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martedì 31 marzo 2015

I gufi e le allodole



Da domenica è entrata in vigore l’ora legale e quest’anno devo dire che mi ha preso proprio male.

Così mi tocca dare ragione ad un articolo di due giorni fa apparso su Repubblica, dove fantomatici cronobiologi spiegavano i disastri che lo spostamento delle lancette provoca al nostro organismo.


Distinguevano la popolazione tra gufi - che vanno a letto tardi e dormirebbero fino a mezzogiorno - e allodole che si addormentano presto e sono attive all’alba.

Questa nostra diversa natura provoca già in condizioni normali un “jet lag” sociale, essendo noi per la maggioranza costretti agli orari standard del vivere quotidiano.

Aggiungendo o togliendo un'ora si provocano ulteriori scompensi che non si assorbono nemmeno nel corso di molti mesi.

Io e la mia famiglia ci collocavamo decisamente tra le allodole, dove sono mitici i racconti di gente addormentata sulle sedie di una pizzeria alle sette di sera o di bambine che ti aprono l’occhio alle quattro della mattina chiedendoti se sei sveglio e se hai voglia di giocare…

Ma da due giorni io mi domando se esiste un ibrido tra gufo e allodola, un “gudola”, un “allufo”, che si addormenta verso le 20,30 e dormirebbe almeno 12 ore di filato, non disdegnando pisolini il primo e anche il tardo pomeriggio.

Ma che dico, questo mitico animale esiste già: è il mio cocker!

Io l’ho sempre detto che lo invidio nel profondo…




sabato 7 settembre 2013

Kill skill




Finalmente un’altra bella ricerca pseudoscientifica prodotta dalla fervida immaginazione britannica.


E’ stato stilato l’elenco delle 20 abilità indispensabili per sopravvivere nella società odierna e, “sora el conto”, come si dice a Verona, anche quello delle 20 abilità ormai obsolete (Corriere.it).


Dopo l’ illuminante lettura sento una profonda tristezza per la vita che si prospetta alle nuove generazioni e mi domando come possa la Gran Bretagna essere la stessa patria di geni come Isaac Newton e di questi pellegrini che considerano fondamentale sapere fare la raccolta differenziata rispetto a conoscere il galateo a tavola, o saper usare Google Maps rispetto a saper scrivere in modo chiaro e ordinato.

Come minimo la società futura sarà piena di maleducati con calzini rotti, vestiti scuciti, ignoranti, con scaffali da montare, gomme bucate, argenteria ossidata e senza tende alle finestre.

O forse gli snob inglesi danno per scontato che tutti avranno un maggiordomo, evidentemente arrivato lì con un salto spazio/temporale che si occuperà di tutte queste faccende, con esclusione della divisione dei rifiuti, of course, che resta appannaggio del fortunato nativo digitale.

Io mi rendo conto che purtroppo scrivere cartoline sia ormai inutile, dato che praticamente nessuno le vende più, ma tutto il resto? 
Saper cucire, cucinare il pane, fare manutenzione in casa, saper far di conto senza calcolatrice, magari sapere il nome di qualche capitale straniera è così inutile?

Se per disgrazia ci fosse un black-out o, molto realisticamente, bisogno di risparmiare, non sarebbe auspicabile sapersi arrangiare tra cucina, rammendo, piccoli lavori di bricolage…

Ma se ogni attività manuale è superata, come mai è tutto un fiorire di festival e fiere dell’Handmade, di programmi televisivi su restauro di case e oggetti, di corsi di cucina, di knitting-bar eccetera?

Ma quanto ottusi devono essere questi ricercatori? 
Ma chi paga questi sondaggi idioti?
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mercoledì 29 maggio 2013

QI in crisi

Era un po' che non commentavo qualche succulenta scoperta scientifica e ieri finalmente ho letto una notizia interessante: la nostra intelligenza perde punti ogni anno e rispetto al 1800 siamo già a - 14 %! (Corriere.it).

Dunque è così. 

L'epoca vittoriana, per intenderci quella dove le gambe dei tavoli venivano coperte perchè troppo scandalose, è stata l'apice dell'intelligenza degli umani "occidentali" intesi come europei e nordamericani.

Da allora più di un punto percentuale si è perso in ogni decennio e lo dicono ben tre studi universitari, probabilmente fatti proprio da ricercatori che hanno subito in prima persona questa perdita.

La colpa viene data alle donne intelligenti che non si riproducono, lasciando fare le fattrici a femmine di bassa tacca, evidentemente.
Il contributo all'intelligenza del neonato da parte del maschio non è ritenuto influente.

In quanto donna sarebbe troppo facile fare battute, ma questa teoria è così strampalata che sarebbe come sparare a un cavallo morto.

Invece la mia teoria di donna che si è riprodotta poco, e non perchè particolarmente intelligente ma solo per questioni di opportunità, è diversa.

E' probabilmente vero che l'intelligenza è in calo nella nostra civiltà occidentale, ma io farei partire il vero declino dal secondo dopoguerra e ne troverei motivazioni ben diverse.

Tali e tanti solo stati i progressi tecnologici negli ultimi decenni che, se da una parte hanno fatto emergere l'intelligenza di tutta una serie di inventori e scienziati, dall'altra hanno ridotto le persone "normali"  a meri schiacciatori di pulsanti.

Non serve più darsi da fare per ottenere risultati brillanti: calcolatrici, pc, automatismi vari ci sollevano da ogni sforzo mentale.
E mentre le prime generazioni che hanno fruito di questi prodigi sapevano apprezzarne i vantaggi e ne conoscevano almento il processo di creazione, le nuove usano qualsiasi dispositivo in modo "intuitivo" e non hanno idea di cosa ci sia dietro e soprattutto di come fare se il dispositivo stesso si rompe.

A partire dalle tabelline, passando per un semplice comando DOS, per arrivare a cercare qualcosa in una enciclopedia di carta o a fare una foto in manuale, ci inceppiamo inesorabilmente.
Abbiamo disimparato e ormai nemmeno impariamo più a ragionare per risolvere questioni tecniche, matematiche, pratiche.

Ci affidiamo alle macchine.
La lobby degli intelligenti regala alle masse i mezzi per illudersi di essere geniali e invece le condanna a uno instupidimento generale e inarrestabile.

Sono sempre affascinata da quei film che raccontano di realtà distopiche dove la civiltà riparte da zero e se la cavano solo quelli veramente in gamba.

Non che mi auguri un disastro globale per averne la prova, ma penso che basterebbe un black-out di qualche giorno per stabilire a che punto è sceso il nostro QI.
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martedì 9 aprile 2013

La pioggia e Ritorno al Futuro



Dopo qualche tenue raggio di sole, adesso piove di nuovo!
Io sarei un po’ stanchina di questa primavera così fredda e umida.

Lo so, l’estate scorsa vi ho tediato con molti post sul caldo e su quanto questo mi stava stressando e incattivendo.
Non sono mai contenta.

Detto questo: sono comunque infastidita da questa pioggia incessante che mi allaga il prato, mi impedisce di stendere all’aperto, mi fa puzzare il cane e mi sporca i vetri e il pavimento dell’ingresso.

Così, facendo vagare la mente - unica cosa che può andare a spasso senza bagnarsi - mi sono ricordata del film Ritorno al Futuro II.

I miei coetanei, o comunque chi l’ha visto, ricorderanno che si svolge per la gran parte nell’ottobre del 2015.
Quindi tra due anni.

I nostri eroi arrivano nel futuro con la DeLorean trasformata in auto volante alimentata dalla spazzatura.
Sta piovendo ma Doc comunica a Marty McFly che di lì a pochi minuti cesserà.

Lasciando perdere l’abbaglio preso da molti film di fantascienza circa le macchine volanti, cosa vogliamo dire del controllo meteorologico?

Perché invece di continuare a lavorare a nuovi armamenti o anche a nuovi cellulari, qualcuno non inventa la pioggia “a comando”?

Che meraviglia far piovere dove e quando serve.  
Potersi organizzare per quanto riguarda lavori di giardinaggio, abbigliamento, panni stesi, inviti per barbeque e party all’aperto!

Tre o quattro ore di pioggerella notturna, che concilia anche il sonno.   
Oppure un breve temporale pomeridiano per togliere la calura estiva e consentire ai maniaci di Instagram la foto dell’arcobaleno.

In montagna una nevicata ogni notte per avere sempre piste fresche e in campagna la pioggia appena seminato anziché appena fatti i trattamenti antiparassitari.

Devo proporlo. Non so a chi ma devo.
Io non ce la faccio più…
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domenica 13 gennaio 2013

Grandi lezioni di felicità?



Sono quelle che si potrebbero apprendere al prossimo Festival delle Scienze che si svolgerà a Roma dal 17 al 20 gennaio.

Sì, perché in questa società che misura e studia e disserta su ogni cosa, anche la felicità, la sua conquista, le sue regole e la sua durata, possono essere oggetto di analisi e formule risolutive.

Almeno così pare.  

Molti studiosi ed esperti (persone felici?), partendo dalla Sora Cesira fino ad arrivare ai più grandi luminari nel campo della filosofia, antropologia e perfino economia ci diranno come fare ad essere felici o almeno a capire perché non possiamo esserlo.

Già consci del fatto che sarà difficile trovare una risposta esauriente, chiedono anche il contributo dei comuni mortali, che possono inviare la loro ricetta per la felicità, però in un massimo di 300 battute (il primo indizio per raggiungerla potrebbe essere: capacità di sintesi?).

E’ un progetto ambizioso, senza dubbio.   
Anche perché, molto banalmente, ognuno di noi può essere felice in modo diverso.
Quello che piace a Tizio è fonte di orrore per Caio e così via.

Ho letto le banalità più ovvie, tipo che una società felice fa funzionare anche l’economia o che la salute è strettamente legata all’essere felici.

Ma dai? Basta che il risultato di tutte le giornate di studio non sia che “i soldi non danno la felicità”, perché lo sappiamo tutti.
Che ci spieghino perché anche la loro mancanza non ci rende felici, allora.

Seguirò attentamente lo svolgimento dei lavori dato che sono molto interessata all’argomento.  

Quello che so è che, ammesso che una persona raggiunga la sua felicità, per mantenerla o viverla comunque fino in fondo, dovrebbe essere isolato da tutto il contesto, egoista ed avulso dalla realtà circostante.

Impossibile essere felici e leggere le notizie o guardare la televisione. 
Ma anche girare per strada ed incontrare altre persone, avere una famiglia, parenti e amici a cui si tiene particolarmente. 
E’ l’empatia che ci frega.

Io credo alla felicità di qualche momento, quanto la gioia ti ottenebra e per un attimo dimentichi tutto il resto.
Ambisco più modestamente alla serenità ed alla contentezza.  
Già queste vanno mostrate con pudore…
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venerdì 5 ottobre 2012

Ostrega!

Ecco una notizia che in fondo non mi lascia stupita più di tanto: l’uomo e l’ostrica hanno in comune 5 geni, chiamati Hox, che controllano il nostro corpo dalla testa fino alla cintola .(Corriere.it)

La spiegazione scientifica del perché nella vita si incontrano tanti molluschi…

Dalla cintola in giù non ci è dato di sapere, ma suggerirei in molti casi un’analogia con i geni del mandrillo.

Purtroppo  non produciamo autonomamente delle perle pregiate, ma alcuni di noi sono bravissimi ad incamerare denaro in modo più o meno lecito, aggirando maree di leggi e ondate di proteste da parte di oneste ostriche che si limitano a raccogliere granellini di sabbia per costruirsi effimeri castelli.


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martedì 3 luglio 2012

Il bosone di Higgs


“Chi era costui?” Si sarebbe domandato Don Abbondio. 

La stessa domanda se la stanno facendo tantissimi comuni mortali che come me hanno aperto il giornale e trovato la notizia in gran rilievo: “Trovata la particella di Dio”.

Dunque cercando di spiegarlo in soldoni, questa particella sarebbe quella che, pochissimo dopo il Big Bang, ha rovinato la supersimmetria dell’universo e dato inizio a tutto.   

Spiegherebbe perché quark e fotoni abbiano una massa e in definitiva perché tutto esista, noi compresi.

Wow. 

Leggendo i vari articoli la cosa che si evince è che da almeno 50 anni si stanno spendendo tempo e denaro per trovarla e soprattutto per dimostrare in pratica la teoria della creazione dell’universo.
C’è stata una gara di cervelloni che si sono divisi tra gli Stati Uniti e il mitico Cern di Ginevra e sembra che quest’ultimo abbia vinto. 

Hanno già diramato gli inviti e nel famoso anello da 27 chilometri daranno dimostrazione a tutti gli scettici che la “particella di Dio” esiste.

Ma tutto questo a cosa serve?  Voglio dire, a livello pratico.
Ci consentirà di creare un altro universo, più bello, più adatto a noi? 
Nuovi mondi dove migrare e ricominciare? 
Forti degli errori delle migliaia di anni precedenti  potremo vivere in modo ecocompatibile, senza sprechi e scempi della natura?
Avremo più spazio, più acqua?

Non credo proprio. Almeno non prossimamente.

E allora cos’è tutto questo entusiasmo, tutto questo spreco di cervelli e di fondi. 
In definitiva: chissenefrega?

Perché nessuno ha ancora scoperto la cura ad un banale raffreddore per non parlare di tutte le altre malattie più serie? Perché  nessuno trova il modo di far piovere dove e quando serve? Perché l’asfalto dopo un po’ è pieno di buche? Perchè aggiungendo una corsia all'autostrada l'intasamento c'è comunque?

Perché non cerchiamo di spendere i soldi per migliorare la vita della maggioranza delle persone e non solo quella di quattro nerd in competizione tra loro?
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martedì 12 giugno 2012

Compleanni pericolosi

Ho letto ieri il solito gustoso articolo pseudoscientifico che ci racconta le ultime allarmanti scoperte da parte di un gruppo di ricercatori universitari svizzeri: “E’ più facile morire nel giorno del compleanno” (corriere.it/salute).

Per fortuna che il mio compleanno era sabato scorso e così ho superato indenne il periodo di rischio!

Infatti anche i giorni precedenti sono pericolosi, in quanto si inizia a deprimersi, si fanno bilanci spesso negativi, l’ansia sale e il morale scende. 

Ci aggiungiamo un pranzo o una cena piena di grassi e i vari brindisi per l’occasione e il cerchio si chiude in modo inesorabile: o si fa un infarto o ci si suicida.

Ecco io, come ho raccontato anche lo scorso anno (L'importanza delle date), non è che sia particolarmente felice di festeggiare gli anni che passano, però cerco di non deprimermi più del dovuto.
Le alternative in fondo non sono molte: o si invecchia o si muore giovani. 

Così cerco di fare un’accurata manutenzione del corpo e della mente, evito più che posso le incombenze sgradite, faccio progetti per il futuro, guardo figlia e figliastri con speranza e orgoglio e soprattutto mi tengo ben stretto mio marito, perché noi due facciamo squadra e insieme possiamo superare ogni ostacolo.

A ben pensare mi ricordo di una circostanza in cui chi compiva gli anni se ne è andato lo stesso giorno: Anthony Hopkins in “Vi presento Joe Black” dove Brad Pitt era la morte che veniva a conoscere la sua prossima vittima e trascorreva con lui e la sua famiglia gli ultimi giorni prima della sua grandiosa festa di compleanno durante la quale sparivano insieme. 

E’ chiaro che se anch’io dovessi ricevere la visita di Brad Pitt in smoking che mi chiede di seguirlo verso la luce,  potrei farci un pensierino…
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