A scuotermi dal mio girare a vuoto e piangermi addosso
arriva il nuovo tema mensile di Monica del blog Viaggi & Baci.
Lei sì che è una blogger con i fiocchi per la quale nutro
sincera ammirazione e senso di inarrivabile.
Ma almeno una volta al mese entro anch’io nel suo mondo e mi
muovo come una travel blogger consumata…
Dunque parliamo di porte e finestre: oggetti tangibili ma anche meravigliose metafore per
il viaggiatore sensibile e attento.
La sicura porta di casa che si chiude alle nostre spalle…il
solito paesaggio che vediamo dalla finestra che sfuma via…nuovi
orizzonti…nuovi incontri ci aspettano appena ci allontaniamo, anche di poco,
dal nido.
Ho scelto volutamente tre foto dove è presente anche l’elemento umano.
Volevo qualcosa di più, qualcosa che andasse oltre
l’estetica perfetta, l’equilibrio dei colori e delle forme, volevo un assaggio
delle vite che si svolgono o si svolgevano dentro quei luoghi.
La prima foto è stata scattata in Turchia, vicino Pamukkale.
Sì, la Turchia torna spesso nelle mie foto perché ci sono
andata quattro volte: fino ai confini
con l’Iran, fino alla Siria, fino a dove c’era una strada vagamente
percorribile, fino a rompere gli ammortizzatori e a restare bloccati senza
benzina super…
L’ho conosciuta prima. Prima del 2001 e prima dell’integralismo
e delle rivolte e anche prima del boom turistico.
In questa foto due donne posano davanti la loro povera
casupola.
Poi ci offrono del te rovente (çay) dentro bicchierini di
vetro su un vassoio tenuto da tre catenelle.
Ci mostrano orgogliose i loro tappeti e toccano i nostri
vestiti ridendo.
La seconda foto mostra una vecchia seduta fuori una piccola
chiesa in Portogallo, a Nazarè.
Il suo viso segnato mi fa immaginare la moglie di un
pescatore che aspettava il ritorno del marito con apprensione, facendo seccare
al sole il pesce, come fanno da queste parti, occupandosi della casa e dei
figli. Chissà…
La terza foto è di un luogo del cuore per me.
Questo è l’ingresso della Cranley House a Londra, Cranley
Gardens n. 1 a South Kensington.
E’ l’ostello dove ho lavorato come cameriera per qualche
mese appena finita la scuola.
Alla finestra il portiere di giorno e la cuoca, due dei miei
adorati colleghi, quasi tutti australiani.
Qui andavo a preparare le colazioni ogni mattina e poi
prendevo la lista delle camere da rifare.
Qui ho provato per la prima volta l’ebbrezza dell’autonomia
e della libertà.
I primi soldi
guadagnati, vivere da sola, organizzarmi le giornate, non dover chiedere il
permesso ne’ rendere conto a nessuno.
Al di là della porta un’orrenda moquette e un’altrettanto
orrenda tappezzeria a grandi fiori arancioni.… ma nei miei ricordi rimane
sempre un luogo paradisiaco!
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Sono bellissime!!!
RispondiEliminaEh già... con i classici non si sbaglia mai!
RispondiEliminaFantastiche le foto del mio compianto suocero. per sempre un maestro! Bella anche l'ultima, ma per diversi motivi.
RispondiEliminaE se ti dico che mi hai fatto venire i brividi?
RispondiEliminaSarà che sono follemente innamorata della Turchia e il primo scatto mi ha riportato in un posto specifico di quello splendido paese. E poi le parole con cui accompagni l'ultima ...
poi leggo quelle di Massimo e mi crescono i lucciconi agli occhi
grazie Annalisa, davvero grazie
PS: anche per il complimento ;)
a me quelle casette inglesi piacciono tanto!
RispondiEliminaMeravigliosa la seconda, sembra quasi a copertina di un libro e fa venire voglia di leggere la storia!
RispondiEliminaComplimenti. Un bacione, buona giornata!