sabato 30 marzo 2013

Fotografia a Venezia - 1 - Maurizio Galimberti



Ieri spedizione a Venezia con mio marito, nonostante il tempo incerto e freddino.

Due importanti mostre fotografiche ci attendevano da settimane e così abbiamo affrontato pioggia e folla per riuscire finalmente a visitarle.

Oggi parlerò della prima, che era allestita a Palazzo Franchetti, intitolata Paesaggio Italia.
Erano esposti i famosi mosaici e collages di Polaroid creati da Maurizio Galimberti, il più importante fotografo italiano che utilizza macchine istantanee.

Per mio marito si è trattato di una sorta di pellegrinaggio dato che la sua passione per le Polaroid, che usa, colleziona e restaura, è ormai al limite del patologico…

Galimberti è,  secondo me, bravo, furbo e fortunato. 

I suoi mosaici di decine e decine di scatti dello stesso soggetto hanno raggiunto quotazioni folli e lui giustamente ne approfitta.   
Capito che l’idea piace, la ripete all’infinito. 

Ieri si trattava del Duomo di Milano o della Torre di Pisa, ma lo stesso sistema vale per i palazzi di New York o la faccia di Johnny Depp…  


Con la sua mano eccezionalmente ferma e precisa scatta foto spostandosi ogni volta leggermente a destra e poi leggermente in alto o viceversa fino a creare una sorta di grande immagine caleidoscopica che indubbiamente lascia stupefatti e ammirati.

Le variazioni sul tema sono ovviamente infinite. 
La macchina può essere inclinata o le foto speculari, comunque il risultato è un grande pannello pieno di Polaroid sistemate con perizia in modo geometrico.

Bello bello. Secondo me “bello senz’anima”. 

Ma sicuramente sbaglio. 
Dato che lui ha avuto successo e ricchezza ed io sono una che prende 4 “mi piace” al massimo per ogni foto che faccio con Instagram…


Mi sono invece piaciuti di più i suoi collages.   
Si trattava di vecchie cartoline raffiguranti luoghi turistici italiani con appiccicata sopra la Polaroid di una parte di esse.
Molto carini. Molto ben incorniciati. Particolari.

Altra invenzione di Galimberti sono le foto manipolate, incise o graffiate mentre si stanno sviluppando.
Ne risulta così un’immagine dove alcuni particolari sono incorniciati o comunque evidenziati dalle righe di gelatina fotografica.

Tutte queste tecniche, dal mosaico ai graffi, sono state ovviamente imitate da cani e porci, facendo crescere l’autostima di presunti artisti che altro non sono che dei copioni.

Galimberti è unico, che ci piaccia o no. 

Imitarlo è da poveretti.  Possiamo solo rosicare e sperare di avere anche noi qualche idea vincente…
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5 commenti:

  1. non so perchè ma mi è venuto da abbassare il capo.. mannaggia!

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  2. Ti ringrazio per questo post interessantissimo e dei tuoi commenti ! sono appassionata di fotografia e leggere questi "resoconti" mi interessa molto. Mi hai fatto venire voglia di andare a vedere, di approfondire.... grazie !

    Ilaria

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  3. sempre più sto imparando che scattare foto non è solo "mettere a fuoco"...

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  4. Concordo con i commenti precedenti... davvero un bel post. E' bello imparare qualcosa! Grazie!

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  5. volevo darti il 5 mi piace, invece passo a lasciarti il 5 commento a questo bellissimo post!
    Voi a venezia venerdì, noi lunedì ... argh!!!!

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