lunedì 8 ottobre 2012

Una domenica diversa



Ieri niente “Foto della domenica”.  Sono stata impegnata fino a tardi e così per una settimana ho saltato il consueto appuntamento. 

Ma alcune foto sono state ugualmente scattate e servono a documentare una domenica “artistico-commerciale” in quel di Milano.

Infatti per tutto il giorno siamo stati impegnati a vendere e divulgare “il verbo” Polaroid presso la Galleria ARTRA, dove era in corso il Festival della Fotografia Istantanea ISO600.

Abbiamo allestito il nostro banchetto con decine e decine di macchine fotografiche Polaroid, dalle più vecchie degli anni ’40 fino alle ultime uscite negli anni 2000.   
Ed anche flash, custodie, accessori rari e rivestimenti fantasiosi. 

E’ stato faticoso ma esaltante allo stesso tempo.    
Mio marito non si è mai seduto, coinvolto in mille spiegazioni e descrizioni delle varie tipologie di macchine, in consigli e trucchi per non sbagliare dove non esiste ne’ Photoshop ne’ anteprima di stampa. 

Lo guardavo mentre teneva banco, parlando di ciò che ama a gente che pendeva dalle sue labbra. 

Non capita tutti i giorni. 
Avere una passione e poterne parlare senza stancare chi ti ascolta ed anzi essere incalzato a parlarne di più e, cosa ancora più stupefacente, da persone molto più giovani di te.

Sono così frequenti ormai le occasioni in cui noi che abbiamo superato gli “anta” ci sentiamo ormai tagliati fuori, inutili e obsoleti come qualche vecchio elettrodomestico da rottamare.
Siamo imbranati con gli smartphone, non capiamo le abbreviazioni, il 3D ci stanca gli occhi… i giovani sbuffano e ci guardano spesso con compatimento.

Invece ieri no.   
Ieri il contrasto tra mio marito, capello corto brizzolato, con i suoi bravi pantaloni con la piega e la camicia botton down grigia ed i suoi interlocutori era quanto di più tremendo e divertente io potessi immaginare.

Dreadlocks, piercing, tatuaggi. 
Caftani, anfibi e borchie, gonnelloni e look etnici.   
Persone che in un altro contesto non si sarebbero mai incontrate ne’ tantomeno parlate, ieri conversavano ed era tutto uno scambiarsi idee ed indirizzi mail per futuri bisogni.

Persone che usano parole come “equosolidale” e “vegan”, coppie gay abbracciate, qualche cinquantenne con pelata ma residui capelli raccolti in coda di cavallo: tutto un mondo avulso dai nostri abituali contesti.

Ci siamo resi conto di essere antichi e provinciali. 
Ogni tanto un tuffo in qualche realtà metropolitana ci vuole. 

Tra un paio di mesi probabilmente replicheremo a Bologna.  
Lì c’è il DAMS… saranno scintille!


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venerdì 5 ottobre 2012

Ostrega!

Ecco una notizia che in fondo non mi lascia stupita più di tanto: l’uomo e l’ostrica hanno in comune 5 geni, chiamati Hox, che controllano il nostro corpo dalla testa fino alla cintola .(Corriere.it)

La spiegazione scientifica del perché nella vita si incontrano tanti molluschi…

Dalla cintola in giù non ci è dato di sapere, ma suggerirei in molti casi un’analogia con i geni del mandrillo.

Purtroppo  non produciamo autonomamente delle perle pregiate, ma alcuni di noi sono bravissimi ad incamerare denaro in modo più o meno lecito, aggirando maree di leggi e ondate di proteste da parte di oneste ostriche che si limitano a raccogliere granellini di sabbia per costruirsi effimeri castelli.


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mercoledì 3 ottobre 2012

Quattro generazioni...embè?



Leggendo i temi “caldi” di  La Repubblica  trovo in evidenza questa foto, dove sono raffigurati nello stesso scatto 4 generazioni. 

Migliaia di commenti, grandi meraviglie.








Ecco la mia foto, scattata quando avevo 5 anni.  


Forse dovrei condividerla anch’io su questo sito che si chiama Reddit e avere il mio quarto d’ora di celebrità, come diceva il caro Andy Wahrol.

Perchè non sono mai la prima ad avere certe ideone?
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lunedì 1 ottobre 2012

Primo ottobre



Una volta era il primo giorno di scuola.  

Ricordo che un anno, forse iniziavo la seconda superiore, la mia preoccupazione maggiore era che i miei nuovi pantaloni a zampa di elefante coprissero perfettamente la lunghezza della scarpa.

Vista la dimensione dei miei piedi, si trattava di una bella svasatura…

Dopo tre giorni si faceva già vacanza perché era San Francesco.  

L’Istituto Tecnico Commerciale per Periti Aziendali e Corrispondenti in Lingue Estere (tirare il fiato dopo averlo detto è d’obbligo) aveva sede a poche centinaia di metri da casa mia e si trovava in quella che era stata la Maternità di Verona.

Quindi io studiavo dove ero nata.  

L’aula dattilografia era nella ex Sala Parto e mi immaginavo sempre la scena di mia madre che mi espelle urlando come sottofondo delle lezioni.

Al contrario di mia figlia, che mi dice stare in classe anche durante la ricreazione, io giravo per tutta la scuola. 
Con la mia amica Elena camminavamo sgranocchiando crackers, fermandoci a chiacchierare a destra e sinistra.

C’erano da vedere “i belli” . 
Molto pochi, in verità, vista anche la percentuale numerica degli studenti che doveva essere tipo di 2 maschi per 10 femmine.

La scuola era labirintica. 
Costituita da due o tre vecchi edifici, pieni di corridoi e scalette, cambi di livello e di pavimentazione. 
Si sentiva oscillare il pavimento, probabilmente fatto ancora di travi di legno e dai soffitti spesso cadevano dei calcinacci che facevano vedere il cannicciato sottostante.

C’era un tristo cortile interno dove si radunavano tutti i fumatori e dove io ho resistito strenuamente alle continue offerte di sigarette e di “dai, prova!”.

Non c’era l’aula magna e per le mitiche assemblee studentesche ci si riuniva nel grande atrio e ci si sedeva sulla larga scala curva.  

Ricordo molti discorsi appassionati di studenti in Eskimo, con barbe incolte e maglioni peruviani. Proposte di occupazione e continui volantinaggi.

C’era molta passione e molto impegno politico. Anche troppo in certi casi. 
Non era infrequente assistere a pestaggi tra i “fasci” e i “cinesi”. 

Io mi tenevo in disparte, ma ero comunque additata come fascista, visto che ascoltavo Lucio Battisti, odiavo le Clarks e indossavo le Lacoste.

Il fatto che mi piacessero anche gli Inti Illimani e De Gregori però mi faceva guadagnare qualche punto.

Eravamo molto coinvolti dalla politica, in ogni caso.

Penso che mia figlia ed i suoi compagni non abbiano la minima idea di cosa succede a Roma e nel mondo in generale.

Al massimo si interessano di ecologia e di pacifismo, ma in modo molto teorico. 
Sempre dalle loro camerette, nascosti dietro i loro pc. 

Ma noi che ci scaldavamo tanto, in fondo, cosa abbiamo ottenuto?

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