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venerdì 13 dicembre 2013

Anche S.Lucia non è più lei...




A Verona questa è una data importante. 
Come avevo raccontato nel vecchio post Operazione S.Lucia i bambini oggi ricevono i regali e il tradizionale “piatto”.
Una volta era pieno di frutta secca, mandarini e biscotti di pastafrolla.

Per tre giorni Piazza Brà era invasa dai banchetti, disposti su più file, che vendevano dolciumi, prodotti tipici regionali, giocattoli ed abbigliamento.
I banchetti arrivano ancora e la tradizione del piatto resta.   
Ma qualcosa è cambiato.

Tutto quello che sembrava nuovo, raro e tipico solo di queste giornate ormai c’è sempre e dappertutto.
In ogni ipermercato, in ogni banchetto che ormai riempie il centro storico durante le mille iniziative “acchiappa turisti” che si svolgono tutto l’anno. 

S.Lucia è solo un’altra occasione commerciale per invadere il centro, una tra le tante.

Ricordo il mio stupore di bambina di fronte a certi dolci siciliani, a certa frutta esotica mai vista prima, agli oggetti di legno intagliato.

Cosa può stupirci ormai? 
Cosa possono mai desiderare i nostri figli che non abbiano già visto ovunque durante le passeggiate in centro o mentre si fa la spesa in un giorno qualsiasi dell’anno?

Una cosa non è mai cambiata negli anni: la puzza.
Quell’odore che è un misto di olio vecchio di frittura e di zucchero bruciato.

Ti si impregna nei vestiti e nei capelli e ti fa pensare alla prima volta che hai mangiato un bombolone, così enorme e ricoperto di zucchero che ti cadeva sul cappotto, che si è sgonfiato subito lasciandoti delusa a mordere l’aria…
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martedì 13 dicembre 2011

Il primo appuntamento non si scorda più...


Come regalo di Santa Lucia la mia autoradio ha deciso di perdere tutte le stazioni che avevo memorizzato così mi sono ritrovata ad ascoltare Radio Montecarlo.    
Non è male, anzi.
Ad un certo punto i DJ hanno lanciato la seguente domanda: “Su cosa puntate per far colpo al primo appuntamento?”.

Io nel frattempo ero arrivata a casa e non ho sentito le risposte degli ascoltatori, ma la domanda ha continuato a ronzarmi in testa e così ho cercato nei meandri della memoria qualche lontanissima esperienza personale.

E’ incredibile come possano trascorrere anni, decenni ormai, senza pensare più a qualcosa. 

C’è stato un tempo in cui aspettavo e temevo il primo appuntamento. 
Si arriva a questo fatidico momento in vari modi. 

Passivamente e spesso per sfinimento se si è stati oggetto di lunghi abbordaggi, di insistenti inviti, di descrizioni minuziose di ristorantini o luoghi sconosciuti ai più in cui l’uomo di turno vuole assolutamente portarti per vivere questa esperienza unica.

A me capitava di accettare di uscire con la stessa mentalità con cui si fa un fioretto, del tipo: “Dai, sforzati, è inutile che ti lamenti di essere sola se poi non esci con nessuno!”.
Questa soluzione non ha mai portato a nulla. 

Per l’occasione mi preparavo senza particolare ansia e al massimo mi segnavo mentalmente il posto per una eventuale seconda visita con qualcuno di più meritevole.
Potevo essere veramente sgradevole. 
Un po’ come faccio ora con i poveri operatori dei Call Center. “Grazie, non mi interessa, non voglio essere più disturbata”.

Poi c’erano gli “altri” primi appuntamenti.
Quelli desiderati, per i quali si era lavorato in modo sommerso ma implacabile, quelli che facevano passare ore a letto con l’occhio sbarrato ipotizzando tutti i possibili scenari, quelli che ti facevano venire caldo e freddo guardando l’orologio e contando il tempo che mancava.

Qui la preparazione era accurata: trucco e parrucco, scarpa tattica, vestito che esalta quello che c’è e mimetizza quello che non va, orecchini pendenti da far ondeggiare a ogni risatina, anelli con cui giocherellare per fargli vedere che belle mani che hai, poco profumo ma molta pulizia.
Ricordarsi di parlare poco e ascoltare molto. 

Che esito avevano? Praticamente lo stesso del primo tipo.  

Grosse delusioni e per giunta dopo aver sprecato tempo e denaro nella preparazione. 
Aver investito il solito pacco di sogni e speranze per niente.
Doversi anche scusare “Ops, mi ero sbagliata, porta pazienza….” 

Adesso so perché non avevo più ripensato a questa cosa: il primo appuntamento è un’esperienza che spero di non dover mai più ripetere. 

Giusto l’ultima volta mi è andata bene.  
Ci credo: con tutti i fallimenti precedenti non potevo sbagliare!
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mercoledì 23 novembre 2011

Avvento = dieta impossibile


Stanno cominciando ad arrivare. 
A voce, via mail, per telefono.

Sono loro: gli inviti a trovarsi per "farsi gli auguri".

Non c'è fine settimana di dicembre che non sia già occupato da cene, pranzi, bicchierate e tagli di Pandoro con la cioccolata calda.

Ci sono le cene aziendali alle quali mio marito non può mancare per ovvi motivi.
C'è quella per tutti i famigliari con distribuzione di regali e borse di studio. Come evitarla?

Ci sono le cene di clienti e fornitori. Si va, altrimenti si offendono.
C'è il pranzo dell'associazione di appartenenza. Qui magari troviamo una scusa...

Ci sono i vecchi amici di Padova, ci sono quelli di Verona.
Tra capo e collo potrebbe pure entrarci una reunion di parenti.

La cena con alcuni vecchi compagni delle elementari di mia figlia, dato che è da quest'estate che rimandiamo, bisognerà andare.

Mettici dentro l'arrivo di Santa Lucia con il suo piatto di dolci e anche l'anniversario di matrimonio e arriviamo a Natale con almento 3 chili di troppo e il colesterolo impazzito.

Il giorno di Natale ovviamente non si parla di dieta e quindi tutto è rimandato al nuovo anno.

Sì, perchè il 28 partiamo per la Val di Non e lì ci sono i canederli che ci aspettano intrisi di burro fuso e grana.
Come rinunciare? 
Cercheremo di smaltire qualcosa sciando, ma si sa che al ritorno dalle piste lo strudel è in agguato...
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martedì 7 dicembre 2010

Operazione Santa Lucia

Non appena finito di lottare con le pecorelle che non stanno in piedi e l'angioletto che cade dalla capanna a casa mia parte l'ansia per la prossima scadenza: Santa Lucia.

Qui a Verona è lei che porta i regali ai bambini (anche a quelli cresciuti...) e così sono già fregata, con pochissimo tempo a disposizione e zero idee.

Finchè i figli sono piccoli è tutto più facile. Intanto scrivono la letterina. Magari non la si segue punto per punto, pena il rosso sul conto corrente, però almeno si sa dove andare a parare.

I regali di Santa Lucia vengono sempre accompagnati da altre cose "irrinunciabili": il piatto dei dolci, innanzitutto, e poi altri piccoli rituali da seguire scrupolosamente.

Già parecchi giorni prima gli adulti facevano girare la voce che Santa Lucia stava passando...che l'avevano  vista di qua e di la e che quindi bisognava essere buonissimi, pena il ricevimento di carbone al posto dei regali.

Qualche volta il telefono squillava e si sentiva soltanto un campanellino suonare...é lei! Oppure cadevano delle caramelle dalla cappa del camino...che emozione!

La sera prima c'era da preparare il bicchiere di vino per il castaldo (l'uomo che guida il carretto), il fieno per l'asino (o la carota in mancanza d'altro...) e qualcosa da mangiare per la Santa.

Visto dalla parte dei genitori tutto questo comportava una certa organizzazione: parenti che telefonano provvisti di campanello, dimestichezza con lanci velocissimi di caramelle, attenzione a svuotare bicchiere e piatto la mattina presto, sistemazione furtiva dei regali nel cuore della notte e del piatto dei dolci...senza dimenticare il carbone di zucchero.

Adesso sono combattuta tra una bella busta piena di vil denaro o la ricerca quasi impossibile di cd di gruppi giapponesi e di felpe dark da trovare dentro a inquietanti negozi gestiti da personaggi pieni di piercing...

Con il piatto dei dolci vado sul sicuro: avrò anche una figlia "otaku", ma è rimasta una gran golosona!


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