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lunedì 9 marzo 2015

Il video della settimana - 11/2015 - Star trek: Enterprise



Ogni tanto ho scritto di sigle televisive.

Ci sono musiche e immagini che riescono a introdurti “spiritualmente” nella storia che andrai a vedere e che ti rimangono appiccicate per sempre.

Twin Peaks, Una mamma per amica, Happy days, Fame, Friends….

Le ascolti e il pensiero va lì, dove hai lasciato i personaggi che avevi imparato a conoscere così bene ed è come ricordare qualcosa di reale, come se anche tu avessi fatto parte di quella storia.




Da qualche settimana Rai4 ripropone la serie Star Trek: Enterprise, la quinta ambientata nell’universo Star Trek e, lo dico per chi non mastica questo argomento, si tratta di un prequel.

Infatti racconta avvenimenti accaduti circa 150 anni prima di quelli narrati nello Star Trek degli anni ’60, quello con il capitano Kirk e Spock tanto per intenderci.

I puristi non me ne vogliano, ma è la serie che preferisco.

L’umanità ha da poco scoperto la mitica “velocità curvatura” e a bordo della nave spaziale Entrerprise si avventura in galassie lontane per conoscere nuovi mondi e i loro abitanti.

Il capitano Archer è un uomo empatico, con un grande senso del dovere e dell’onore, appassionato di pallanuoto e accompagnato in questa avventura dal suo beagle Porthos, un cagnolino meraviglioso.

Il sub-comandante T’Pol è il personaggio preferito da mio marito.
Infatti si tratta di una vulcaniana con un fisico da capogiro, fasciato da una tutina aderentissima.
In quanto vulcaniana non mostra emozioni e vive secondo una logica stringente che mi fa spesso desiderare di prenderla a sberle e scuoterla violentemente. Ma ogni tanto, vista la sua coabitazione forzata con gli umani, dà prova di qualche sentimento e la sua espressione cambia leggermente.

Poi c’è Hoshi, l'ufficiale alle comunicazioni, che riesce ad imparare qualsiasi lingua in pochi minuti, cosa per la quale io provo grande invidia.

L’altro alieno dell’equipaggio è il dottor Phlox, un denobulano, sempre ottimista e sorridente. Cura qualsiasi malattia usando animali alieni e sostanze abbastanza schifose con risultati sorprendentemente positivi.

C’è l’ufficiale scientifico Trip e l’addetto agli armamenti Reed, che spesso battibeccano ma insieme riescono sempre a risolvere qualsiasi problema.

Una bella squadra cha avevo lasciato una decina di anni fa (la serie è finita nel 2005) e che sono stata proprio contenta di ritrovare.

Tornando alla sigla: un piccolo capolavoro.

La canzone è cantata da un tenore inglese, tale Russel Watson e si intitola Where my heart will take me.

E’ stata usata come sveglia su due Space Shuttle, così tanto per raccontarvi un piccolo aneddoto.

Le immagini che l’accompagnano raccontano alcuni punti salienti della storia delle esplorazioni, prima in mare e poi in aria fino allo spazio. Disegni di Leonardo, velieri, i fratelli Wright, Amelia Earhart, missioni Apollo, l’impronta sul suolo lunare, la stazione spaziale, il primo shuttle fino alla prima astronave Enterprise Nx-01.

Racconta la voglia dell’uomo di superare i propri confini.

Secondo questa storia mancano poche decine di anni alla creazione del motore a curvatura proprio da parte del padre del capitano Archer…

" It's been a long road getting from there to here.
It's been a long time but my time is finally near.
And I'll see my dream come alive at last.
I'll touch the sky.
And they're not gonna hold me down no more... No,
they're not gonna change my mind.
Cause I got faith of the heart.
I'm going where my heart will take me.
I got faith to believe. I can do anything.
I got straight of the soul.
And no-one's gonna bend or break me.
I can reach any star.
I got faith, I got faith, faith of the heart"



martedì 12 novembre 2013

Perchè ogni lasciata è persa...



La mia, come ho avuto modo di raccontare più volte, è un’età maledetta.

Mi capita di desiderare così ardentemente di poter tornare indietro nel tempo e poter cambiare alcune scelte che spesso mi ritrovo a fare dei sogni in cui lo faccio veramente.

Come in quei film, mi vengono in mente "Peggy Sue si è sposata" o anche "30 anni in un secondo", dove le protagoniste o sono adulte e tornano alla loro adolescenza o viceversa da adolescenti desiderano essere adulte e ci riescono.
In questo modo riparano o prevengono errori ed omissioni fatti durante gli anni.

In questo gioco mentale si esce sempre perdenti, visto che non si è dentro ad un film e quello che è fatto è fatto… o non fatto.

Che poi non vorrei assolutamente cambiare la mia vita di adesso, ma solo quello che precede l'incontro con mio marito.

E ce ne sarebbe!  Diciamo dai 16 anni ai 32.

Io sono una che si è divertita poco, per esempio.  Ma veramente.

Sempre a casa, sempre a studiare, sempre con i miei genitori, silenziosa e ubbidiente.

Ma perché?  Nessuno mi ha dato una medaglia per questo.

Quanti ragazzi che non ho baciato!   
Quanti anni ad aspettare “quello giusto” per poi sbagliare clamorosamente.

Potevo fare come la mia migliore amica che mi diceva sempre: “se non provi, come fai a sapere che è quello giusto?”. 
Lei non l’ha ancora trovato ma si è divertita decisamente più di me.

Mai fatto “berna” (termine veronese per bigiare la scuola).  
Sapevo imitare benissimo la firma dei miei.
Potevo farmi un giro anch’io da qualche parte e saltare il compito di matematica. 
Probabilmente la mia media sarebbe addirittura migliorata.

Quanti scrupoli inutili.  

Anche a Londra. 
Ero lì da sola, libera e felice, padrona del mio tempo e dei miei soldi. 
Quella volta a Soho potevo farmi il tatuaggio sul polso che desideravo tanto!   
Invece l’ombra minacciosa di mia madre mi seguiva sempre e così ho ripiegato su due buchi in un lobo. 
Grande trasgressione!
Se non ti fai un tatuaggio a 20 anni quando devi fartelo? 
Adesso,  che sulla pelle floscia verrebbe tutto sfuocato?

Anche la ciocca di capelli blu. Lì potevo farmela. Avevo pure l’amico parrucchiere. 
Ma niente, troppa paura. 
Così ho permesso a mia figlia di tingere la frangia di  verde  in una specie di nemesi che capisco solo io.

E le feste che, colpita da sindrome di Cenerentola, decidevo di lasciare prima di mezzanotte?
Perché poi è tardi, mi sgridano, domani lavoro…

Bere? Fumare? Non pervenuti.

Ascoltare gli aneddoti di quelli che ti raccontano di quella volta mitica in cui si sono ubriacati o si sono svegliati in un posto senza sapere come c’erano arrivati.
Ecco, io non posso raccontare niente di tutto ciò.

E il concerto The Wall dei Pink Floyd a Earls Court? 
Ero lì e ci sono andati tutti mentre io ho pensato di rinunciare. Non mi ricordo nemmeno perché. Forse per risparmiare, che idiota!

Adesso mi concentro. 
Mi rannicchio in un angolino con le mani sulle tempie e ci provo.   
“Fammi tornare indietro” “Fammi tornare indietro” “ Ti prego, NON sarò brava…..”
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martedì 9 aprile 2013

La pioggia e Ritorno al Futuro



Dopo qualche tenue raggio di sole, adesso piove di nuovo!
Io sarei un po’ stanchina di questa primavera così fredda e umida.

Lo so, l’estate scorsa vi ho tediato con molti post sul caldo e su quanto questo mi stava stressando e incattivendo.
Non sono mai contenta.

Detto questo: sono comunque infastidita da questa pioggia incessante che mi allaga il prato, mi impedisce di stendere all’aperto, mi fa puzzare il cane e mi sporca i vetri e il pavimento dell’ingresso.

Così, facendo vagare la mente - unica cosa che può andare a spasso senza bagnarsi - mi sono ricordata del film Ritorno al Futuro II.

I miei coetanei, o comunque chi l’ha visto, ricorderanno che si svolge per la gran parte nell’ottobre del 2015.
Quindi tra due anni.

I nostri eroi arrivano nel futuro con la DeLorean trasformata in auto volante alimentata dalla spazzatura.
Sta piovendo ma Doc comunica a Marty McFly che di lì a pochi minuti cesserà.

Lasciando perdere l’abbaglio preso da molti film di fantascienza circa le macchine volanti, cosa vogliamo dire del controllo meteorologico?

Perché invece di continuare a lavorare a nuovi armamenti o anche a nuovi cellulari, qualcuno non inventa la pioggia “a comando”?

Che meraviglia far piovere dove e quando serve.  
Potersi organizzare per quanto riguarda lavori di giardinaggio, abbigliamento, panni stesi, inviti per barbeque e party all’aperto!

Tre o quattro ore di pioggerella notturna, che concilia anche il sonno.   
Oppure un breve temporale pomeridiano per togliere la calura estiva e consentire ai maniaci di Instagram la foto dell’arcobaleno.

In montagna una nevicata ogni notte per avere sempre piste fresche e in campagna la pioggia appena seminato anziché appena fatti i trattamenti antiparassitari.

Devo proporlo. Non so a chi ma devo.
Io non ce la faccio più…
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venerdì 1 marzo 2013

Ostacoli con appeal



In questi giorni ho visto diversi trailer ed interviste riguardanti il film Upside down.

I protagonisti di questa storia d’amore abitano ognuno in un mondo che è capovolto rispetto all’altro. Il mondo di sotto dove vive lui è quello degradato mentre lei vive nel mondo di sopra, tecnologico e lussuoso.

Gli effetti speciali si sprecano e sono  veramente pazzeschi.

Ma la storia è sempre la stessa. 

Lui, lei, qualcosa che ostacola il loro grande amore.
Questo plot si ripete da secoli ed evidentemente non stanca mai. 

Quello che mi colpisce è la tipologia dell’ostacolo.

Anche noi, popolo bue, viviamo le nostre storie d’amore spesso affrontando difficoltà e lottando per poter avere una parvenza di lieto fine.

Contro cosa lottiamo? 
Banali problemi economici. 
Oppure c’è di mezzo una fidanzata o peggio un consorte di troppo. 
Uno abita in un’altra provincia, l’altro deve accudire la madre invalida.
Due lavori non bastano a mettere su casa oppure i parenti di lei vogliono il matrimonio in chiesa e quelli di lui sono contrari.

Ma quando andiamo al cinema vogliamo che lui sia un vampiro o che lei sia almeno una principessa.
Che si provenga da pianeti diversi o addirittura da tempi diversi.
Un robot si innamora di un umano, un zombie torna tra i vivi, uno si scopre supereroe e un altro è un orco ma con il cuore buono, il replicante ha una data di scadenza e l’angelo diventa mortale…

Poi torniamo a casa, sospirando e ricominciamo a predicare contro in nostro lui che non vuole andare alla riunione condominale o contro la nostra lei che non riesce ad evitare l’invito al pranzo domenicale dalla mamma/suocera.

Chissà se i protagonisti di queste storie d'amore fantascientifiche quando vanno al cinema scelgono film neorealisti e sognano avventure con un disoccupato o con una casalinga sfasciata...
 
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