domenica è un'iniziativa di "Bim Bum Beta".
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| Corso Vittorio Emanuele II con il Castello Scaligero sullo sfondo |
E' soprattutto una scusa per fare una passeggiata ed andare a bere il caffè da Fantoni.
Questo bar fa parte di quei locali storici pieni di fascino che io amo molto.
Fu fondato nel 1842 da Giovanni Fantoni, che fu anche il creatore della ricetta e della forma delle celebri sfogliatine di Villafranca.
| Le belle confezioni di cartoncino con le mitiche sfogliatine |
Marcello, con la sua grande fantasia, era riuscito in quegli anni a far filtrare la storia attraverso i dolci peccati di gola.
Infatti, mentre attorno a Villafranca ruotava il Risorgimento, Fantoni sfornava la "Torta della pace" ed i " Biscotti Umberto", in onore del principe che si batté sul Quadrato.
Per Gabriele D'Annunzio e i suoi legionari distillò "l'Acqua di Fiume", un liquore così apprezzato dal poeta che lo elogiò in una lettera al cavalier Marcello esposta in bella vista.
La foto della domenica è un'iniziativa di "Bim Bum Beta".
giovedì 6 settembre 2012
I depositari del buon gusto
Qual è la regola aurea che stabilisce cosa è e cosa non è di buon
gusto?Lo spunto mi viene grazie ad una bellissima rubrica presente nel blog “Tutto il resto è gioia" chiamata “Wunderkammer” (camera delle meraviglie).
Il blogger pubblica periodicamente fotografie di oggetti brutti brutti che gli mandano i suoi lettori.
E’ un trionfo di bomboniere, oggetti vinti nelle pesche di beneficienza, paccottiglia varia.
Questa settimana ho contribuito anch’io spedendo la foto di una radio-teschio che fa parte della collezione di radio di mio marito.
E’ decisamente orripilante e come valore aggiunto ha che quando è in funzione i buchi degli occhi si illuminano e oscilla battendo le mascelle…
Però tra i commenti c’è stato pure qualcuno a cui è piaciuta.
Quindi vale sempre la legge del “tutti i gusti sono gusti”, del “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”?
Nel mio film bibbia “Harry ti presento Sally”, ad un certo punto si diceva che tutti pensano di avere buon gusto, anche quelli che non ce l’hanno.
Discutevano di un tavolino fatto con una ruota di carro a cui erano state messe delle gambette.
Guardando la scena anch’io lo trovavo orrendo, mentre mio marito diceva che era carino.
Chi avrà ragione?
E’ un argomento spinoso e bisogna sempre stare attenti a non offendere nessuno.
Per esempio io detesto gli oggetti Swarovski e amo quelli di Thun, ma siamo sicuri che tutti questi angioletti e animaletti paffuti siano di buon gusto? Mah…
Ho sempre pensato che non bisogna unire due fantasie ed invece adoro i vestiti Desigual che mescolano righe, ghirigori, pizzetti e tessuti diversi.
Pensavo di andare sul sicuro detestando le palle di vetro con la neve dentro ma una volta ne ho vista una collezione intera proveniente da tutto il mondo e l’ho trovata bellissima.
Insomma cercherò di barcamenarmi tra qualche punto fermo (mai calze a rete il mattino) e centinaia di dubbi (marrone e nero insieme sono così brutti?, mai diamanti prima di mezzogiorno?, prodotti di Capodimonte in discarica diretti?, il gessato solo ad Al Capone?...).
Sto cercando di rivalutare una tovaglietta da te, regalo di nozze di uno zio francese.
Ha stampati tutti i monumenti dell’Alsazia, ripresi anche sui tovagliolini.
Magari lavandola sbiadisce…il color seppia è sempre di buon gusto!
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