lunedì 23 settembre 2013

Il video della settimana - 39/2013 - Green Day


Wake me up when september ends: ecco una delle poche canzoni tranquille dei Green Day.

Sono un gruppo rock punk che io devo prendere a piccole dosi.

Nati nel 1987 in California risultano essere uno dei gruppi che ha venduto di più nella storia: oltre 75 milioni di dischi.

Questo qualcosa vorrà dire...

Lo stralunato front man e chitarrista è Billie Joe Armstrong, cuore e mente della band, coadiuvato dal batterista Tre Cool e dal bassista Mike Dirnt. Accreditato dal 2012 come chitarrista anche Jason White.

I premi ed i riconoscimenti si sprecano: decine di Grammy e l'ovvia entrata nella Rock&Roll Hall of Fame.

Restano per me sempre un po' tosti da ascoltare per più di tre canzoni di fila, ma comunque: tanto di cappello!

Vi lascio con American Idiot, canzone che da' il titolo alla loro prima Opera Rock, che in qualche modo mi riporta proprio al mio periodo punk, quando camminavo per King's Road sognando di farmi la cresta blu...


domenica 22 settembre 2013

Antico banco ottico - La foto della domenica - 22/09/2013

Questo fine settimana il mio personale Italian Picker ha colpito ancora.
Sabato mattina siamo andati alla Basilica di San Zeno perchè volevo fotografare le famose formelle del portale bronzeo per il progetto "Doortodoor" di Instagram.

Quindi è stata colpa mia. O merito mio, a seconda dei punti di vista.

Infatti sulla piazza antistante la Basilica era in corso il mercatino mensile dell'antiquariato del quale ci eravamo completamente dimenticati.
"Ma si" dice mio marito "sono quattro banchi. Facciamo un giretto tanto per dare un'occhiata..."

Ed eccola lì, il mostro in bella vista:


Tedesca, datata 1900, completa di obiettivo originale e di due telai portalastra, in ottimo stato.

Mio marito faticava a trattenere l'entusiasmo, ma ha recitato la parte dell'acquirente sprovveduto da  pokerista consumato.
Dopo una breve trattativa in cui è riuscito praticamente a convincere il venditore che gli faceva un favore dato che gli risparmiava la fatica di riportare a casa tutto il catafalco, la macchina/banco ottico è stata nostra.


Per fortuna che il tutto si può chiudere e diventa una bella valigetta di legno e ottone con la sua brava maniglia.
Abbiamo aspettato di mettere il nostro acquisto al sicuro nel bagagliaio dell'auto prima di esultare e darci il cinque.

Mio marito era così esaltato che una volta che nostra figlia ci ha raggiunto in centro, ci ha offerto aperitivo e pranzo fuori.

Adesso questa meraviglia è in camera nostra e lui la guarda con amore.
Quasi quasi sono un po' gelosa!



La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta



venerdì 20 settembre 2013

Giochi e ricordi



Ogni volta che a Verona arriva la manifestazione Tocatì (da stasera a domenica in tutto il centro storico) io parto con i ricordi di come giocavo da piccola.
Ne ho già scritto (I giochi di una volta), ma l’argomento mi piace troppo e poi quando si tratta di rinvangare il passato non mi ferma nessuno!






Io sono una di quelle che da piccola aveva Ercolino-sempre-in-piedi sul banchetto del seggiolone (ti credo che ero inappetente!).

Avevo anche una Mucca Carolina gonfiabile con la quale ingaggiavo corride scatenate. 








Una serie di bambole inquietanti, senza occhi, con i capelli stampati e scoloriti, magari un po’ scucite che vestivo con abitini lavorati a maglia da mia madre, di solito gonne con la pettorina e golfini in miniatura.



 
Abitavo in una palazzina con otto appartamenti e in ognuno c’era una famiglia con bambini della mia età. Una pacchia.
Facevamo banda ed eravamo sempre in giardino o nel garage condominiale se pioveva.
Ci venivano a trovare anche i bambini di altri palazzi e potevamo giocare per ore a nascondino o a palla prigioniera.  


Ognuno portava un gioco e si passavamo il tempo tra partite a carte, a Monopoli, Non t’arrabbiare e dama.

Oppure con le nostre biciclettine partivamo per il Parco Giochi dove c’era una pista ciclistica con i cartelli stradali e perfino un semaforo funzionante.   
Un ponte pedonale passava sopra al percorso e mentre due o tre facevano la gara di velocità gli altri guardavano facendo il tifo.

In quel Parco Giochi c’era anche la pista di pattinaggio in cemento.
Tutti noi avevamo gli schettini di ferro allungabili.
Un aggeggio infernale dove incastrare le scarpe stringendo poi delle cinghie di pelle per non perderli.
Dato che la pista aveva diverse crepe dovute all’età e alle radici degli alberi che crescevano intorno, le cadute erano frequentissime.


Se c’è una cosa che ricordo della mia infanzia è che avevo sempre le ginocchia sbucciate.
I bambini non erano vestiti da fighetti come adesso. 
Avevamo tutti e in ogni stagione, le gambe nude.
I bambini con i pantaloncini corti, noi bambine con la gonnellina e tutti sempre con i calzettoni.

Le ginocchia erano esposte e piene di croste.  
Sento come fosse oggi la sensazione di gelo che sale per le gambe mentre vado a scuola a piedi per mano del mio amichetto Enrico. 
Per mano non perché ci fosse del tenero, ma solo perché lui perdeva sempre i guanti e cosi gliene prestavo uno e ci davamo la mano rimasta nuda per scaldarcela. Che tenerezza!

Anche a ricreazione si facevano un sacco di giochi.  
Girotondi, O quante belle figlie Madamadorè, il telefono senza fili, Un due tre stella e molti altri. 
Per alcuni di questi era previsto di pagare pegno con il famoso Dire Fare Baciare Lettera e Testamento.
Dove ho ben presente il sottile turbamento di quando usciva Baciare, ma ho il vuoto riguardo a cosa prevedesse Testamento.   Boh!

Mi ricordo che i maschi si scambiavano sempre le figurire dei calciatori o le palline con dentro le foto dei ciclisti.
Noi femmine invece organizzavamo sfilate di moda con vestiti vecchi ed accessori che le nostre mamme avevano scartato.  Scialli e cappelli erano i pezzi forti.
Certe volte si rappresentava addirittura una vera cerimonia di nozze, dove bisognava trovare chi facesse lo sposo e soprattutto il prete e poi ci atteggiavamo a seconda dei casi a principessa sposa o a invitata di riguardo.

Mi sono divertita.   
Nessun gioco elettronico. L’unica cosa vagamente tecnologica era il mangiadischi e un visore 3D con i dischetti di foto di Disneyland e di animali selvaggi. 

Eravamo sempre all’aperto.
Le nostre mamme ci chiamavano dai balconi urlando quando era l’ora di cena.
Rientravamo stanchi e sudati, spettinati, spesso con qualche ferita e qualche strappo nei vestiti.

Dopo cena Carosello e nanna.

Ma lasciatemelo dire: che bei tempi!
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lunedì 16 settembre 2013

Il video della settimana - 38/2013 - PFM


Ecco un video e soprattutto una canzone giusta giusta per questo periodo: Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi - PFM per brevità.

Questo pezzo fantastico è uscito nel lontano 1971 ma porta benissimo i suoi quaranta e rotti anni.

PFM è un gruppo di rock progressivo che ha avuto successo soprattutto negli anni '70, quando imperversavano assieme agli Area, Perigeo, Orme e ovviamente prendevano spunto da gruppi simili stranieri, tipo i Deep Purple, i Procol Harum e gli Yes.

Io ero un po' troppo giovane per apprezzarli ma in seguito ha amato molto alcuni loro pezzi, sempre contraddistinti da suoni elettronici particolari dovuti all'uso del moog e dal mitico violino di Mauro Pagani.

Non hanno mai smesso di suonare e resta famosa la loro collaborazione con Francesco de Andrè.

Hanno avuto molto successo anche negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone, cosa più unica che rara per un gruppo italiano.

Franz di Cioccio, Franco Mussida e Patrick Djivas sono lì da sempre, mentre Pagani e Lucio Fabbri hanno collaborato e sono tornati saltuariamente a farlo.
Tutti hanno inciso anche con altri cantanti e inseguito progetti solisti.
In realtà possono fare quello che vogliono perchè sono musicisti di altissimo livello.

Faccio fatica a trovare qualcosa di simile nel panorama musicale italiano di oggi.

Tanto per restare nel mito vi propongo questa dorata collaborazione con Ian Andeson:


domenica 15 settembre 2013

Libri di testo - La foto della domenica - 15/09/2013


Dopo il post del rimpianto, della nostalgia di quando mia figlia frequentava le elementari, eccoci di fronte alla cruda realtà: una parte dei suoi libri di testo per quest'anno alla modica cifra di 280 euro.
E per fortuna che molti libri comprati l'anno scorso (spesa che ha superato i 340 euro) servono per tutto il triennio.

Di seconda mano ne ho trovati solo cinque e del biennio ne ho potuto vendere solo quattro, dato che ogni anno cambiano edizione rendendo di fatto impossibile la compravendita di testi usati.

Su Amazon c'è lo sconto del 15% e la spedizione gratuita, così ho risparmiato un po'.
Stendo un pietoso velo su costi di iscrizione, dizionari, materiale vario e camice da laboratorio.
Aggiungo costo abbonamento corriera: 337 euro.

Insomma un altro motivo per rimpiangere i vecchi tempi delle elementari, quando i libri erano gratuiti, quando si andava a scuola a piedi, quando si usavano i regoli e le penne Replay per non fare pastrocchi...


La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta


In differita



Questa settimana molte delle blogger che seguo hanno pubbicato un post sui loro bambini che hanno iniziato la prima elementare o che comunque sono tornati alla scuola primaria o materna.

Mentre leggevo questi racconti pieni di orgoglio, speranze e commozione sentivo ancora fresche queste sensazioni in me, anche se sono passati molti anni da quando mia figlia ha cominciato il lungo percorso dell’istruzione scolastica.

Allora non c’erano i blog e così tutte queste cose, per citare Roy Batty, andranno perdute nel tempo come lacrime nella pioggia…

E invece no. Ho le foto e la memoria mi assiste ancora.
Oggi ho il blog e così posso scrivere in differita.

Tanto è una costante della mia vita. Fare le cose con anni di ritardo.
Corso di tennis a 22 anni, corso di sci a 25, per non parlare della prima esperienza sessuale...  
E così anche per la maternità, ovviamente da primipara attempata e dulcis in fundo il matrimonio a 37 anni compiuti.

Ma tornando alla mia bambina, la sua carriera scolastica è stata all’inizio molto travagliata.


Eravamo partiti bene.   
Alla scuola materna privata di Boccon di Vo’ l’avevo potuta iscrivere anche se aveva 2 anni e 4 mesi, a patto che l’andassi a prendere appena dopo pranzo. 

Lì la Topola era stata felice. 
Essendo la più piccola era sempre in braccio a Suor Bonifacia che si sperticava già allora in complimenti per sua bravura nel disegnare.

A quei tempi a mia figlia mancavano quasi tutte le consonanti. 
Praticamente la capivamo solo in famiglia e per gli altri era una grosso mistero.
In quell’asilo c’era il “chinino bu” (trenino blu) e il “mamio bende” (camion verde) e ogni insetto si chiamava “lalla” e il cartone preferito era “Tomgelli”.

Dopo un anno e mezzo in cui aveva fatto diversi progressi, tra cui il fondamentale abbandono del pannolino e l’acquisizione di un paio di consonanti, ci siamo trasferiti in provincia di Mantova. 

Così a gennaio del 2000 la Topola varcava la soglia della scuola materna comunale di Sustinente.
Niente suore, ma diverse maestre, comprese quella di inglese e di religione.   
Nuove abitudini (l’odiato sonnellino pomeridiano…) e nuovi compagni, tra cui il primo amore Federico.
Sembrava contenta. 
Disegnava sempre da Dio e le maestre mi dicevano che sarebbe diventata una paleontologa dato che sapeva il nome di tutti i dinosauri.

Dopo Pasqua vengo convocata dall’insegnante di religione che insieme alla maestra mi dice che sono molto preoccupate. 
Praticamente mia figlia, dopo aver sentito la storia di Gesù che partecipava all’ultima cena e poi moriva, aveva deciso di non mangiare perché “se divento grande poi moro”. 
Non fa una piega, ma insomma! 
Ho dovuto convincerla che era vero ma ci voleva moooooolto tempo perché succedesse e comunque accadeva quando proprio uno era stufo stufo di vivere, come quando hai troppo sonno e non vuoi più giocare (!).

Ma dopo un anno e mezzo le peripezie lavorative di mio marito ci hanno portato a trasferirci nuovamente e così siamo arrivati qui, in questo paesino di 1000 anime,  a otto chilometri da Verona.

A settembre 2001 eccoci di nuovo dalle suore per l’ultimo anno di scuola materna.
Prime settimane abbastanza tristi, con pianti di nostalgia per la vecchia scuola, gli amichetti, i cani che abitavano lì vicino e la promessa che non ci saremmo mai più spostati.
E così è stato.


Se non altro il primo giorno di scuola elementare i compagni erano esattamente quelli della materna e tutto è andato per il meglio.
La Topola era molto carina, col suo zaino nero di Harry Potter e il grembiulino blu.

Il tempo è passato troppo velocemente, tra mille disegni, tabelline, saggi natalizi e di fine anno rigorosamente filmati.

Mi resta un enorme scatolone pieno di album, quaderni e lavoretti vari. 

Niente “mi piace” su Facebook o commenti sul blog . 
Vedi, per una volta sono stata troppo in anticipo!
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mercoledì 11 settembre 2013

Datemi una sparachiodi...



Avevo già parlato in un paio di post (La guardona delle case e Case immaginarie) di come mi appassioni l’argomento “casa” “ristrutturazione” “arredamento” e tutto quello che ci gira intorno.

Citavo “Extreme Makeover Home Edition” come programma feticcio, con queste villone che vengono costruite ed arredate di sana pianta in una settimana.


Adesso i vari palinsesti si sono arricchiti di ulteriori programmi inerenti case e affini ed io non me ne perdo uno.
E’ come una droga, ne voglio sempre di più. 

Ho scoperto i fratelloni canadesi, Drew e Jonathan e poi ultimamente Il Boss del faidate e Flipping Boston.

Questi programmi hanno in comune il tipo di case che trattano.
Case di cartone. Né più né meno.

Case letteralmente appoggiate al terreno (e infatti su Dmax esiste un programma che ti fa vedere che le spostano da uno stato all’altro caricandole su enormi camion…), senza fondamenta, senza uno straccio di telaio in cemento armato, senza persiane, senza la porta blindata, ma piene di boiserie carine e megacucine e lavanderie.

Ma la favola dei Tre Porcellini in America non la conoscono? 

E poi ti fanno vedere che dopo i vari tornado o alluvioni le case giacciono capovolte o galleggiano al largo. 
Oppure resta in piedi solo il camino di mattoni circondato da macerie.  
E ti credo!

Questi geni della ristrutturazione feroce arrivano col seghetto e ti creano nuove porte o finestre, poi armati di sparachiodi attaccano telai e nuove pareti.

Seghetto, sparachiodi e cartongesso. Non malta, mattoni e putrelle.

Hanno quelle finestre che scorrono verso l’alto. 
Quelle che nei film vengono sempre aperte tranquillamente dal maniaco omicida che è salito dalla scala antincendio (altra furbata galattica).

Non esistono tapparelle o persiane. E sì che fa freddo, piove e tira vento anche lì. 

Un altro mistero sono i tetti.  Le tegole o altri materiali rigidi, tipo pietre, non sono usati. 
Attaccano, sempre con la sparachiodi, dei pezzi di plastica floscia nera tipo quelli che noi usiamo quando costruiamo  la baracca per gli attrezzi con quattro assi del Brico.

La maggioranza delle volte che prendono in mano una casa da ristrutturare trovano muffa ed escrementi di topo, quando non si imbattono in una invasione di termiti.
Ma rifanno la casa con gli stessi identici criteri.

Tutta bella riverniciata, con i pavimenti nuovi posati su quelli vecchi, con il prato srotolato sul terreno schifoso che c’era intorno e con il superfrigorifero da riempire di junk food.

La vendono al prezzo di una casa vera perché sembra vera. 

E’ proprio carina, con la scala di legno, le stanze col tetto spiovente, le tende nuove ed il centrotavola riempito di limoni e lime, che fa bello.

Io gli auguro solo di non imbattersi nel lupo cattivo…
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