domenica 30 giugno 2013

Castel d'Azzano - La foto della domenica - 30/06/2013

In questo fine settimana il tempo è stato ideale per le nostre lunghe pedalate per la campagna circostante.

La quasi totale mancanza di rilievi, a parte qualche cavalcavia, fa sì che si possano percorrere agevolmente decine di chilometri tra strade bianche e strade comunali poco frequentate.

Ieri il nostro girovagare ci ha portato a diverse belle scoperte.

Una vecchia stazione abbandonata, dato che non si sa per quale motivo si è preferito riempire le strade di corriere puzzolenti anzichè lasciare i treni locali...



Cercando qualche campo che avesse quelle enormi balle di fieno cilindriche per fare la foto del secolo, abbiamo invece trovato qualcosa di meglio: dei magnifici girasoli.


Le zone qui intorno sono piene di risorgive che fortunatamente negli ultimi tempi sono state valorizzate ed inserite all'interno di alcuni parchi comunali.



Di solito brulicano di vita: trote e carpe, tartarughe acquatiche, libellule blu e papere.

Quella che abbiamo visitato ieri è nel parco "Le sorgenti del Castello" dove per castello si intende in realtà Villa Violini Nogarola a Castel d'Azzano.

In origine questa risorgiva formava il Lago Vacaldo, grande 14 ettari e prosciugato un secolo fa.

La famiglia dei conti Nogarola acquistò questi terreni nel 1300 dagli Scaligeri e vi costruì il castello che nel 1800 fu rimaneggiato e acquistò più o meno l'aspetto attuale.


I conti Nogarola la abitarono fino agli inizi del 1900, diventando dal periodo dell'Unità d'Italia anche sindaci del paese.
Poi durante la prima guerra mondiale la villa divenne carcere militare e in seguito conobbe un lento declino fino al bel restauro che risale a tre anni fa.


Adesso è sede di alcuni uffici comunali, della biblioteca e vi si celebrano i matrimoni civili.








La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta










mercoledì 26 giugno 2013

Sentirsi utili - 2



E’ bello scoprire come una catena di eventi porti alla certezza che senza di noi il mondo sarebbe peggiore.
Eh sì, cari miei, altro che scienziati, filosofi e artisti, anche un’umile casalinga ha il suo perché.

Già avevo raccontato di come io sia il Tom Tom ambulante del mio paese e di come mi tenga aggiornata sul nome delle nuove strade e su tutti gli eventi in corso nella mia zona per poter dare sempre il miglior servizio.

Stamattina un’altra bella soddisfazione.  

Ma bisogna partire a raccontare da ieri pomeriggio.   
Avevo deciso di passare il tosaerba prima che piovesse (così sembrava verso sera…) e durante le operazioni del caso avevo preso una storta su una pietra sconnessa del marciapiede che circonda la casa.
Un po’ di male ma dopo 2 minuti sembrava tutto a posto.

Molto più tardi, stravaccata sul divano, mentre riguardavo con gran divertimento Un pesce di nome Wanda, il mio piede sinistro inizia a dolere.  
Sempre di più, fino a farmi pensare di andare al pronto soccorso.

Mio marito, che fortunatamente era a casa, mi dice di portare pazienza, mi riempie di Lasonil, mi impasticca di Momendol, mi mette una fascia elastica.
Vengo portata di peso a letto e da lì non mi muovo e rimango a piangere (letteralmente) per il dolore per un bel po’.

Intanto si erano fatte le 23,30 e nessuno aveva fatto uscire il cane, dato che lo faccio sempre io.

Nel cuore della notte sento Tabù che chiama e gratta la porta, così dico a mio marito che bisogna aprirgli e per tutta risposta lui gli grida di andare a cuccia.

L’ho sentito uggiolare e zampettare avanti e indietro fino al mattino, ma non riuscivo ad alzarmi. 

Mio marito è partito presto per andare a lavorare e più tardi mia figlia (che non aveva sentito né me lamentarmi né tantomeno il cane) ha trovato la cucina “battezzata” da Tabù in ogni suo angolo.
 
Adesso sono ancora a letto ma il piede sta un po’ meglio e ovviamente la mia autostima è alle stelle: basta che io sia KO per poche ore e qui va tutto in malora!

La casa puzza ancora di pipì di cane, ma questo è un altro discorso…
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lunedì 24 giugno 2013

Il video della settimana - 26/2013 - Ricky Martin

Questa settimana inizia il mio tributo alle canzoni estive per definizione.
Non proprio i veri tormentoni, ma quelle che in qualche modo a me ricordano l'estate.

Ricky Martin. Cosa dire? Al suo cospetto si resta ammutoliti come davanti al capolavoro di un grande scultore...
La ferale notizia della sua omosessualità ormai è stata metabolizza e aggiunta a tutta la lista di quelli sui quali ogni tanto fantasticavo sbagliando clamorosamente.


"She bangs". Questo video del 2000 è spettacolare al di là della bellezza del cantante.
E' stato girato alle Bahamas nella Royal Tower dell'Atlantis Paradise Hotel.
La discoteca è sottacqua e ci ballano sirene, pesci e tritoni ed altre creature marine.

Il making off  è stato trasmesso in tre puntate da MTV con grande successo.

Premi, onorificenze e, ciliegina sulla torta, la scoperta che tra i ballerini di fila figura anche Channing Tatum, fino a prova contraria etero!

In aggiunta un classico intramontabile, Livin' la vida loca, dove quella sgallettata di Nina Moric doveva ancora trasformarsi in una patetica bambola di silicone.



domenica 23 giugno 2013

Sull'altalena - La foto della domenica - 23/06/2013


Tornare bambini...




No, non ci vedete male: è la solita Polaroid su carta difettosa... Si dice che sia il suo bello!


La foto della domenica è un'iniziativa di Bim Bum Beta


sabato 22 giugno 2013

Porte e finestre dei miei viaggi



A scuotermi dal mio girare a vuoto e piangermi addosso arriva il nuovo tema mensile di Monica del blog  Viaggi & Baci.

Lei sì che è una blogger con i fiocchi per la quale nutro sincera ammirazione e senso di inarrivabile. 
Ma almeno una volta al mese entro anch’io nel suo mondo e mi muovo come una travel blogger consumata…

Dunque parliamo di porte e finestre: oggetti  tangibili ma anche meravigliose metafore per il viaggiatore sensibile e attento.

La sicura porta di casa che si chiude alle nostre spalle…il solito paesaggio che vediamo dalla finestra che sfuma via…nuovi orizzonti…nuovi incontri ci aspettano appena ci allontaniamo, anche di poco, dal nido.

Ho scelto volutamente tre foto dove è presente anche  l’elemento umano.

Volevo qualcosa di più, qualcosa che andasse oltre l’estetica perfetta, l’equilibrio dei colori e delle forme, volevo un assaggio delle vite che si svolgono o si svolgevano dentro quei luoghi.


La prima foto è stata scattata in Turchia, vicino Pamukkale.
Sì, la Turchia torna spesso nelle mie foto perché ci sono andata quattro volte:  fino ai confini con l’Iran, fino alla Siria, fino a dove c’era una strada vagamente percorribile, fino a rompere gli ammortizzatori e a restare bloccati senza benzina super…

L’ho conosciuta prima. Prima del 2001 e prima dell’integralismo e delle rivolte e anche prima del boom turistico.

In questa foto due donne posano davanti la loro povera casupola. 
Poi ci offrono del te rovente (çay) dentro bicchierini di vetro su un vassoio tenuto da tre catenelle. 
Ci mostrano orgogliose i loro tappeti e toccano i nostri vestiti ridendo.  


La seconda foto mostra una vecchia seduta fuori una piccola chiesa in Portogallo, a Nazarè.  

Il suo viso segnato mi fa immaginare la moglie di un pescatore che aspettava il ritorno del marito con apprensione, facendo seccare al sole il pesce, come fanno da queste parti, occupandosi della casa e dei figli. Chissà…


La terza foto è di un luogo del cuore per me. 
Questo è l’ingresso della Cranley House a Londra, Cranley Gardens n. 1 a South Kensington. 

E’ l’ostello dove ho lavorato come cameriera per qualche mese appena finita la scuola. 
Alla finestra il portiere di giorno e la cuoca, due dei miei adorati colleghi, quasi tutti australiani.

Qui andavo a preparare le colazioni ogni mattina e poi prendevo la lista delle camere da rifare. 
Qui ho provato per la prima volta l’ebbrezza dell’autonomia e della libertà.
I primi soldi guadagnati, vivere da sola, organizzarmi le giornate, non dover chiedere il permesso ne’ rendere conto a nessuno.  

Al di là della porta un’orrenda moquette e un’altrettanto orrenda tappezzeria a grandi fiori arancioni.… ma nei miei ricordi rimane sempre un luogo paradisiaco!
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giovedì 20 giugno 2013

La blogger mediocre



Sindrome da pagina bianca.
Penso si chiami così.

Questa cosa democratica che accomuna grandi scrittori e scribacchini da blog come me.

Voglio dire? Di cosa devo parlare di cui non abbia già parlato?!

Grazie al mio pessimo carattere sono spesso divorata dall’invidia per quei blogger che hanno scelto una “materia” e possono andare avanti all’infinito ché tanto c’è sempre qualcosa da pubblicare: outfit, arredamento, luoghi da visitare, come essere la mamma perfetta e poi loro, le onnipresenti ricette.

Perché io mi sono inventata un blog generalistico, dove parlo di tutto e di niente a seconda di come mi gira?  E quando non gira, di cosa devo parlare?

In questi tre anni da blogger ho visto trasformazioni fantascientifiche di blog che ora mettono quasi in soggezione il malcapitato lettore.
Pulsanti, tendine, rinvii, bilinguismo, terminologie degne della Silicon Valley, grafiche studiate nei minimi dettagli, discorsi su SEO e partecipazioni a workshop dedicati.

Avrei voglia di mandare tutto in malora.
Sono vagamente infastidita ma anche un po' demoralizzata da questo fermento, da questi meeting, blogtour, giveaway dove tutto è così autoreferenziale, dove ogni blogger si spertica in complimenti ad altri blogger, in scambi di followeraggio (bella parola, eh?) … ma i lettori veri dove sono?
Dove sono le persone “normali” che visitano un blog senza averne uno?

No,  io resto fedele a me stessa, alla scarsa professionalità che ha sempre contraddistinto ogni mia performance.
Mediocre studentessa, indossatrice, bancaria, segretaria, casalinga, cuoca, giardiniera e infine blogger.
L’eccellenza non abita da queste parti.

Non cambio sfondo, non metto bottoni strani, non traduco in inglese.

Uhm…si capisce che è tornata l’afa, eh?!?!?
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lunedì 17 giugno 2013

Il video della settimana - 25/2013 - Fame


L'estate (finalmente) mi ha fatto ricordare che una volta, mooooolto tempo fa, dopo pranzo guardavo sempre un telefilm.
Sì telefilm, detto alla vecchia, non serie tv.

"Saranno famosi" è stato, credo, il primo di una serie infinita di teen serial, dove le avventure di un gruppo di adolescenti si mescola con i problemi dei professori, della famiglia, della società in generale.

Spin off dell'omonimo film del 1980 è andato in onda in Italia dal 1983 al 1990 in sei stagioni che hanno visto crescere e cambiare lo staff mantenendo però sempre le tematiche iniziali e la mitica ambientazione nella New York School of Performing Arts.

Ecco, partiamo dalla scuola.
Ma quanta invidia da parte nostra che avevamo frequentato scuole superiori tristi e squallide, dove i professori non insegnavano ne' danza ne' musica ne' tantomeno recitazione!
La matematica per loro non esisteva e nemmeno applicazioni tecniche o chimica e fisica.

Questi ragazzi, vestiti malissimo, con i capelli spesso lunghi e unti, si divertivano come pazzi. Cantavano, suonavano, ballavano e recitavano.
Si travestivano allestendo ogni volta performance degne di Broadway e poi erano cosi "amici", alcuni così innamorati, tutto era amplificato e coreografico.

Danny Amatullo e Martelli, Doris e Leroy, il professor Shorofsky e la bravissima insegnante di danza Lydia che nella sigla enunciava la famosa frase: "Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama, ma queste cose costano ed è esattamente qui che si incomincia a pagare, col sudore".

Questi ragazzi erano così poco "glam", niente a che vedere con Beverly Hills 90210 o The OC, Glee o anche Paso Adelante.  
Erano ruspanti, alcuni bruttini, ma che grinta! 




sabato 15 giugno 2013

La scuola è proprio finita


Stamattina ultimo atto: consegna delle pagelle.

Sono quegli eventi che ti fanno ripercorrere tutta una vita, la tua e quella di tua figlia.

I tabelloni esposti, chi piange, chi tira un sospiro di sollievo, il caldo, gli auguri di buone vacanze.

Per quel che riguarda le mie prestazioni scolastiche, ricordo sempre un certo "scontento", conseguenza logica dell'eterna frase "potrebbe fare di più" che ogni professore ha ripetuto ai miei genitori durante i colloqui per tutta la mia carriera scolastica.

Quelle pagelle senza infamia e senza lode, con tanti sei e tanti sette, unico picco 8 in inglese e 9 in disegno. 
Alle superiori anche qualche exploit con un bell'otto in italiano, ma non sempre, dipendeva dal professore e da come interpretava i miei temi.

La costante: 6 in matematica. E baciarsi le manine!

Mia figlia se la cava decisamente meglio di me, da sempre.
Vincitrice di varie borse di studio, naviga sempre nella metà alta della classifica con le sue medie finali.
Resta la condanna della frase "potrebbe fare di più" che evidentemente è un evergreen per i professori di tutti i tempi.

Ma la sorpresa, almeno per me e per la mia esperienza, è che nella sua classe i migliori sono tutti maschi. 
Almeno 5 ragazzi, nessuno con l'aspetto del nerd sfigato (anzi!) hanno medie stratosferiche con pagelle piene di 8, 9 ed anche 10. E non parlo del 10 in condotta.

Ma dove sono quegli studenti svogliati che pensano solo al calcio e alle moto, oppure ai videogiochi e alle donne?
Questi hanno dato una lezione di umilità a tutte quelle femmine perfettine e studiose che arrancano decisamente alle loro spalle.

E' dall'inizio delle superiori che continuo a suggerire a mia figlia di posare il suo occhio benevolo su uno a caso di questi geni, descrivendole ipotetici bei pomeriggi passati a studiare insieme, a preparare il compito in classe con conseguenti bigliettini provvidenziali o suggerimenti sussurrati al momento giusto.

Dopo qualche goffo tentativo fallito, la ferale notizia: loro, i geni, non sono capaci di spiegare, non sanno suggerire, bofonchiano, e, cosa più grave, sono competitivi e gelosi del loro successo.
I bastardi!

E allora anche mia figlia segue in qualche modo le mie orme: 6 in matematica. E baciarsi le manine!
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mercoledì 12 giugno 2013

Simpatici clandestini

Circa un mese fa, cogliendo al volo una rara giornata di sole, avevo iniziato a sistemare le piante in vaso e a fare un po' di ordine in giardino.

Siccome l'edera appesa in alto vicino la porta d'ingresso non tratteneva l'acqua con cui l'avevo annaffiata, ho staccato il vaso per immergerlo in una bacinella e....sorpresa: dentro c'era un nido!

Così, piena di sensi di colpa, l'ho subito rimessa al suo posto sperando di non aver compromesso i piani dei due passerotti che sentivo protestare dagli alberi vicini.






E' iniziato il mio periodo da spia che si camuffa dietro ai cespugli, che esce dal portone del garage di soppiatto per arrivare a fare foto con teleobiettivo 75-300, che in bilico sulla scaletta dentro casa sporge un braccio armato di cellulare silenziato per immortalare l'interno del nido.

I risultati sono discreti ma sicuramente indegni del National Geographic.
D'altra parte la posizione in cui si sono sistemati gli uccellini è veramente infelice dal punto di vista fotografico: la tettoia sul portone impedisce di posizionarsi in alto e la parete a nord è in ombra fino alle 7 di sera, quando di sguincio arrivano gli ultimi raggi di sole.


 
Ma l'importante è quello che è successo: dei passerotti hanno nidificato a casa mia!

Mi fanno tenerezza questi genitori che incessantemente fanno la spola per portare il cibo ai loro quattro figlioletti. 

Si davano il turno anche nella cova e sono così prudenti: mi sembra di capire che si danno il via libera quando vedono che tutto è tranquillo e allora velocissimi imbeccano i pulcini e poi volano via di nuovo.







Adesso cerco di uscire quando non ci sono e l'edera viene solamente vaporizzata.  Speriamo resista.

Quanto ai pulcini: non vedo l'ora che inizino a volare.

Unico lato negativo: mio marito ha previsto che tra poco un tappeto di guano darà il benvenuto a chiunque entrerà dal portone!







lunedì 10 giugno 2013

Il video della settimana - 24/2013 - Francesco de Gregori


Dopo aver omaggiato nelle ultime due settimane marito e figlia, direi che come regalo di compleanno mi merito un video tutto per me.

Si torna ai tempi di "Mattio Copo" come si dice a Verona e quindi eccoci nel 1978 e a un regalo che ricevetti allora: il Long Playing "De Gregori" con la mitica "Generale".

Francesco De Gregori è un cantautore romano, non particolarmente simpatico - a mio avviso -, ma comunque autore di capolavori che resteranno nella storia musicale italiana per sempre: l'album Rimmel completo prima di tutto e una lunga serie di canzoni da Alice non lo sa a La donna cannone che non si possono mettere in discussione.

L'ho ascoltato dal vivo allo stadio Bentegodi nell'estate del '79 durante la tourné con Lucio Dalla e Ron chiamata Banana Republic. Una pietra miliare della mia vita.

Le sue canzoni sono  parte della colonna sonora della mia gioventù, fatta di serate a cantare accompagnati dalla chitarra di qualche amico, da viaggi verso il mare con le sue musicassette ormai consumate, di pomeriggi di studio canticchiando "Niente da capire".

Con l'andare degli anni secondo me ha perso un po' di smalto ma ... a chi non accade?



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domenica 9 giugno 2013

Compleanno e anniversario - La foto della domenica - 09/06/2013

Volenti o nolenti domenica speciale a causa soprattutto del mio compleanno.
Impossibile fare finta di niente...

Tranne per i parenti che, a partire da mia madre, non mi hanno fatto gli auguri.

Questo per confermare una grande verità: i parenti ti capitano, mentre gli amici si scelgono.

Infatti telefonate, sms e messaggi su Facebook di amici, amici degli amici e anche semplici conoscenti sono arrivati copiosi e hanno contribuito a rallegrare la mia giornata.

Giornata iniziata con il mesto dovere elettorale.
Sì, mi è toccato anche il ballottaggio...



Poi siamo partiti per il lago di Garda.

Avevamo il nostro bel programmino: lasciare nostra figlia in una trattoria per il pranzo di fine anno scolastico con tutta la sua classe e proseguire per conto nostro verso le colline per festeggiare da soli sia il compleanno che i 20 anni dal nostro primo incontro.

Così siamo arrivati belli belli per bere l'aperitivo, ammirare il panorama e scattare foto...

Al momento del dolce sono iniziate le prime gocce e al caffè stava diluviando.

Siamo rimasti lì per un'ora buona, tra sorbetti e limoncelli, aspettando di poter almeno tornare alla nostra auto senza annegare, ma alla fine abbiamo affrontato il nubifragio e ci siamo ridotti come due pulcini bagnati.

Superando torrenti fangosi che attraversavano le strade e laghi spuntati un po' ovunque, abbiamo recuperato nostra figlia e ci siamo fatti un bel po' di coda in compagnia di tutti quelli che credevano che l'estate fosse finalmente arrivata e invece si sono dovuti ricredere e tornarsene a casa.

Ma è stato bello lo stesso.
Stare insieme ancora volentieri dopo tanti anni, chiacchierare, rievocare, progettare... ci vuole ben altro che la pioggia per scalfirci.

Se solo non fosse stato anche il mio compleanno!


La foto della domenica è un'idea di Bim Bum Beta













mercoledì 5 giugno 2013

Il passaggio inesorabile del tempo




Nonostante la primavera non sia arrivata e si preannunci un salto a piè pari nell’estate, i giorni sono trascorsi impietosi e si avvicina il mio ennesimo compleanno.

Nota di colore: io e Johnny Depp festeggiamo (!) lo stesso giorno…

Noi belli: si sa!

E’ tremendo cercare di ricordare i compleanni passati e non riuscirci.  

Questo la dice lunga su quanto tempo si sprechi nella nostra vita facendo cose dimenticabili.
Migliaia di giornate consumate nell’anonimato, senza lasciare segno alcuno, prima di tutto in noi stessi.  

E sì che il compleanno, essendo un giorno speciale, dovrebbe avere qualche appiglio in più a cui aggrapparsi. Ma niente. 
Ne ricorderò forse una decina.  E purtroppo non ho 10 anni!

Periodo prescolare: zero.   
Esistono foto in cui soffio su due o tre candeline, apparentemente contenta, ma ricordi non ne conservo.

Vaghissimo ricordo del mio nono compleanno, con una festina allestita nel giardino condominiale ed io che sfoggiavo la mia Graziella arancione circondata dagli altri bambini del palazzo.

Altri anni eravamo già partiti per i nostri lunghi viaggi e quindi compivo gli anni nel più completo disinteresse, dato che i miei genitori sono sempre stati refrattari ai festeggiamenti in generale.

Esiste una foto del mio 18esimo compleanno assieme alla mia amica Elena, a pranzo a casa mia.
Il mio muso la dice lunga sulla gioia per essere diventata maggiorenne.

Un bel compleanno: 20 anni a Londra!   
Siamo andati da Cadogan in King’s Road con tutti i colleghi dell’albergo dove lavoravo e mi hanno fatto bere il mio primo Margarita. 
Conservo ancora il biglietto di auguri con le dediche di tutti. 

Un altro bel compleanno: 22 anni in un villaggio vacanze con tanto di megatorta e chiamata sul palco per ricevere gli auguri di tutto lo staff e distribuire fette di dolce a 300 persone che facevano la fila per baciarmi.

Di seguito una serie di compleanni oscuri, tranne uno che è finito con la polizia che faceva sfollare le centinaia di persone che si erano imbucate alla festa organizzata dal mio ragazzo di allora, un disastro, con la strada bloccata da auto strombazzanti e gente ubriaca che pisciava ovunque.

E si arriva belli belli al mio 33esimo compleanno, descritto con dovizia di particolari qui, che come unica nota positiva ha il fatto che quel giorno ho conosciuto mio marito.

Da allora festeggiamo in primis questo anniversario dato che, se non si fosse capito, odio invecchiare!

Mio marito tenta di festeggiarmi, ma io lo guardo sempre male e rifiuto qualsiasi allusione a torta e candeline.
Certo, accetto di buona grazia i suoi bei regali, non mancando mai di sottolineare che sono per festeggiare il nostro incontro…non per altro!
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