sabato 16 novembre 2013

Esercizi mnemonici



Bozeglav, chi era costui? 

Reduce da una serata di reunion con vecchi colleghi, sto ancora rimuginando.

Queste occasioni sono  un grande pungolo per rimettere in circolo vecchi ricordi, uno stimolo che andrebbe consigliato contro l’invecchiamento delle cellule cerebrali, come la Settimana Enigmistica.


Dunque ci siamo ritrovati in una ventina.   
Ai tempi eravamo più di cento, ma il risultato è stato comunque notevole visto lo scarso preavviso.  

Così, dopo i primi momenti tra l’imbarazzato e il formale, cercando di collegare il nostro aspetto attuale con quello fissato indelebilmente nella memoria a vent’anni fa, ecco che il ghiaccio si è rotto e sembrava quasi quasi una di quelle serate che trascorrevamo così spesso insieme, dopo il lavoro.

Io ero ancora la segretaria del direttore tecnico, i manager erano ancora loro e sembrava strano dargli del tu, i ragazzi avevano i capelli grigi o nemmeno quelli, ma erano loro lo stesso.

I miei ragazzi. 
Quelli che arrivavano in ufficio freschi freschi di stage da programmatore e mi chiedevano se era vero che avrebbero dovuto indossare un completo e la cravatta.

Quelli che quando gli consegnavamo i biglietti aerei dicevano che avevano paura di volare.
Gli stessi.

Così abbiamo iniziato a rievocare episodi divertenti, ma anche quelli negativi, dove però ogni cosa, siccome eravamo giovani, in fondo sembrava positiva e degna di qualche rimpianto.

Abbiamo un po’ sparlato degli assenti e fatto qualche pettegolezzo di troppo, ma ci sta.

E abbiamo iniziato a scrivere la lista dei nomi. 
Del tipo: formazione del ’90.  

Così è passata la serata, cercando di dare un nome a un soprannome o a una descrizione fisica.

Oppure si partiva con un aneddoto e bisognava collocarvi tutti i protagonisti.

Oppure uno diceva un nome e gli altri a chiedersi chi cazzo era.

Tutti li, con i nostri bravi occhialetti da presbite sul naso a sforzarci come ad un quiz preserale.

Bozeglav…adesso mi sono ricordata chi era: quello che scroccava sempre le sigarette!
Non ci avrei dormito stanotte.
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martedì 12 novembre 2013

Perchè ogni lasciata è persa...



La mia, come ho avuto modo di raccontare più volte, è un’età maledetta.

Mi capita di desiderare così ardentemente di poter tornare indietro nel tempo e poter cambiare alcune scelte che spesso mi ritrovo a fare dei sogni in cui lo faccio veramente.

Come in quei film, mi vengono in mente "Peggy Sue si è sposata" o anche "30 anni in un secondo", dove le protagoniste o sono adulte e tornano alla loro adolescenza o viceversa da adolescenti desiderano essere adulte e ci riescono.
In questo modo riparano o prevengono errori ed omissioni fatti durante gli anni.

In questo gioco mentale si esce sempre perdenti, visto che non si è dentro ad un film e quello che è fatto è fatto… o non fatto.

Che poi non vorrei assolutamente cambiare la mia vita di adesso, ma solo quello che precede l'incontro con mio marito.

E ce ne sarebbe!  Diciamo dai 16 anni ai 32.

Io sono una che si è divertita poco, per esempio.  Ma veramente.

Sempre a casa, sempre a studiare, sempre con i miei genitori, silenziosa e ubbidiente.

Ma perché?  Nessuno mi ha dato una medaglia per questo.

Quanti ragazzi che non ho baciato!   
Quanti anni ad aspettare “quello giusto” per poi sbagliare clamorosamente.

Potevo fare come la mia migliore amica che mi diceva sempre: “se non provi, come fai a sapere che è quello giusto?”. 
Lei non l’ha ancora trovato ma si è divertita decisamente più di me.

Mai fatto “berna” (termine veronese per bigiare la scuola).  
Sapevo imitare benissimo la firma dei miei.
Potevo farmi un giro anch’io da qualche parte e saltare il compito di matematica. 
Probabilmente la mia media sarebbe addirittura migliorata.

Quanti scrupoli inutili.  

Anche a Londra. 
Ero lì da sola, libera e felice, padrona del mio tempo e dei miei soldi. 
Quella volta a Soho potevo farmi il tatuaggio sul polso che desideravo tanto!   
Invece l’ombra minacciosa di mia madre mi seguiva sempre e così ho ripiegato su due buchi in un lobo. 
Grande trasgressione!
Se non ti fai un tatuaggio a 20 anni quando devi fartelo? 
Adesso,  che sulla pelle floscia verrebbe tutto sfuocato?

Anche la ciocca di capelli blu. Lì potevo farmela. Avevo pure l’amico parrucchiere. 
Ma niente, troppa paura. 
Così ho permesso a mia figlia di tingere la frangia di  verde  in una specie di nemesi che capisco solo io.

E le feste che, colpita da sindrome di Cenerentola, decidevo di lasciare prima di mezzanotte?
Perché poi è tardi, mi sgridano, domani lavoro…

Bere? Fumare? Non pervenuti.

Ascoltare gli aneddoti di quelli che ti raccontano di quella volta mitica in cui si sono ubriacati o si sono svegliati in un posto senza sapere come c’erano arrivati.
Ecco, io non posso raccontare niente di tutto ciò.

E il concerto The Wall dei Pink Floyd a Earls Court? 
Ero lì e ci sono andati tutti mentre io ho pensato di rinunciare. Non mi ricordo nemmeno perché. Forse per risparmiare, che idiota!

Adesso mi concentro. 
Mi rannicchio in un angolino con le mani sulle tempie e ci provo.   
“Fammi tornare indietro” “Fammi tornare indietro” “ Ti prego, NON sarò brava…..”
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lunedì 11 novembre 2013

Il video della settimana - 46/2013 - David Bowie

Selvaggio è il vento che soffia questa mattina.

Ed ecco il Duca Bianco, che avevo trascurato fino ad oggi.

Questa bella canzone - Wild is the wind - è una cover, già portata al successo da Nina Simone e da altri, ma David Bowie ne fa comunque una versione personale e struggente.

David Bowie è un personaggio fondamentale della scena artistica mondiale da ormai più di 40 anni.

Cantante e attore sopraffino.
Creatore di mode e look che hanno fatto storia.
Fama, soldi, tutte le trasgressioni di rito.

Una discografia piena di successi intramontabili.

In marzo è uscito un nuovo album, dopo anni di silenzio, intitolato The next day.

I suoi successi punteggiano la mia vita.
Per esempio: chi campeggiava sulla parete nella mia cameretta di Londra nel lontano 1980?



domenica 10 novembre 2013

Fiera cavalli - La foto della domenica - 10/11/2013






Da giovedì scorso fino a questa sera a Verona c’è la Fieracavalli.

Una manifestazione arrivata alla 115esima edizione, che prevede anche spettacoli, incontri, battesimi della sella e gare di tutti i tipi.

Quest’anno non sono andata a visitarla, ma negli anni  l’ho fatto più volte ed è sempre un bellissimo modo per conoscere questi animali magnifici.


Ne ho comunque avuto un bell’assaggio sabato mattina, quando durante la nostra consueta passeggiata in centro ci siamo imbattuti nella sfilata delle carrozze storiche, con tanto di fanfara della polizia a fare da apripista.



Gli organizzatori hanno inteso in questo modo festeggiare il bicentenario di Giuseppe Verdi, dove questa sfilata è stata solo uno dei vari spettacoli a tema.



Trenta equipaggi risalenti al 1800, condotti da personaggi in costume, si sono radunati in Piazza Brà.



Calessi e carrozze chiuse, birrocci e carretti, mi sono passati davanti facendomi fare un tuffo in un passato dove tutto andava più lento.

Chissà se era proprio una cosa così negativa…




La foto della domenica è un'iniziativa di  Bim Bum Beta.

mercoledì 6 novembre 2013

Di Vivien Leigh, Rossella e Via col vento

Ieri Vivien Leigh avrebbe compiuto 100 anni. 
Tra la marea di notizie pubblicate dai vari giornali io mi voglio soffermare su questa, piccola e insignificante per i più.

Vivien Leigh era una bellissima attrice inglese, vincitrice di due oscar, moglie di Sir Laurence Olivier.  

Come capita talvolta a qualche attore il suo viso e la sua fama sono indissolubilmente legati ad un personaggio interpretato, in questo caso Rossella O’Hara, protagonista del film Via col vento, del 1939.

I film che ha girato in seguito, l’altro Oscar vinto, la sua vita, sono sempre stati offuscati da questa realtà: lei era Rossella.

Io di lei so quello che ho letto, che soffriva di disturbo bipolare, che si è ammalata di tubercolosi fino a morirne a soli 53 anni, che Laurence Olivier la amava molto ma l’ha lasciata dopo quasi 30 anni…

So anche qualcosina di più particolare.  
Loro due amavano il lago di Garda e soggiornavano spesso nella locanda di Punta San Vigilio, che domina la Baia delle Sirene.
Un luogo magico e non alla portata di tutti, dove mi è facile immaginarli come in una cartolina ingiallita dal tempo.

Così, come ho detto, leggendo di lei ho subito pensato a Via col vento.

Credo di aver letto il libro e le sue oltre 1000 pagine a 12 o 13 anni. 
Una edizione Mondadori tutta rovinata del 1940, che conservo ancora gelosamente.
L’ho riletto varie volte, per intero o a pezzi.
Magari solo i punti salienti: l’assedio di Atlanta o il lungo inverno a Tara, per esempio.

Il film l’ho visto con mia madre appena finito di leggere il libro.
Ricordo ancora il cinema di periferia dove siamo andate prendendo due autobus.
Ma che spettacolo!

L’ho visto e rivisto.
Per esempio a 16 anni, durante lo scambio studentesco a Monaco di Baviera, me lo sono sciroppato in tedesco, oppure a 20 anni, a Londra, nella magnifica versione originale.

E poi ogni volta che passa in televisione gli do una sbirciata, o di più, se non c’è mio marito…

Che dire? E’ una storia bellissima.  

C’è tutto: l’amore, la guerra, il crollo dei miti, la forza delle donne, le meschinità e gli atti di coraggio, la nobiltà d’animo inaspettata, il punto di vista sudista, lo smarrimento nel ritrovarsi a vivere senza più punti di riferimento.

Nel libro c’è spazio per ogni personaggio, anche il più secondario. 
Realtà che sarebbero rimaste sconosciute se Margaret Mitchell non le avesse descritte con tanta precisione e sensibilità: la tenutaria del bordello, il medico di famiglia, il contadino reduce dal fronte, i “negri di casa” e quelli dei campi.
La guerra di secessione ed i suoi effetti da ogni prospettiva.

Nel film qualcosa per forza è tagliato, ma di più, onestamente, non si poteva fare.

Rossella è perfetta. Solo un piccolo dettaglio è sbagliato: i suoi mitici occhi verdi, più volte descritti dall’autrice, sono azzurri nella versione cinematografica.

Ma per il resto Vivien Leigh ha incarnato perfettamente la protagonista:  tenace e stupida, materiale, cinica, invaghita dell’uomo sbagliato, pratica e contraddittoria.  

Una capace di rimboccarsi le maniche e salvare la sua famiglia e la sua terra senza farsi il minimo scrupolo, anestetizzando qualsiasi altro sentimento.

Un mulo con i finimenti da cavallo, come le dice la cara Mammy, che la adorava ma l’aveva inquadrata fin da subito.

Non le ho mai perdonato di non aver capito prima che Rhett era l’uomo perfetto per lei.  

D’altra parte il libro si sarebbe risolto nelle prime 50 pagine e intere generazioni di donne sognanti avrebbero perso questa pietra miliare della letteratura romantica…

E comunque io sono sempre stata convinta che Rhett dopo averla fatta stare sulle spine per un po’ come si merita, ritorna.
Certo che ritorna, ci mancherebbe!
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lunedì 4 novembre 2013

Il video della settimana - 45/2013 - The Mamas&The Papas


Questa canzone è pertinente per tanti motivi.

Intanto il testo: foglie marroni, cielo scuro.

Inevitabile pensare a luoghi caldi e soleggiati.
In questo caso alla California.

E' stata lanciata dai The Mamas & The Papas nel lontano 1966 ma è diventata un classico intramontabile, strimpellata e cantata da più di una generazione.

A quel tempo usava fare sempre le versioni in italiano e in questo caso ci è andata bene, dato che Sognando la California è stata interpretata dai Dik Dik,  ottimo complesso caro a Lucio Battisti.

Io ho visitato la California proprio in novembre.
Dopo una breve sosta a New York, dove stava nevicando e le vetrine erano già addobbate per Natale, atterrare a Los Angeles con 25 gradi e un sole sfavillante è stato un piacevole shock.

Salita su un pullman sono stata catapultata subito sul molo di Santa Monica, dove ho camminato con un senso di straniamento, forse dovuto anche alle 8 ore di fuso orario, che mi faceva sentire come dentro ad un sogno.

Palme altissime e fiammeggianti strelizie costeggiavano le strade,  maniche corte ed auto decapottabili...

Un paio di sere dopo il mio ritorno, un gruppo di miei colleghi di allora organizzò una cena di bentornata in un gelido rustico sulle colline.
Ovviamente mi dedicarono varie versioni di California dreamin' e furono molto carini con me ... ma la mia espressione nelle foto la dice lunga sul magone che avevo dentro!







domenica 3 novembre 2013

Pumpkin pie - La foto della domenica - 03/11/2013

Perchè quando si tratta di dolci io sposo qualsiasi tradizione. C'è stato Halloween?

Quindi ecco il mio Pumpkin Pie!


Non sono una food blogger consumata, ma in cucina produco qualcosa anch'io.
Solo che poi viene mangiato prima di poterlo fotografare.

Qui ho approfittato dei grandi lavori di riordino in corso nel seminterrato per ritagliarmi il tempo per allestire un mini set fotografico senza golosi intorno.

Avrei potuto postare anche le foto delle nostre nuove scaffalature metalliche piene di radio d'epoca e macchine fotografiche da riparare, ma non mi sono sembrate così appetibili!

La foto della domenica è un'idea di Bim Bum Beta.