lunedì 16 giugno 2014

Il video della settimana - 25/2014 - Marco Ferradini

Per una serie di associazioni di idee sono arrivata a proporvi questa canzone mito, uscita nel 1981 ma che ancora imperversava l'estate successiva.

Siccome nel post precedente ho pensato al 1982 e a quell'estate magica per tanti versi, non poteva mancare questo pezzo simbolo di quel periodo.

Teorema è la canzone che ogni cantautore desidera scrivere e che nello stesso tempo odierà per sempre.

Quella che ti dà il successo ma che ti inchioda lì, senza possibilità di evolvere, svincolarti e proseguire con altri brani allo stesso livello.

Marco Ferradini era nel mondo della musica prima e ci è rimasto dopo, ma non c'è verso: lui è quello di Teorema. Punto.

La canzone si presta a infinite discussioni: è più azzeccata la prima parte, quella dove l'uomo ferito dice che bisogna trattare male una donna altrimenti si verrà lasciati inesorabilmente o è più vera la seconda parte dove più ottimisticamente si dice che l'amore arriva a chi rimane se stesso?

Aldo, Giovanni e Giacomo propendono per la prima ipotesi:





venerdì 13 giugno 2014

Io come Giancarlo Giannini

In questi giorni gira insistente in tv lo spot sui mondiali di calcio dove un ahimè attempato Giancarlo Giannini ci racconta, con la sua migliore voce alla Al Pacino, dei suoi ricordi di tifoso italiano.

Ecco, pur non essendo vecchia come Giannini, condivido ogni sua citazione.
C'ero già anch'io.

In fondo vi dirò che non è male esserci stata. Sono bei ricordi.
Momenti di stupida, breve ma autentica felicità.

Momenti di condivisione, di urla, di imprecazioni, di scongiuri.
Pomeriggi caldi e serate caldissime di estati ormai lontane.

Chiaramente, non essendo io un'appassionata di calcio "seria" ho memorizzato solo alcuni episodi e sarò quindi molto imprecisa.
Non chiedetemi date, minuti dei gol, e via dicendo.

Allora partirò dal ricordo più lontano: Italia-Germania 4-3 nel 1970.
Ero con i miei genitori in un camping sul lago di Garda, dove passavamo i fine settimana prima di partire per i nostri viaggi.

Ricordo una grande stanza con un piccolo televisore in bianco e nero in alto su un trespolo e i turisti tedeschi impazziti e gli italiani che ad ogni gol gli facevano il gesto dell'ombrello...
Con i miei amichetti stavamo giocando fuori e ad ogni esplosione di urla entravamo a chiedere chi aveva segnato...
Per la finale invece eravamo a Belgrado, sempre in una sala comune di un campeggio e ricordo solo che noi eravamo gli unici tifosi dell'Italia perchè ogni altro straniero teneva per il Brasile di Pelè.

Comunque, durante tutto quel viaggio che ci ha portato fino in Turchia, abbiamo sempre incontrato gente che ci parlava dei nostri calciatori con ammirazione, sbagliando un po' i nomi tipo "Boninsena", Ribera, ma era divertente sentire qualche bulgaro o qualche turco dire "Germany KO" e applaudire.

Del 1974 ricordo solo che eravamo in Francia e i giornali titolavano: "Triomphe de Mueller". Fine.

Del 1978 vuoto totale.

Ma del 1982 ricordo ogni singola partita.

Quelle viste a fianco dei miei in salotto, quella contro il Brasile a casa della Elena, con suo padre che sbraitava e si alzava dal divano.  Ero dovuta tornare a casa prima che finisse e ricordo il silenzio spettrale per strada, solo il rumore del mio motorino e delle cicale, poi un boato.
Avevamo segnato ancora!

La foto qui sotto è stata scattata domenica 11 luglio.  Con la mia compagnia di allora eravamo andati sui Monti Lessini in cerca di frescura, portandoci la bandiera e facendo gli scemi.


Quello a destra, detto "il genietto" non approvava...

La sera a casa del primo a sinistra abbiamo ritirato subito la bandiera dal balcone appena Cabrini ha sbagliato il rigore.
Poi, per fortuna è andato tutto benissimo e siamo corsi in Piazza Brà a fare il bagno nella fontana insieme a migliaia di persone festanti.
Clacson, trombe, e tanti abbracci e baci con sconosciuti felici.
E tutta l'estate a ballare una canzone assurda che diceva "Da da da, son tutti figli di Bearzot".

Perchè io mi ricordi un altro mondiale bisogna arrivare al 2002, quando fuori l'asilo di mia figlia ascoltavo la radiocronaca della partita con la Corea e l'arbritro Moreno ci ha annullato un gol regolare.
Poi loro hanno segnato il golden gol e noi siamo stati sbattuti fuori.
Con tutti i genitori dei bambini all'uscita ci guardavamo mogi, scuotendo la testa.

Invece il primo ricordo del 2006 è il tentato suicidio di Pessotto e Cannavaro che gli dedica la vittoria contro l'Ucraina. Tremendo.
Per fortuna tutto è andato per il meglio ed è stata di nuovo una grande gioia.
Eravamo in Val di Non quando abbiamo battuto la Germania. Una vittoria che vale sempre doppio...
Finale indimenticabile con testata di Zidane a Materazzi e poi l'ansia di quando finisce ai rigori.
Anche qui altri tormentoni: Siamo una squadra fortissimi di Checco Zalone e Seven Nation Army degli White Stripes (Po po po po po pooooo).

Arriviamo a oggi, perchè del 2010 non ho fatto a tempo ad imparare la parola "Vuvuzela" che eravamo fuori!

In Brasile non so come andrà.
Quello che ho visto finora durante le amichevoli non mi ha fatto ben sperare.
Ma non sarebbe la prima volta che partiamo in sordina e poi magari avviene il miracolo.
Incrociamo le dita quindi: Forza Azzurri!
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martedì 10 giugno 2014

#sensomieiviaggi - La locandina degli spettacoli nel mondo




Eccoci all'ultimo atto per quanto riguarda il tema de "Il senso dei miei viaggi" di questo mese.

Avevo proposto "Spettacoli" e allora che spettacolo sia!




 
Come Marco Polo siamo partiti da Venezia.

Quindi non possiamo perderci il suo famoso Carnevale. Ce lo mostra Chiara


Abbiamo girovagato su e giù per l'Italia.
 
Norma ci ha portato alla sagra del fuoco di Recco



Poi è stata la volta della festa a Castiglione del Lago con Chiara




E poi il destino, un luogo e uno spettacolo per Monica




Abbiamo visitato con RobbyRoby il festival dei gufi




Abbiamo rievocato una cerimonia di un tempo lontano con Antonella




Assistito al processo alla strega con Audrey




Ci siamo gelati  con Monica  durante la fiaccolata




Già che eravamo infreddoliti siamo saliti in Germania, ma ci siamo scaldati con le bevute di Chiara



Poi abbiamo puntato a sud perchè avevamo voglia di mare.

Ecco la corsa dei cavalli in spiaggia di Luna




Già che eravamo in Africa siamo scesi più giù con Alessandra




E finalmente abbiamo puntato a est con Francesca



Invece di tornare indietro abbiamo deciso che la terra è rotonda e bisogna girarsela tutta.

Attraverso l'oceano fino a Bali con Patrizia, 




E poi siamo volati nel selvaggio West degli Stati Uniti con Stefania




Una puntata anche in Sudamerica, per non far torto a nessuno.

Cosa potevamo fare in Argentina? Abbiamo ballato con Federica!




Ma era tempo di tornare in Europa, e dove se non in Spagna, punto di partenza e arrivo di grandi viaggiatori?!

Ci siamo rilassati giocando con Clara



Ed eccoci in un attimo al punto di partenza, Venezia, dove siamo stati accolti dal mio grande, ma disastrato, spettacolo pirotecnico




Ci siamo divertiti, stupiti, infreddoliti o accaldati, commossi e anche un po' arrabbiati come può capitare in ogni viaggio che si rispetti.

Grazie a tutti i partecipanti!



Vi ricordo che il prossimo appuntamento con I sensi dei miei viaggi è per il 20 giugno e sarà curato da Monica del blog Idee di tutto un po' .
Io già non vedo l'ora!

P.S.
Scusatemi se non risponderò subito a vostri eventuali commenti ma, a proposito di spettacoli, sto partendo per Milano dove stasera assisterò al mega concerto dei Linkin Park all'ippodromo di San Siro. Tornerò domani pomeriggio.
Alla prossima!
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lunedì 9 giugno 2014

Il video della settimana - 24/2014 - Duran Duran

Oggi è un giorno particolare per me.

Molti dei miei lettori che sono anche amici su Facebook sanno che in questa data mi sono accadute due cose importanti:
1) sono nata e
2) molti anni dopo ho conosciuto il mio futuro marito.


Ma il blog esiste da quattro anni ormai e di questi due argomenti ho scritto in lungo e in largo (qui, qui, qui....) così oggi non vi tedierò più di tanto ma coglierò l'occasione per condividere con voi una canzone che durante l'estate "galeotta" del 1993 andava molto: Ordinary world dei Duran Duran.

Ecco io non sono mai stata una di quelle che impazzivano per Simon LeBon.
Troppo leccato, troppo paffuto, non so.
Se mai preferivo John Taylor...

In ogni caso molte delle loro canzoni hanno fatto da colonna sonora alla mia gioventù e questa in particolare trovo sia bellissima.

Il video in realtà contrasta con il testo, dato che mentre vediamo un bel matrimonio in un orto botanico, Simon ci parla di un suo amico che è morto e del mondo mediocre in cui vive senza speranza di poterlo più incontrare.

Ma tante volte sarebbe meglio non capire i testi e godersi soltanto il suono di musica e voci, soprattutto in questo caso dove la chitarra ha un assolo meraviglioso (Warren Cuccurullo ne è l'autore).

A proposito di bei pezzi, ne condivido un altro, di una decina di anni prima: Save a prayer.




Eh, bei tempi quelli dei Duran Duran e degli Spandau Ballet... com'ero giovane! Uffa..
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giovedì 5 giugno 2014

#sensomieiviaggi - Ultimo spettacolo


Eccomi qui a pubblicare per ultima il mio post sul tema che ho proposto questo mese per “I sensi dei miei viaggi”.

Il bello è che quando ho deciso il tema non mi sono minimamente preoccupata di pensare alle mie foto, salvo poi rendermi conto che avevo poco o niente da condividere.

Succede infatti - e una volta succedeva ancora più spesso - che trovandosi in mezzo a qualche evento spettacolare ci si limiti a viverlo senza pensare di fotografarlo.

Per esempio sono stata a Monaco di Baviera durante l’Oktoberfest ma non ho nemmeno una foto!

Mi sono trovata coinvolta nella parata annuale dei portoricani davanti al Metropolitan Museum di New York e ho fotografato la sua facciata e solo per sbaglio si vede un po’ di folla in basso…

Così ho racimolato tre foto con grande fatica e non sono per niente soddisfatta!

Intanto resto in Italia, addirittura solo in Veneto, dove per la prima foto faccio un brevissimo viaggio: da casa mia in centro a Verona (8 km)!


 

Una sera di maggio di due anni fa io e mio marito stavamo andando a teatro ad un concerto di Stefano Bollani.
Eravamo in anticipo e così abbiamo fatto due passi. 

C’era un gran movimento e si è scoperto che stavano arrivando le auto che correvano la Mille Miglia, partita poche ore prima da Brescia!
Siamo riusciti a vedere la sfilata delle Ferrari davanti Castelvecchio e poi, dopo il concerto, abbiamo visto passare da Piazza Brà le ultime auto d’epoca.



La seconda foto è stata scattata poche settimane fa, durante una delle nostre consuete puntate verso i vari mercatini dell’antiquariato in zona.

La terza domenica del mese ce n’è uno a Soave, un delizioso paesino circondato da mura e dominato dal suo Castello Scaligero.

Era in corso una parata risorgimentale, animata da 30 rievocatori del “Plotone storico Ippolito Nievo”.
Molto carino davvero.



L’ultima foto invece non è capitata per caso.  Anzi.

Potrebbe configurarsi anche un crossover con "Le disavventure dei miei viaggi" di qualche tempo fa.

Orbene, mio marito è iscritto ad un’associazione manageriale che oltre fornire assistenza professionale, gestire rimborsi sanitari e fondo pensione, organizza anche gite, vacanze, tornei di golf ed altre amenità per i soci. 

Noi non partecipiamo mai.  Anzi aborriamo proprio.

Però quattro anni fa arriva la proposta di una "gita esclusiva"  in occasione della famosa Festa del Redentore a Venezia che ha il suo momento clou nello spettacolo pirotecnico.

Si trattava di partire col pullman da Verona e arrivare a Fusina dove avremmo degustato un aperitivo per poi imbarcarci su una motonave che ci avrebbe portati al bacino di San Marco e ritorno. 

A bordo era prevista la cena e l’intrattenimento musicale fino a mezzanotte, quando sarebbero iniziati i fuochi.

Nonostante il prezzo non proprio economico decidiamo che ne vale la pena.  

L’incubo è iniziato a Fusina, dove decine di pullman provenienti da ogni dove hanno scaricato centinaia di persone in "gita esclusiva" e tutti si sono fiondati sotto due gazebo dove servivano Bellini tiepido, affannandosi come non ci fosse un domani.

Noi abbiamo dribblato e subito raggiunto la nostra motonave accaparrandoci il primo tavolo a prua sulla terrazza in modo da godere di un po' di venticello ristoratore.

Vi ricordo che era il terzo sabato di luglio ed il sole era ancora alto. 

Abbiamo cenato gomito gomito con degli sconosciuti mangiando solo cibo rovente, con gli altoparlanti a due metri che sparavano musica da ballo e una specie di DJ, tipo Bob Sinclair dei poveri, ci ha blaterato sopra tutto il tempo.

Raggiunta la meta, alla nostra motonave si sono affiancate decine di altre imbarcazioni, ognuna con la sua musica a palla e su tutte, alla nostra immediata destra, una chiatta con due cessi chimici alle estremità e mille persone in mezzo, tipo rave party galleggiante.

Il rollio era notevole e più si avvicinava l’ora dei fuochi, più persone salivano sul terrazzo dal piano di sotto, formando una massa sudaticcia che spintonava da ogni parte.

Bisognava tenere la macchina fotografica in alto per non inquadrare le teste e tra le onde e gli urti le foto sono venute "dimmerda".

Allucinante.  

I fuochi erano stupendi però. 

Se mai vi venisse in mente di andare a vederli cercatevi un bel posticino sulla terra ferma, procuratevi un cavalletto e molto Autan.

Risparmierete denaro, non rischierete una crisi isterica e le vostre foto saranno bellissime.



Se vorrete indicarmi nei commenti quale foto preferite, la inserirò nel post riassuntivo che sarà pubblicato il prossimo 10 giugno.
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martedì 3 giugno 2014

Il video della settimana - 23/2014 - Marco Mengoni

Eccolo qui il ragazzo prodigio della canzone italiana. Non me l'ero dimenticato!
In famiglia io e mia figlia dobbiamo subire il continuo biasimo di mio marito, che lo detesta, ma la nostra ammirazione per questo talentuoso ragazzo non cala, anzi.

Fin dalla sua apparizione a X Factor del 2009 avevamo capito che era una spanna sopra gli altri.

Voce, presenza scenica, teatralità. Non manca niente.

Dischi multiplatino, premi e onorificenze in Italia e all'estero.
Dalla e Mina che lo hanno lodato pubblicamente.

Sta per uscire la versione in spagnolo del suo meraviglioso #PRONTOACORRERE dove "La valle dei re" è il quinto estratto, che condivido oggi con voi.

Ancora una volta il regista è Gaetano Morbioli, che fa viaggiare Marco per le Torricelle di Verona e fermarsi in Lungadige San Giorgio, sullo sfondo il Castel San Pietro.
Un altro omaggio alla mia città...

Scritta da Cesare Cremonini questa bella canzone parla di qualcuno che è stato tradito ma torna, pronto a vendicarsi e sicuro di essere un re tra quelli che lo amano.
Forse un sottile richiamo a chi lo voleva finito dopo il primo disco...

Vi lascio anche il video di "Non passerai" che invece è stato girato a Parigi e, cosa che dovrebbe piacere a mio marito, mostra il nostro bravo cantante usare una Polaroid per tutto il tempo e tappezzare poi la sua cucina con le foto di tutti quelli che ha incontrato per strada che lo hanno aiutato a ritornare sereno dopo la tristezza e la solitudine iniziali.





domenica 1 giugno 2014

Il conforto della scrittura




Che bella invenzione la scrittura!

Poter fissare sulla carta (vera o virtuale) i nostri pensieri, le nostre inquietudini e le nostre gioie.
Poter leggere quelle degli altri.

Io, nel mio piccolo, ne so qualcosa e sapere di poter trasferire nel blog le mie emozioni, i miei ricordi e tutto quello che non riesco a dire a parole mi è di grande conforto.

Ci sono persone però che sono molto più brave di me e trasformano il loro vissuto - passato e presente -  e i sentimenti che ne derivano, in poesia.




Venerdì pomeriggio siamo stati invitati alla presentazione del nuovo libro di poesie di Nedda Lonardi Sterzi, la mia deliziosa vicina di casa, già citata nel post dedicato al suo cagnone Urian.

Intanto la cornice dell’avvenimento era di quelle pregiate: la Biblioteca Capitolare di Verona. 


Risale al V secolo e al suo interno contiene manoscritti, incunaboli, pergamene e 72.000 volumi preziosissimi.
Vi hanno studiato tra gli altri Dante Alighieri e Francesco Petrarca.



Sedersi nella sala grande, circondati da volumi antichissimi, sapere che Papa Giovanni Paolo II l’ha visitata con grande ammirazione, ha reso l’atmosfera ancora più magica.



Nedda scrive sia in italiano che in veronese e ci parla di cose apparentemente semplici, di ricordi, di nostalgia, di amore per i suoi cari e per la natura.
In poche righe ti fa sbirciare nel suo cuore che è grande e un po’ timido.

Nella bella presentazione che le ha scritto Mons. Alberto Piazzi, per 28 anni curatore della Biblioteca, si legge che “la poesia è partecipazione vera e sentita anche nelle piccole e umili cose” che è esattamente quello che penso anch’io.


Sarà che conosco un po’ la storia di Nedda o che osserviamo la stessa natura dalle nostre finestre, ma in alcune sue poesie mi ci sono proprio trovata, come avvolta da pensieri che avevo avuto ma non ero stata capace di esternare.

Ci si è chiesti, all’inizio della presentazione, se la poesia ha ancora un senso di questi tempi. 
Se c’è spazio per qualcosa che non sia materiale, pratico, utile nel senso stretto del termine.

La conclusione per me e per i presenti era ovvia.  

Sì, lo spazio, anzi il baratro che spesso si apre nel nostro animo in questa società così competitiva, talvolta superficiale e insensibile, va proprio riempito di arte, di belle parole, di suoni melodiosi, di profumi, insomma di quella bellezza intangibile che è fondamentale per distinguerci dai calcolatori elettronici e non farci inaridire del tutto.


IL PICCOLO PETTIROSSO

Un batuffolo di piume
il piccolo pettirosso,
uno svolazzo nella mia casa.

Avrei voluto trattenerlo,
stringerlo a lungo tra le mani;
non ho rubato un attimo
alla sua tensione al volo.

Un colpo d’ali, un frullo.
Improvvisa inversione di ruoli:
per lui il libero azzurro cielo,
per me una gabbia dorata.

Poesia tratta da “Nel respiro del tempo” di Nedda Lonardi Sterzi – Gabrielli Editori