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lunedì 13 aprile 2015

Il video della settimana - 16/2015 - Glen Hansard & Markéta Irglova


Chi sono direte?
Infatti non sono notissimi, anzi.

Io li ho scoperti solo la settimana scorsa quando incuriosita da un commento di un'amica su Facebook mi sono sintonizzata sul canale 50 di Feltrinelli per vedere il film "Once" del 2006.




Un film irlandese dal bassissimo budget, girato a mano libera, senza trucco e senza inganno, che ha vinto comunque un paio di premi importanti e soprattutto l'Oscar per la miglior canzone con Falling Slowly.

Un ragazzo e una ragazza, la storia di un'amicizia che poteva essere amore, la storia soprattutto della costruzione di un album di canzoni indie-rock piacevolissime.

Glen Hansard era già noto per essere la voce e la chitarra del gruppo The Frames, mentre la pianista e cantante ceca Marketa Irglova collaborava con Hasgard già dall'anno prima del film, solo diciassettenne, e con lui formava il duo folk The Swell Season.

In questo film-gioiellino lui è un busker che per vivere aggiusta aspirapolveri e lei è una ragazza madre che vende le rose per strada e fa la domestica a ore.
Lei lo sente suonare, si complimenta e da cosa nasce cosa, provano Falling Slowly in un negozio di strumenti musicali (come capita solo nei film ne esce subito una versione perfetta...), si raccontano i propri sogni: per lui riuscire a pubblicare un album con le sue canzoni e per lei avere un pianoforte da poter suonare a casa propria.

Alla fine, con molti sacrifici e un po' di fortuna ognuno ottiene ciò che desiderava ma resta il dubbio che i desideri nel frattempo fossero un po' cambiati...

Condivido anche una scena della registrazione dell'album, uno dei momenti più godibili del film.





lunedì 30 marzo 2015

Il video della settimana - 14/2015 - ABBA


Non ne ho accquistato uno degli oltre 370 milioni di dischi venduti da questo gruppo svedese ma puoi star certo che appena sento una loro canzone la canticchio senza nemmeno rendermene conto.


Agnetha, Benny, Björn e Anni-Frid ecco come nasce il loro nome e con la canzone che condivido, SOS, abbiamo il primo doppio acronimo palindromo della storia della musica!




Non si sono mai ufficialmente sciolti ma dopo aver divorziato hanno preso strade diverse, i due uomini in realtà hanno collaborato ancora ma dietro le quinte e sono apparsi sporadicamente tutti insieme in occasione delle uscite dei loro fortunati Greatest Hits o per occasioni benefiche.

Il loro periodo d'oro è stato quello degli anni '70, con la vittoria all'Eurofestival che li ha portati al successo in tutto il mondo, soprattutto in Australia e Nuova Zelanda ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Il trionfo del musical  "Mamma mia" prima a Broadway e poi al cinema (nel 2008) li ha portati nuovamente ai vertici della popolarità.

Io riguardo sistematicamente il film. Faccio outing.
Sto lì, mi crogiolo nel paesaggio idilliaco di questa isoletta greca, non vado a sindacare sull'assurdità di tutta la storia, da Meryl Streep in salopette a Colin Firth gay passando per James Bond/Pierce Brosnan che si sgola e fa il romanticone.
Mi va bene tutto.  Canto dall'inizio alla fine come una scema.

La ciliegina sulla torta sono i titoli di coda, con i protagonisti vestiti con tremende zeppe e tute aderenti con pantaloni a zampa e strass, che con grande divertimento e autoironia cantano Waterloo.
Un mito.





martedì 3 febbraio 2015

Il video della settimana - 6/2015 - Maroon 5


Non si può continuare ad ignorarli.

Ormai sono in giro da più di 15 anni e alla fine ci si ritrova sempre a canticchiare la loro ultima canzone.

Adam Levine e i suoi sono pop, che più pop non si può.


Il frontman ha il suo bel perchè anche quando non canta, ma quando lo fa raggiunge un falsetto difficile da uguagliare.

Nei video cerca sempre di mostrare il suo bel torace e ci riesce sistematicamente.
In quello che condivido questa settimana, Payphone del 2012, si tiene una squallida canottiera ma il bicipite tatuato è comunque in bella vista...

La storia è un filo illogica ma va bene così: lui è un impiegato di banca che durante una rapina (da parte degli altri membri del gruppo) fa l'eroe, ruba una pistola e porta in salvo una collega gnocca.

Viene scambiato per uno dei rapinatori e invece di fermarsi e spiegare la situazione, molla la tipa e scappa su una spider, provocando danni ovunque e arrivando tutto sporco e ferito nella cabina telefonica del titolo.
Boh.

In ogni caso si muove bene davanti la cinepresa e se ne sono accorti pure a Hollywood.
Infatti ha iniziato a fare anche l'attore.

L'ho visto la settimana scorsa in un film molto carino: Tutto può cambiare - Begin again, con Keira Knightley e Mark Ruffalo.
Fa la parte di un cantante (ma va?!?) un po' stronzo ma pronto a pentirsi...

Canta questa dolce canzone per farsi perdonare dalla bella Keira:




domenica 1 febbraio 2015

La foto della domenica - Febbraio/1*2015 - Cinema Astra


In un vecchio post avevo già raccontato della triste fine di tutti i cinema in centro a Verona.

Ieri, durante la consueta passeggiata del sabato mattina, ci siamo trovati davanti a quel che resta dell'Astra.


Ai suoi tempi era bellissimo.
Grande, con la galleria e soprattutto con il soffitto che si poteva aprire durante la bella stagione.

Sarà perchè allora uscivano meno film, sarà perchè andare al cinema aveva un peso diverso da oggi, fattostà che io ricordo quasi tutti i film che ho visto in quella sala.

Lì ho fatto la coda per vedere Guerre Stellari, il primo.  Eravamo io ed i miei genitori sotto la galleria che sta difronte al cinema, allora piena di negozi oggi chiusi da tempo, e vedevamo uscire gli spettatori che parlavano tra loro, ancora esaltati dalla magnificenza delle scene e dalla storia così avvincente.

Lì, in una di quelle serate in cui la compagnia non si mette d'accordo su cosa vedere, ho visto malvolentieri Fuga da Alcatraz rendendomi conto mano a mano che la storia proseguiva che mi stava piacendo molto.

Col mio amico Sergio, una sera che eravamo entrambi tristi perchè tutti e due non trovavamo mai l'amore, abbiamo optato per un film dove non se ne parlasse nemmeno per sbaglio: Caccia a ottobre rosso.

Lì, con la fida Elena, ho visto Pretty Woman.  Mi sembra ieri che all'uscita ci siamo dette che avevamo sbagliato tutto nella vita e che noi non avremmo mai incontrato uno come Richard Gere perchè facevamo le impiegate in un ufficio anzichè darla via per strada...


C'era la bigliettaia seduta in alto, c'era il baretto dove compravi le Morositas, c'era l'omino che strappava il biglietto... c'erano purtroppo quelli che ti fumavano vicino... quelli che arrivavano a metà e ti facevano alzare per andare a sedersi ... c'era il cinegiornale .... eravamo giovani ... c'era la lira ... sob ....  sob ... sob ...


La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta.


martedì 28 ottobre 2014

Il video della settimana - 44/2014 - Backstreet Boys


Su su, bando agli snobismi.

É Halloween e uno dei video più belli, dopo l'inflazionatissimo Thriller, è questo dei Backstreet Boys!

Everybody è il primo singolo estratto dall'album Backstreet's back del 1997. 
Da solo ha venduto più di 2 milioni di copie.

Complessivamente questa boy band americana ha venduto più di 130 milioni di dischi e quindi bisogna darle un minimo di credito...

Il video racconta di cinque ragazzi costretti a passare la notte in un castello a causa di un guasto al loro furgone.
L'autista (io me lo ricordo in Starsky & Hutch...) li ha fregati!

Infatti dopo una notte in cui si sono trasformati chi in Dracula chi in una mummia, nel fantasma dell'opera, in un lupo mannaro e in Dr Jeckyll, credono che si sia trattato di un incubo ma...non è così.

Per i cinefili come me non sarà difficile riconoscere negli interni la location del film Casper del '95:






lunedì 23 giugno 2014

Il video della settimana - 26/2014 - My best friend's wedding

Eccomi qui, dopo una settimana di silenzio.  Mi sento in colpa, ma d'altra parte sono stata distratta da un progetto un po' complicato che mi ha impedito di scrivere qualcosa d'altro.

Però l'appuntamento col video della settimana mi piace troppo e così condivido con voi una delle scene più carine del film "Il matrimonio del mio migliore amico" che ho rivisto ieri sera.
La canzone in questione è "I say a little prayer" di Burt Bacharach del 1967, interpretata in origine da Dionne Warwick, poi da Aretha Franklin e in seguito da molti altri, e anche dal cast di questo film.

E' una di quelle commedie brillanti che fa sempre piacere rivedere. Bravi attori, belle battute.
Qui gigioneggia Rupert Everett.

Non importa che sia gay.  A me piace tantissimo da sempre.
Voglio un amico così. Così bello, così alto, così colto, così affascinante e simpatico.
Così sensibile da capire quella stupida di Julia Roberts, qui nell'unico personaggio cattivello della sua carriera.

Tutta la storia si basa sull'invidia e sulla gelosia.
Non per qualcosa di reale, ma per qualcosa che ci siamo costruiti nella testa. 
Un comportamento irrazionale che per fortuna la nostra protagonista smette di tenere verso la fine, quando si accorge che una buona amicizia è preziosa tanto quanto un grande amore.

Vi lascio anche la scena finale.  Un classico.



lunedì 16 giugno 2014

Il video della settimana - 25/2014 - Marco Ferradini

Per una serie di associazioni di idee sono arrivata a proporvi questa canzone mito, uscita nel 1981 ma che ancora imperversava l'estate successiva.

Siccome nel post precedente ho pensato al 1982 e a quell'estate magica per tanti versi, non poteva mancare questo pezzo simbolo di quel periodo.

Teorema è la canzone che ogni cantautore desidera scrivere e che nello stesso tempo odierà per sempre.

Quella che ti dà il successo ma che ti inchioda lì, senza possibilità di evolvere, svincolarti e proseguire con altri brani allo stesso livello.

Marco Ferradini era nel mondo della musica prima e ci è rimasto dopo, ma non c'è verso: lui è quello di Teorema. Punto.

La canzone si presta a infinite discussioni: è più azzeccata la prima parte, quella dove l'uomo ferito dice che bisogna trattare male una donna altrimenti si verrà lasciati inesorabilmente o è più vera la seconda parte dove più ottimisticamente si dice che l'amore arriva a chi rimane se stesso?

Aldo, Giovanni e Giacomo propendono per la prima ipotesi:





martedì 15 aprile 2014

Il video della settimana - 16/2014 - Jesus Christ Superstar

Il video di questa settimana non poteva che essere tratto dal musical "Jesus Christ Superstar".

Mi è tornato in mente pochi giorni fa quando la cara Nella ne ha parlato nel suo blog musicale.

Ricordo come fosse ieri quando l'ho visto per la prima volta, al cinema parrocchiale del Duomo.


Ero una ragazzina e quando a Gesù vengono inflitte le 39 frustate piangevo come una fontana.

Neanche la storia fosse una novità!
Ma questo film del 1973 è riuscito a dare una versione della Passione di Cristo tutta nuova e particolare.
Ha mescolato la cultura hippy e la storia, dubbi e dogmi, ha usato scenografie e costumi moderni e ha soprattutto avuto le musiche di Andrew Lloyd Webber.

Non c'è nemmeno un pezzo parlato, solo canzoni, una più bella dell'altra.
Tipo questa:


lunedì 24 marzo 2014

Il video della settimana - 13/2014 - Modà

Per la serie "essere coerenti" ecco che dedico un post ad un gruppo che detesto amabilmente: i Modà.

Nati nel 2002 ma affermatisi veramente - dopo diversi cambi di componenti - nel 2011, fanno quel genere di musica che viene spesso snobbata dai più ma ti resta attaccata in testa come una zecca.


A me sembrano usciti dagli anni 60/70, mi ricordano i Nuovi Angeli o i Camaleonti ma insomma piacciono molto e capita, più spesso di quanto vorrei, di canticchiarli con gusto.

Kekko, il leader, già con questre tre kappa mi urta parecchio: ha sempre quest'aria da disperato, che urla al cielo inascoltato e somiglia a quei ladruncoli di cui si vedono le foto segnaletiche sui giornali locali.

Comunque hanno una caratteristica che me li fa ascoltare, anzi molto più spesso, guardare: affidano i loro video a Gaetano Morbioli, regista veronese di cui ho già parlato che ha la bella abitudine di usare sempre Verona e dintorni come ambientazione dei suoi lavori.

La mia citta, vie e palazzi, il lago di Garda, le ville e i musei della zona: tutto è inquadrato al meglio e valorizzato e ogni volta mi piace riconoscere i posti che amo e che frequento.

Per il video di "Non é mai abbastanza" Morbioli si è superato: infatti una delle tre modelle utilizzate è un'amica d'infanzia di mia figlia.


Hanno frequentato asilo ed elementari nella stessa classe, fatto la Comunione e la Cresima insieme e adesso sono nello stesso liceo.


Abita di fronte a noi e l'abbiamo vista trasformarsi da bellissima bambina a bellissima donna, senza un momento in cui fosse sgraziata o in qualche modo imperfetta.


Come dice spesso mia figlia: - Oltre a tutto è anche simpatica! - con una punta di bonaria invidia.

Una ragazza adorabile, come tutta la sua famiglia del resto, dove la bellezza non ha risparmiato nessuno, vedi le sue splendide sorelle, a parte il cane (il mitico Zagor di cui ho parlato qui).

La vedo passare la mattina, mentre va a prendere l'autobus e me la ricordo a cinque anni, quando all'asilo diceva che da grande voleva fare la velina ed era già stupenda.

Nel video, che cita tre famosi film, lei è la protagonista nell'omaggio a "La leggenda del pianista sull'oceano" che, sarò di parte, è la migliore.

Gli altri due film sono Rocky e Love Actually.



E' già lanciatissima come modella ed io le auguro il meglio, davvero.
Vola Federica!


#modà #video #GaetanoMorbioli



mercoledì 5 marzo 2014

La grande lentezza



Sono una dei milioni di telespettatori che ieri sera, diligentemente, ha guardato il film La grande bellezza.

Sono molto contenta che sia stato premiato con l’Oscar - voglio dire - fa sempre piacere che l’Italia si distingua in qualcosa davanti al mondo intero.

E’ tutto il giorno che tra una faccenda e l’altra ci rimugino. 
Mi è piaciuto o no?

Da grande appassionata di fotografia ovviamente sì, e molto. 

Ma questo si trasforma in un difetto, se su ogni splendida inquadratura ci si ferma sempre almeno 5 o anche 10 secondi in più di quanto regga il mio livello di attenzione.

Poi c’è il contesto. 
Che è veramente disturbante. 
Questa umanità sfatta e inutile, questa vacuità, questo spreco di tempo e denaro.

Non so. 
Lo voglio rivedere senza gli stacchi pubblicitari che hanno ucciso ancora di più, se possibile, il ritmo narrativo.

In ogni caso resta il fastidio per il fatto che gli stranieri avranno un altro stereotipo sugli italiani con cui fare battute.  
Goderecci, fancazzisti, preti falsi, disonesti….  e chi più ne ha più ne metta.

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lunedì 3 febbraio 2014

Il video della settimana - 6/2014 - The black ghosts

Oggi è una giornata un po' così.

Questa pioggia che non vuole smettere.

La notizia della morte di Philip Seymour Hoffman mi ha lasciata più triste di quel che forse dovrei.

Sarà che quando muore un attore, oltre all'individuo stesso muoiono un po' anche tutti i personaggi che ha interpretato.

Chissà.

O forse si collegano i film dove recitava al periodo in cui gli abbiamo visti, ed è sempre passato troppo tempo e questo non aiuta lo spirito.

Insomma eccomi a condividere un video triste di una canzone molto bella che collego sempre alla pioggia.
Questa É la canzone della pioggia.

Full Moon è nella soundtrack di Twilight che, per chi non conoscesse la storia, si svolge a Forks, il paese più piovoso degli Stati Uniti.

Quando piove e sto guidando la metto sempre su, perchè è cupa e mi fa pensare ai boschi umidi e al cielo grigio.

I Black Ghosts sono un duo britannico che fa musica elettronica.
Sono strani e schivi.

Ho scoperto anche quest'altro video, molto inquietante.
Giocare con i Lego dopo non sarà più la stessa cosa...











lunedì 30 dicembre 2013

Il video della settimana - 1/2014 - Capodanno

Harry ti presento Sally è un film che io, come ho già avuto modo di scrivere sul blog, considero una specie di bibbia della vita.

Non poteva mancare la scena finale che si svolge per l'appunto la notte di Capodanno.
Harry e Sally sono in rotta.
Lui si era comportato male e lei era andata a una festa con alcuni amici.

Sta per andarsene ancora prima della mezzanotte, nauseata dalla finta allegria e dalla stupidità che la circonda, quando arriva Harry tutto trafelato e finalmente si dichiara.

In sottofondo il classico Valzer delle candele che troviamo in ogni scena di questo tipo nei film di lingua inglese.

Il titolo originale è Auld lang syne ed è stato composto, pensate, da un italiano - Davide Rizzio - andato alla corte scozzese verso la fine del 1500.
Dalla Scozia la melodia ha attraversato l'oceano ed è diventata la musica tradizionale per salutare il vecchio anno ed i vecchi amici ed il tempo lieto trascorso insieme.

Ve ne lascio un'altra versione mitica dal film di Frank Capra "La vita è meravigliosa":



Buon anno a tutti!
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mercoledì 6 novembre 2013

Di Vivien Leigh, Rossella e Via col vento

Ieri Vivien Leigh avrebbe compiuto 100 anni. 
Tra la marea di notizie pubblicate dai vari giornali io mi voglio soffermare su questa, piccola e insignificante per i più.

Vivien Leigh era una bellissima attrice inglese, vincitrice di due oscar, moglie di Sir Laurence Olivier.  

Come capita talvolta a qualche attore il suo viso e la sua fama sono indissolubilmente legati ad un personaggio interpretato, in questo caso Rossella O’Hara, protagonista del film Via col vento, del 1939.

I film che ha girato in seguito, l’altro Oscar vinto, la sua vita, sono sempre stati offuscati da questa realtà: lei era Rossella.

Io di lei so quello che ho letto, che soffriva di disturbo bipolare, che si è ammalata di tubercolosi fino a morirne a soli 53 anni, che Laurence Olivier la amava molto ma l’ha lasciata dopo quasi 30 anni…

So anche qualcosina di più particolare.  
Loro due amavano il lago di Garda e soggiornavano spesso nella locanda di Punta San Vigilio, che domina la Baia delle Sirene.
Un luogo magico e non alla portata di tutti, dove mi è facile immaginarli come in una cartolina ingiallita dal tempo.

Così, come ho detto, leggendo di lei ho subito pensato a Via col vento.

Credo di aver letto il libro e le sue oltre 1000 pagine a 12 o 13 anni. 
Una edizione Mondadori tutta rovinata del 1940, che conservo ancora gelosamente.
L’ho riletto varie volte, per intero o a pezzi.
Magari solo i punti salienti: l’assedio di Atlanta o il lungo inverno a Tara, per esempio.

Il film l’ho visto con mia madre appena finito di leggere il libro.
Ricordo ancora il cinema di periferia dove siamo andate prendendo due autobus.
Ma che spettacolo!

L’ho visto e rivisto.
Per esempio a 16 anni, durante lo scambio studentesco a Monaco di Baviera, me lo sono sciroppato in tedesco, oppure a 20 anni, a Londra, nella magnifica versione originale.

E poi ogni volta che passa in televisione gli do una sbirciata, o di più, se non c’è mio marito…

Che dire? E’ una storia bellissima.  

C’è tutto: l’amore, la guerra, il crollo dei miti, la forza delle donne, le meschinità e gli atti di coraggio, la nobiltà d’animo inaspettata, il punto di vista sudista, lo smarrimento nel ritrovarsi a vivere senza più punti di riferimento.

Nel libro c’è spazio per ogni personaggio, anche il più secondario. 
Realtà che sarebbero rimaste sconosciute se Margaret Mitchell non le avesse descritte con tanta precisione e sensibilità: la tenutaria del bordello, il medico di famiglia, il contadino reduce dal fronte, i “negri di casa” e quelli dei campi.
La guerra di secessione ed i suoi effetti da ogni prospettiva.

Nel film qualcosa per forza è tagliato, ma di più, onestamente, non si poteva fare.

Rossella è perfetta. Solo un piccolo dettaglio è sbagliato: i suoi mitici occhi verdi, più volte descritti dall’autrice, sono azzurri nella versione cinematografica.

Ma per il resto Vivien Leigh ha incarnato perfettamente la protagonista:  tenace e stupida, materiale, cinica, invaghita dell’uomo sbagliato, pratica e contraddittoria.  

Una capace di rimboccarsi le maniche e salvare la sua famiglia e la sua terra senza farsi il minimo scrupolo, anestetizzando qualsiasi altro sentimento.

Un mulo con i finimenti da cavallo, come le dice la cara Mammy, che la adorava ma l’aveva inquadrata fin da subito.

Non le ho mai perdonato di non aver capito prima che Rhett era l’uomo perfetto per lei.  

D’altra parte il libro si sarebbe risolto nelle prime 50 pagine e intere generazioni di donne sognanti avrebbero perso questa pietra miliare della letteratura romantica…

E comunque io sono sempre stata convinta che Rhett dopo averla fatta stare sulle spine per un po’ come si merita, ritorna.
Certo che ritorna, ci mancherebbe!
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mercoledì 2 ottobre 2013

E' morto il Nardoni



E chi è, vi domanderete.

Il Nardoni è il personaggio interpretato da Giuliano Gemma nel film “Speriamo che sia femmina”.

Lo so che Giuliano Gemma era famoso per gli Spaghetti Western girati in gioventù, ma per me lui è sempre stato “il Nardoni”.

L’unica figura maschile dignitosa in un film dove ogni uomo è idiota, o inetto, o mascalzone o anche tutte e tre le cose insieme.

Un film bellissimo, girato da Mario Monicelli nel 1986.

Una storia corale di donne di ogni età e ceto che scelgono o sono costrette a farcela da sole.

E’ quel genere di film che io rivedo cento volte e ancora trovo godibile.  

In questo grande casale vivono solo donne, la padrona separata di fatto, le due figlie, la nipotina, la fantesca con la figlia. 
Nel corso della storia arrivano anche la sorella-attrice della padrona di casa e l’amante del marito.   
Unico uomo il mitico zio Gugo, un vecchiotto con una demenza senile galoppante che combina non pochi guai durante tutto il film.

Poi orbitano intorno a loro una serie di macchiette, dal fidanzato della figlia maggiore che registra filastrocche dialettali in giro per la campagna, all’unico contadino dell’azienda, al prete in cinquecento (famosa l’esclamazione: “Madonna del parabrezza!”), al padrone di casa, conte squattrinato che vive a Roma a spese dell’amante, passando per il marito della fantesca emigrato in Australia dove ha fatto tre figli con un’altra e al giornalista stronzo, amante sposato della sorella della protagonista.

Il Nardoni invece è un uomo con la testa sulle spalle, amministratore dell’azienda, innamorato della signora contessa, che cerca di aiutare in ogni occasione usando il suo buon senso e la sua esperienza.

Ovviamente alla fine resta con un palmo di naso e si lascia sfuggire pure un sacrosanto “Vaffan…”.

Ma la frase simbolo del Nardoni è quella che tristemente ci ripetiamo sempre io e mio marito quando pensiamo alla nostra azienda vitivinicola: “Chi vende non è più suo”.

Grazie Giuliano. Buon viaggio.
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